Giovedì 23 aprile 2020
“I nostri pensieri vanno alle donne e ai bambini per i quali la casa è un luogo di paura, non un luogo di sicurezza”. A inviare questo messaggio di solidarietà oggi è Marceline Naudi (nella foto SIR/CdE), presidente del Gruppo di esperti sull’azione contro la violenza sulle donne (Grevio) del Consiglio d’Europa. Anche la REPAM ha lanciato un allarme per l’aumento della violenza alle donne in America Latina.

“I nostri pensieri vanno alle donne e ai bambini per i quali la casa è un luogo di paura, non un luogo di sicurezza”. A inviare questo messaggio di solidarietà oggi è Marceline Naudi (nella foto SIR/CdE), presidente del Gruppo di esperti sull’azione contro la violenza sulle donne (Grevio) del Consiglio d’Europa. Naudi lancia un allarme: le restrizioni imposte “offrono, a chi esercita violenza, potere e controllo aggiuntivi”. Oltre a ciò, per la paura del contagio, le donne non denunciano né si rivolgono ai medici, i centri di accoglienza si sono fermati, il sostegno online o telefonico è rischioso per le donne rinchiuse in casa con i loro aguzzini.

A questo si aggiungeranno le ricadute economiche della pandemia, che “colpiranno duramente le donne”. Dal Grevio quindi l’appello “a fare tutto il possibile” perché non si interrompano i servizi, il sostegno e la protezione a donne e ragazze a rischio di violenza. Esistono per fortuna anche “soluzioni innovative”, segnala Naudi: campagne informative specifiche sui servizi disponibili, moduli di domanda online per la richiesta di protezione, e altri ancora hanno incluso i servizi di supporto alla violenza domestica tra i “servizi essenziali”. “Spero”, conclude il messaggio di Naudi, “che il rinnovato spirito di solidarietà che questa pandemia sta creando nelle nostre società si estenda alle donne e alle ragazze vittime della violenza e che ora rischiano di sentirsi ancora più intrappolate con chi le maltratta”. [SIR]

Allarme della Repam per l’aumento della violenza alle donne
“Combattere il fantasma”

Un allarme sociale che purtroppo non smette mai di risuonare dato il drammatico ripetersi del fenomeno, «un fantasma che ti afferra la gola e non ti lascia più». Così la Rete ecclesiale panamazzonica (Repam), in una nota, ha definito la violenza sulle donne che, a causa della quarantena obbligatoria per combattere la pandemia da coronavirus, ha visto un preoccupante aumento in molti paesi dell’America latina.

Secondo alcuni dati forniti dalla Repam, in Bolivia, ad esempio, dall’inizio del periodo di isolamento sono stati registrati oltre mille casi di aggressioni mentre in Perú sono più di quaranta le violenze sessuali denunciate, molte delle quali all’interno delle mura domestiche; inoltre in Colombia, le linee telefoniche di sostegno psicologico dedicate al mondo femminile hanno visto un aumento del cinquanta per cento delle chiamate, evidenziando come il 77 per cento dei crimini di genere viene commesso nella stessa abitazione delle vittime. A ciò si aggiungono i casi di omicidio di leader donne negli attacchi perpetrati dai narcotrafficanti e dalla criminalità organizzata.

La violenza compiuta nei confronti dell’altro sesso, sostiene la Repam, è come una pandemia «che quando si accompagna a un’altra pandemia diventa ancora più feroce. In Amazzonia gli indicatori delle aggressioni fisiche, sessuali e psicologiche contro le donne sono allarmanti» e il sovraffollamento abitativo, la fame e la disperazione conseguenti alla crisi economica causata dal coronavirus acuiscono ancora di più questa realtà», aggiunge l’organismo. Realtà spesso sottovalutata e non affrontata «come una necessità urgente», soprattutto in questo periodo. Infatti, in tempo di pandemia, la cura e l’attenzione alle vittime di violenza di genere è diventata ancor più carente e mette seriamente a rischio la vita. È necessario quindi, conclude la Repam, compiere ogni sforzo necessario per estirpare questo fenomeno perché «se anche una sola donna viene abusata è come se venissero abusate tutte».
[L’Osservatore Romano]