In Polonia un gruppo di religiosi a sostegno delle strutture sanitarie

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Venerdì 8 maggio 2020
Un team di oltre quaranta religiosi volontari — redentoristi, comboniani, salesiani e francescani tra gli altri — esclusivamente dedito all’assistenza dei malati nelle case di cura in tempi difficili come questo dominato dalla pandemia. È quello sorto dopo l’accorato appello in una lettera di padre Janusz Sok, presidente della Conferenza dei superiori maggiori degli ordini maschili in Polonia, che ha sottolineato la necessità di aumentare il supporto al personale sanitario in questi centri.

In Polonia un gruppo di religiosi a sostegno delle strutture sanitarie

Carità che conforta

Un team di oltre quaranta religiosi volontari — redentoristi, comboniani, salesiani e francescani tra gli altri — esclusivamente dedito all’assistenza dei malati nelle case di cura in tempi difficili come questo dominato dalla pandemia. È quello sorto dopo l’accorato appello in una lettera di padre Janusz Sok, sacerdote redentorista e presidente della Conferenza dei superiori maggiori degli ordini maschili in Polonia, che ha sottolineato la necessità di aumentare il supporto al personale sanitario in questi centri data l’urgenza della situazione. Già prima della pubblicazione della lettera di padre Sok, infatti, istituti religiosi e congregazioni erano attivamente coinvolti in varie iniziative di aiuto nella lotta contro il covid-19. Una sinergia già presente nel paese ma ancor più rafforzatasi e diffusasi a macchia di leopardo. Il gruppo è coordinato dal segretariato dell’organismo che raccoglie dati sul supporto fornito rimanendo sempre a disposizione dei responsabili delle strutture.

Nel dettaglio, a Cracovia tre francescani della Provincia dei frati minori conventuali sono attualmente supportati dalla Caritas locale e prestano la loro assistenza ai malati di covid-19 insieme ai frati cappuccini della medesima città. In alcune zone sono i religiosi stessi a fornire respiratori e dispositivi di protezione individuale per i dipendenti di ospedali, case di cura e ospizi, come è il caso a Ostróda dei verbiti in servizio all’ospedale cittadino e dei missionari oblati di Maria Immacolata in varie regioni polacche. Questi ultimi hanno creato, in due istituti a Bozdanów e Kokotek, una struttura per il ricovero dei contagiati dal coronavirus provvedendo, tra l’altro, alla misurazione quotidiana delle temperature e alla distribuzione dell’Eucaristia. Un religioso benedettino di Tyniec ha invece provveduto a raccogliere il materiale necessario a cucire e distribuire mascherine protettive agli abitanti, invitando i fedeli a fare altrettanto.

Anche le parrocchie si avvalgono di questa preziosa opera di carità cristiana. Un sacerdote della Società del Divin Salvatore a Trzebinia (salvatoriani) è il coordinatore della campagna #zSercemDoLudzi, che ha come scopo quello di aiutare i malati e le persone che soffrono di più la solitudine per le misure di restrizione. Analogamente a quanto accade a Legnica, dove una parrocchia retta da francescani offre agli anziani poveri sostegno nelle incombenze quotidiane, consegnando pasti caldi o aiutandoli nella spesa.

Un quadro confortante di costante e puntuale dedizione evangelica che esiste da anni nelle numerose strutture gestite dai vari istituti religiosi in tutta la nazione: cinque ospedali, 13 ospizi, 21 case di assistenza sociale, 14 farmacie, otto centri di fisioterapia e 66 centri di consulenza psicologica e pedagogica. A esse si aggiungono anche 17 centri di terapia per tossicodipendenti, 29 tra centri di riabilitazione e scuole speciali, nove rifugi per senzatetto e 365 organismi di beneficenza per aiutare le famiglie povere e bisognose.
[L’Osservatore Romano]