Lunedì 11 maggio 2020
Il coronavirus ha fatto molto più che infettare milioni di persone e ucciderne alcune centinaia di migliaia. Ha messo in discussione l’intero modo di pensare noi stessi e la nostra vita. In quella preghiera nella piazza San Pietro vuota, il Papa ci ha ricordato che era una follia pensare di vivere sani in un mondo ammalato. Quell’invito a “rimanere a casa”, ripetuto no all’ossessione, ci ha obbligato a rallentare, a riesaminare quel nostro correre. (
Foto: SIR, Marco Calvarese)

Ora si vede che non aveva senso. La sosta forzata ha di colpo fatto diventare vivibile, anche se non guarito, l’ambiente, e ha fatto riemergere i messaggi sulla necessità di preservare la vita. Ancora deve passare un tempo non breve per eliminare il “morbo”. Convivere con le mascherine, i guanti, le distanze, le code ai negozi e alle banche, sarà motivo per riconsiderare il valore degli altri per noi.

Tutto sarà diverso a partire dalla fase due. A scuola, che non deve rischiare di essere campo di diffusione del virus, e nei luoghi di lavoro. Gli operai non potranno comunicare facilmente fra loro e non potranno ricorrere allo smart working. Non potremo frequentare i ristoranti. Il vero inizio è lontano, dopo un vaccino ef cace che, secondo alcuni, non arriverà prima di dicembre. Queste fasi indicano una serie di nuovi inizi.

Siamo nel mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla devozione mariana. Ricorrere alla Vergine Maria in momenti di dif coltà è naturale, come un glio che corre alla madre per cercare consolazione e lenire i propri dolori. La Madonna, grande perché madre di Gesù, “cooperò in modo tutto speciale all’opera del salvatore… per restaurare la vita soprannaturale… per questo è diventata per noi madre”. Attraverso di lei si è realizzato il mistero dell’incarnazione. Così il Verbo, che era in “principio”, entra nella nostra storia, in quella di ciascuno di noi.

Lei è la donna degli inizi: iI dogma dell’immacolata, l’annunciazione, la nascita di Gesù, il miracolo di Cana, la croce, la risurrezione e la Pentecoste sono tutti punti di partenza. Con lei e come lei impareremo ad accogliere la Parola che scombina i nostri vecchi pensieri, i nostri vecchi programmi, le nostre vecchie certezze, in questo tempo in cui la convivenza con il virus ha già messo tutto in discussione. Con lei progetteremo nuovi orizzonti. Il rosario del mese di maggio sia una lectio, com’era in origine, dove i misteri sono Vangelo spezzettato e inserito nella nostra giornata. È la novità che questo tempo ci chiede per una conversione umanistica, ecologica, pastorale, frutto di una ricerca che non si accontenta di tornare al passato.
[Franco Appi, direttore “Il Momento” (Forlì) – SIR]
Foto: SIR, Marco Calvarese