Sabato 16 maggio 2020
Missionari ad gentes dei diversi istituti missionari italiani visitano regolarmente, e a turno, i seminari della Penisola. Per i comboniani, il visitatore è padre Giorgio Padovan. Ecco come un seminarista del Pontificio seminario regionale pugliese "Pio XI", sito a Molfetta, racconta l’incontro.

Preti missionari

Nei primi giorni di marzo, nel contesto della tradizionale collaborazione tra i Seminari maggiori e le Pontificie opere missionarie (Pom), abbiamo ricevuto la visita di padre Giorgio Padovan dei Missionari comboniani che per 25 anni è stato missionario in Brasile e Amazzonia. Ci ha parlato della sua vicenda tramite i simboli della missione: wipala, la sciarpa della pace che rappresenta i colori dei popoli; un vaso contenente la terra dell’Amazzonia offerta dai popoli indigeni a papa Francesco durante il sinodo dell’ottobre scorso; le fitas, ossia una specie di braccialetti/benedizione presi al Santuario di Nossa Senhora Aparecida in Brasile; un libro sulla vita del missionario martire comboniano padre Ezechiele Ramin.

La sua testimonianza e questi simboli sono stati collegati attraverso il magistero di papa Francesco, in particolare l’esortazione apostolica Querida Amazonia ed Evangelii gaudium. In modo particolare, come sappiamo, papa Francesco insiste molto sull’idea che la sequela del cristiano non è un evento statico ma dinamico, che rende i discepoli del Signore uomini e donne in continua conversione e in perenne stato di missione: una Chiesa in uscita!

Padre Giorgio, durante i giorni trascorsi in seminario, dove ha incontrato la comunità nel suo insieme ma anche i singoli gruppi e, in modo più specifico, i ragazzi del GAMIS, ha raccontato le fasi della missione, che cosa ha significato, nel corso del tempo, essere missionari:

  • nei primi anni del XX secolo, l’idea di fondo della missione era battezzare e salvare anime;
  • a metà del secolo, la prospettiva che animava lo slancio missionario era l’plantatio ecclesiae, cioè fondare la Chiesa;
  • gli anni 60 sono stati animati dall’esigenza di liberare gli oppressi dalla povertà e dall’ignoranza costruendo scuole e ospedali e combattendo le varie forme di sfruttamento post coloniale, e quindi si sottolineava molto la promozione umana;
  • attualmente, il missionario che parte in missione lo fa per convertire sé stesso, nella consapevolezza che chi muove le fila della storia è Dio. “Non sono gli uomini che portano Dio alla gente, ma è Dio che porta noi dai fratelli e dalle sorelle!” – ha ripetuto spesso padre Giorgio.
  • Missione oggi è soprattutto rinnovare la nostra Chiesa perché sia sempre più in uscita, decentrata, tra i poveri, serva e povera, samaritana e Maddalena, cioè missionaria, qui e nel mondo.

 Nei vari incontri avuti, in cui padre Giorgio condivideva l’orario della comunità, presiedendo l’Eucarestia, ci ha portato la testimonianza della vita di padre Ezechiele Ramin martire della pace e della carità, mostrandoci un video. Di padre Ezechiele è in corso il processo di beatificazione.

Scopo della visita di padre Giorgio è di aiutare noi seminaristi maggiori a diventare preti e parroci missionari, qui in Italia e nel mondo, se Dio vorrà. Ci ha intrattenuto anche sulla proposta di organizzare “l’Erasmus dei seminaristi”, cioè lo studio di un anno di teologia in un paese del sud del mondo, tra i poveri. Ciò potrebbe rivelarsi una ricchezza per noi, per le nostre diocesi e parrocchie.

Nella celebrazione dell’Eucaristia conclusiva della visita, padre Giorgio ci ha ricordato che al centro della parrocchia non c’è il prete, ma Gesù e la comunità: il contrario di una Chiesa ministeriale è una chiesa clericale. Ha terminato augurandoci un buon cammino di conversione e di missione.

Grazie di cuore, padre Giorgio, per il tuo entusiasmo e la passione missionaria che, ne sono certo, ci hanno contagiati.
A nome dei 130 seminaristi, Francesco