Lunedì 18 maggio 2020
Degli archeologi hanno riportato alla luce le vestigia di una basilica cristiana del IV in Etiopia. Una scoperta importante che corrobora le già nutrite conoscenze circa una presenza cristiana nella regione fin dai primi tempi dell’era cristiana. Clicca qui per aprire la galleria fotografica

Torna in superficie dopo essere scomparsa nell’oblio per secoli. Degli archeologi hanno annunciato a metà dicembre, sulle pagine della rivista Antiquity, di aver scoperto le vestigia di un’antica città d’Etiopia. Tra le scoperte di questo sito aksumita ci sarebbe un’antica basilica risalente al IV secolo. Un ritrovamento che corona ricerche avviate nel 2009 nella regione di Yeha, a nord del Paese. Gli archeologi hanno scelto di chiamare la città “Beta Samati”, che significa “casa dell’ascolto”. È chiaro che il sito – di 14 ettari circa – doveva essere di grande importanza per il regno di Aksum, la cui civiltà fu tra le più potenti del mondo antico. Secondo le datazioni, l’ultima occupazione del sito risalirebbe al VII secolo d.C.

Una prova fisica non indifferente

La scoperta di una basilica primitiva – la forma è di un vasto edificio rettangolare – permette di gettare nuova luce sull’evangelizzazione di questa zona d’Africa. Come indica la rivista Smithsonian, i ricercatori sono spinti a credere che in quell’epoca la fede cristiana fosse già diffusa in Etiopia, e Aksum sarebbe dunque il primo regno cristiano d’Africa. Secondo la tradizione etiopica, il cristianesimo sarebbe giunto dapprima nella regione nel IV secolo, quando Frumenzio, un missionario di lingua greca proveniente da Alessandria, convertì il re Ezana. Una tesi rimessa in discussione da Aaron Butts, professore di lingue semitiche ed egizie all’Università Cattolica di Washington. Questo ritrovamento – ha invece dichiarato – «è a mia conoscenza la prima prova fisica di una chiesa in Etiopia, così come in tutta l’Africa subsahariana».

In quest’edificio in stile romano i ricercatori hanno messo le mani su numerosi oggetti profani e religiosi che testimoniano un miscuglio di cultura cristiana e pagana: un anello in oro e cornalina, delle immagini bovine così come un pendente in pietra sul quale si distinguono una croce e un’iscrizione il cui significato sarebbe “venerabile croce”. «Gli scavi a Beta Samati hanno fornito delle nuove importanti informazioni sulle società pre-aksumite ed aksumite», affermano i ricercatori concludendo il rapporto. Sperano di poter spingere oltre le investigazioni per arricchire le conoscenze circa la potente storia della regione.
[Aleteia. Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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