Giovedì 21 maggio 2020
Dall’inizio dell’anno oltre 250.000 persone – la maggior parte delle quali bambini – sono fuggite dalle violenze sempre più intense nella provincia di Ituri nella Repubblica democratica del Congo. Ciò sta mettendo ancora più sotto pressione i servizi di assistenza umanitaria in una delle parti del Paese più povere, insicure e colpite da malattie. (Foto: Unicef)

È l’allarme lanciato oggi dall’Unicef, ricordando che gli sfollati hanno cercato rifugio presso comunità ospitanti e siti estremamente sovraffollati a Bunia, capitale di Ituri, e nei dintorni.

La situazione umanitaria a Djugu è particolarmente precaria, il 70% degli operatori umanitari hanno dovuto sospendere le operazioni a causa del peggioramento delle condizioni di sicurezza. Circa 25.000 persone recentemente sfollate, che si sono recate presso campi per sfollati interni, stanno lottando per l’accesso ad acqua e servizi igienico-sanitari sicuri. Anche prima dei nuovi arrivi, le persone sfollate potevano accedere soltanto a 5 litri di acqua al giorno, molto meno rispetto alla quantità minima giornaliera raccomandata.

A causa dell’escalation di violenze, 22 strutture sanitarie nella provincia sono state distrutte, danneggiando stock di vaccini e parti della catena del freddo. Oltre 160 scuole sono state danneggiate o saccheggiate. La mancanza di accesso a rifugi, nutrizione, assistenza medica e istruzione ha reso i bambini particolarmente vulnerabili ad abusi, violenza e sfruttamento.

Solo tra aprile e maggio l’Unicef ha ricevuto più di 100 segnalazioni di gravi violazioni dei diritti dei bambini, come stupro, uccisione, mutilazione, attacchi contro scuole e centri sanitari. “Le condizioni di sicurezza a Ituri si stanno deteriorando velocemente – ha dichiarato Edouard Beigbeder, rappresentante Unicef in Repubblica democratica del Congo –. Dobbiamo agire con uguale velocità per evitare una crisi che potrebbe costringere a sradicare e mettere a rischio ancor più bambini”. Per aiutare i bambini nella Repubblica Democratica del Congo l’Unicef ha lanciato un appello di 262 milioni di dollari. Al 15 maggio, ne erano stati ricevuti solo 5,5 milioni, mentre 28,8 milioni provengono dall’anno precedente, con un ammanco di 228,3 milioni di dollari (l’87%).
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P.C. - SIR]