Lunedì 25 maggio 2020
Ti ho invitato a vivere questo ritiro (mercoledì, giovedì e venerdì prima di Pentecoste) per regalarti un tempo prolungato di silenzio, di ascolto della Parola, di condivisione fraterna, di discernimento, perché lo Spirito ti aiuti a “capire il tempo presente e possa inspirarci scelte secondo la sua volontà”. (
Lettera di Angelo Card. De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità). [Foto: La veglia di Pentecoste 2019]. In allegato pubblichiamo il testo per il ritiro.

Il ritiro di Pentecoste:
le lettere del cardinale De Donatis

Papa alla recita del “Regina Cæli”, domenica 24 maggio 2020.

Riconoscere, interpretare, scegliere. Sono i tre verbi del discernimento, indicati da Papa Francesco in Evangelii Gaudium. Sono i tre verbi che accompagneranno e condurranno le riflessioni dei partecipanti alla tre giorni di ritiro prima di Pentecoste, proposto dal cardinale vicario Angelo De Donatis a sacerdoti, diaconi, rettori di Seminari, religiosi e religiose lo scorso 11 maggio. Il vicario del Papa per la diocesi di Roma torna a scrivere per concentrarsi meglio su come sarà strutturato questo ritiro. Sarà «un tempo prolungato di silenzio, di ascolto della Parola, di condivisione fraterna, di discernimento», da vivere nelle giornate di mercoledì, giovedì e venerdì. Da questo confronto «emergeranno straordinarie convergenze, poiché – assicura il vicario – è lo Spirito Santo che guida la Chiesa».

Ed è anche Papa Francesco a guidare la comunità dei credenti. «Il Papa ci invita a entrare nella storia che stiamo vivendo – scrive il cardinale De Donatis citando Evangelii Gaudium – con uno sguardo di fede che non si accontenti solo di letture sociologiche ma che colga le cose dall’interno, lì dove agisce e opera lo Spirito Santo. Noi pastori siamo certamente chiamati a essere uomini impregnati di Spirito Santo per continuare a “ungere” il Popolo con quell’olio denso e sano di cui ha davvero bisogno, olio che guarisce, rafforza, illumina ed indica la strada da percorrere insieme».

Di ispirazione per le riflessioni sarà anche la figura di Mosè. «Come lui – si legge ancora nella lettera del cardinale –, ci lasciamo coinvolgere dallo Spirito, per entrare anche noi nella tenda a contatto con il Volto di Dio per ascoltare la sua parola e parlare con lui da amico, “faccia a faccia”». Come Mosè, prosegue, «sentiamo il dovere di lavorare su noi stessi per diventare sempre più discepoli. Vogliamo anche noi vivere il paradigma dell’esodo da uomini liberi, da discepoli della Parola e del Volto».

Leggi anche: Leggi la lettera alle religiose

Lettera a sacerdoti, diaconi, rettori
della Diocesi di Roma

Carissimo,
ti ho invitato a vivere questo ritiro (mercoledì, giovedì e venerdì prima di Pentecoste) per regalarti un tempo prolungato di silenzio, di ascolto della Parola, di condivisione fraterna, di discernimento, perché lo Spirito ti aiuti a “capire il tempo presente e possa inspirarci scelte secondo la sua volontà”. Come ti ho scritto nella lettera precedente, sono convinto che da questo confronto emergeranno straordinarie convergenze, poiché è lo Spirito Santo che guida la Chiesa.

Ci lasciamo accompagnare dai tre verbi del discernimento che Papa Francesco indica in Evangelii Gaudium e che hanno poi ispirato anche il metodo di lavoro dei recenti sinodi: riconoscere, interpretare, scegliere.

Diventano profetiche e ispiratrici, nel contesto attuale, le parole di Evangelii Gaudium 50-51, lì dove il Papa ci invita ad entrare nella storia che stiamo vivendo con uno sguardo di fede che non si accontenti solo di letture sociologiche ma che colga le cose dall’internolì dove agisce e opera lo Spirito Santo. Noi pastori siano certamente chiamati ad essere uomini impregnati di Spirito Santo per continuare ad “ungere” il Popolo con quell’olio denso e sano di cui ha davvero bisogno, olio che guarisce, rafforza, illumina ed indica la strada da percorrere insieme.

Ascoltiamo perciò le parole di Papa Francesco: Oggi si suole parlare di un “eccesso diagnostico”, che non sempre è accompagnato da proposte risolutive e realmente applicabili. D’altra parte, neppure ci servirebbe uno sguardo puramente sociologico, che abbia la pretesa di abbracciare tutta la realtà con la sua metodologia in una maniera solo ipoteticamente neutra ed asettica. Ciò che intendo offrire va piuttosto nella linea di un discernimento evangelico. È lo sguardo del discepolo missionario che «si nutre della luce e della forza dello Spirito Santo» (EG 50).

Quanto ci fanno bene queste parole! Ci collocano nella dimensione giusta e ci portano a considerare chi siamo: discepoli missionari. Siamo uomini felici perché discepoli, e solo perché tali, senza nessuna pretesa di essere maestri, possiamo essere evangelizzatori autentici.

È dentro questa identità che possiamo avviare un sano processo di discernimento evangelico: impregnati della Parola saremo capaci di sostenerci e sostenere il nostro Popolo in questo tempo doloroso ed impegnativo della pandemia. 

Prosegue il Papa: … esorto tutte le comunità ad avere una «sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi». Si tratta di una responsabilità grave, giacché alcune realtà del presente, se non trovano buone soluzioni, possono innescare processi di disumanizzazione da cui poi è difficile tornare indietro. È opportuno chiarire ciò che può essere un frutto del Regno e anche ciò che nuoce al progetto di Dio. Questo implica non solo riconoscere e interpretare le mozioni dello spirito buono e dello spirito cattivo, ma – e qui sta la cosa decisiva – scegliere quelle dello spirito buono e respingere quelle dello spirito cattivo (EG 51).

Ci lasceremo guidare, in questo ritiro sui tre verbi (riconoscere, interpretare e scegliere) dalla figura di Mosè. Come lui, ci lasciamo coinvolgere dallo Spirito, per entrare anche noi nella tenda a contatto con il Volto di Dio per ascoltare la sua parola e parlare con lui da amico, “faccia a faccia”.

Sempre, e questi mesi ce lo hanno dimostrato, il Popolo vuole vedere da noi il Volto di Dio e lasciarsi scaldare dalla luminosità del nostro incontro con il Padre. Non abbiamo la presunzione di essere gli unici in contatto con Dio, anzi come Mosè sentiamo il dovere di lavorare su noi stessi per diventare sempre più discepoli. Vogliamo anche noi vivere il paradigma dell’esodo da uomini liberi, da discepoli della Parola e del Volto.

Con questi sentimenti, accompagnati per mano da Mosè, entriamo nel silenzio e nell’invocazione allo Spirito, per avere la limpidezza del cuore che ci permetta davvero di “chiarire, come ci dice Papa Francesco, ciò che può essere frutto del Regno”, per il bene della nostra Chiesa di Roma.

Spirito Santo, concedici di entrare nel silenzio autentico,
di essere consapevoli di essere creature amate e salvate,
donaci la lucida consapevolezza di essere continuamente alla Tua Presenza.
Facci discepoli di ognuna delle parole del Figlio, fa’ che cresciamo nell’amicizia con Lui; solo quest’amicizia dia sostanza e identità alla nostra umanità e al nostro ministero.
Sia l’unico tesoro delle nostre giornate; tutto ci sia tolto, ma mai l’amicizia con Gesù!
Regalaci di gustare la dolcezza con cui il Signore Gesù ci ha chiamati,
fa’ che stiamo volentieri ai Suoi piedi,
fa’ che ci lasciamo alzare dalla tenerezza della Sua Misericordia
per poter sperimentare continuamente l’abbraccio del Padre.
Il nostro silenzio avvolga i nostri fratelli,
la nostra preghiera si trasformi in un’intercessione povera, libera e casta
perché chiunque si accosti a noi possa percepire il profumo della paternità,
possa essere accompagnato a sentire l’abbraccio abbondante,
certo e tenace di Dio, Padre di tutti.
Amen.

Angelo Card. De Donatis
Vicario Generale di Sua Santità
per la Diocesi di Roma