Una settimana di sangue nel Nord-Kivu: 49 persone massacrate dai terroristi

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Mercoledì 27 maggio 2020
Il week end trascorso si è rivelato uno dei più mortali: iniziato con 7 morti, si è concluso con 25 vittime” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides sulla situazione nei territori Beni e Irumu nel Nord Kivu e nell’Ituri, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove da anni imperversano gruppi armati e in particolari i jihadisti dell’ADF (un gruppo di origine ugandese che si è installato in territorio congolese da tempo).

Secondo le informazioni raccolte dal CEPADHO (Centro Studi per la pace, la democrazia e i diritti umani), un’organizzazione locale per la difesa dei diritti umani, nelle prime ore del mattino di domenica 24 maggio, i terroristi islamisti hanno colpito a Ruwenzori e a Beni-Mbau. Nella prima località 7 civili, tra cui 3 donne, sono state uccise selvaggiamente. Successivamente a Lose-Lose, i jihadisti hanno rapito 45 civili, hanno saccheggiato 15 negozi e 3 farmacie, incendiato 6 case e saccheggiato un posto di cura della comunità protestante. Tra le persone uccise nell’attacco in questa località c’è la signora Paluku Mumethya, animatrice della Chiesa cattolica locale.

“Al momento – afferma il CEPADHO- non conosciamo il destino di 45 civili rapiti. Questi ultimi, compresi i bambini, sono usati come portatori dai rapitori”. Altre località sono state attaccate domenica 24 maggio, con un bilancio totale di 25 civili morti. Contando queste vittime sono 49 i civili massacrati in una settimana, da lunedì 18 a domenica 24 maggio.

Con gli ultimi attacchi sono 587 i civili massacrati dall'ADF come rappresaglia per l’offensiva su larga scala lanciata contro di loro dall’esercito congolese a partire dal 30 ottobre 2019. Il CEPADHO chiede al Presidente della Repubblica di riesaminare le operazioni militari condotte nell’area al fine di proteggere le popolazioni locali dalle rappresaglie dell’ADF.
[L.M. – Agenzia Fides]