Usa: dilaga la protesta contro il razzismo. Sette vescovi si schierano: “Non possiamo chiudere un occhio”

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Lunedì 1 giugno 2020
La morte di George Floyd, un afroamericano disarmato ucciso, una settimana fa dalla polizia durante un arresto a Minneapolis, ha riacceso una conversazione secolare e mai sopita sul razzismo in America. Dilagano le manifestazioni pacifiche e le proteste violentissime. Nella nazione in cui gli afroamericani hanno il doppio delle probabilità rispetto ai bianchi di essere fermati dalla polizia e ricercati e dove 1 su mille rischia di essere ucciso, sette vescovi statunitensi, a capo di altrettante Commissioni nella Conferenza episcopale, ricordano che il razzismo: "è un pericolo reale e presente che deve essere affrontato frontalmente". (Foto ANSA/SIR)

Le proteste violente che stanno incendiando le strade di una trentina di città degli Stati Uniti e le molte altre pacifiche che attraversano incroci e piazza in altrettante metropoli, e spesso contemporaneamente nella stessa, mostrano che la morte di George Floyd, un afroamericano disarmato ucciso, una settimana fa dalla polizia durante un arresto a Minneapolis, ha riacceso una conversazione secolare e mai sopita sul razzismo in America. Al di là dei dibattiti sulle tattiche che i dimostranti stanno usando e su chi è e non è coinvolto rimangono centrali i modi brutali con cui gli afroamericani vengo trattati nel Paese e soprattutto dalle forze di polizia.

Gli uomini di colore hanno 1 probabilità su 1.000 di essere uccisi dalla polizia. Gli afroamericani hanno il doppio delle probabilità rispetto ai bianchi di essere fermati dalla polizia e ricercati. Quando vengono uccisi, i loro omicidi hanno meno probabilità di essere risolti. Vengono inviati in prigione con più frequenza e ricevono pene detentive più lunghe, secondo Vox, un sito di informazione indipendente. Le disparità razziali, poi, non si limitano solo alla giustizia penale. Le disuguaglianze sono presenti in tanti aspetti della vita americana, non ultima la crisi del Coronavirus che ha ucciso più afroamericani e ha colpito le aree dove vivono assieme ad altre minoranze.

Il caso della morte violenta di Floyd non è l’unico. Pochi giorni prima, Breonna Taylor, di Louisville, in Kentucky , è stata colpita con otto colpi di pistola da agenti in borghese che hanno fatto irruzione nella sua casa senza bussare. Il fidanzato della giovane temendo una rapina ha aperto il fuoco e i poliziotti hanno colpito a morte Breonna, che lavorava come operatrice sanitaria nella gestione delle emergenze. Aveva appena 26 anni. Proprio a Louisville i manifestanti, oltre a vandalizzare vari edifici hanno rotto le finestre della canonica della cattedrale, le cui vetrate sono ora protette da larghe tavole di compensato. L’arcivescovo Joseph E. Kurtz, che vive proprio nella canonica in una lettera al sindaco aveva espresso il suo sostegno alle proteste pacifiche “danno voce al dolore della comunità e al desiderio di verità e giustizia che tutti noi siamo chiamati a servire”, ma espresso forte condanna per la “violenza insensata” che si è sviluppata il 28 e 29 maggio quando i manifestanti si facevano strada in centro cantando”Nessuna giustizia, nessuna pace”, fin quando il lancio di lacrimogeni della polizia che avrebbe dovuto disperderli ha scatenato violenza su violenza fino alla vandalizzazione delle vetrate della canonica.

“Il razzismo non è una cosa che appartiene al passato o semplicemente una questione politica usa e getta da bandire quando è più conveniente. È un pericolo reale e presente che deve essere affrontato frontalmente”. A scriverlo sono sette vescovi a capo delle commissioni che nella Conferenza episcopale Usa si occupano di razzismo, sviluppo umano, affari afro-americani, ecumenismo e dialogo interreligioso, giustizia, difesa della vita, diversità culturale. “Siamo con il cuore spezzato, sofferenti, indignati – continuano i presuli – dal guardare l’ennesimo video di un uomo afroamericano ucciso davanti ai nostri occhi ed è sorprendente che accada a poche settimane da molti altri eventi simili.

Non possiamo chiudere un occhio su queste atrocità e professare di rispettare ogni vita umana”.

I vescovi sono sotto pressione per le attese degli amministratori locali che chiedono un loro intervento anche sui fedeli per incoraggiare proteste pacifiche e non violente. “Certamente lo facciamo – sostengono i sette -, ma sosteniamo altrettanto appassionatamente le comunità comprensibilmente indignate. Troppe di esse sentono che le loro voci non vengono ascoltate, le loro lamentele riguardo al trattamento razzista non vengono ascoltate e anche noi non stiamo facendo abbastanza per sottolineare che questi trattamenti di morte sono antitetici al Vangelo della vita”.

Nel loro comunicato non mancano le preghiere per risanare una società spezzata, per le famiglie delle vittime, ma con altrettanta determinazione vengono chiesti “modalità concrete per attuare un cambiamento sistemico”,magari anche attraverso incontri con i membri di comunità costantemente private di diritti e quindi nella più grande sofferenza.

Intanto in 26 Stati Usa è stata allertata la Guardia nazionale, mentre in 40 città americane tra cui Los Angeles, Miami, Chicago, New York, Atlanta è stato dichiarato il coprifuoco: segno che le proteste ad una settimana della morte di Floyd non sembrano placarsi, anzi crescono in numeri e in violenza, anche da parte della polizia. L’ex presidente Usa, Barack Obama in una dichiarazione su Twitter ha ribadito che “per milioni di americani, essere trattati in modo diverso a causa della razza è tragicamente, dolorosamente, esasperatamente ‘normale’, sia che si tratti di aver a che fare con il sistema sanitario o di interagire con il sistema giudiziario criminale o di correre per strada o semplicemente di guardare gli uccelli in un parco. Questo non deve essere normale, nell’America del 2020, non può essere normale”.
[Da New York. Maddalena Maltese – SIR]