Festa della Repubblica che ripudia la guerra. Interviste a: Filippo Ganapini (Nigrizia), Rosa Siciliano (Mosaico di Pace) e Mario Menin (Missione Oggi)

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Martedì 2 giugno 2020
Sono numerose le iniziative promosse dalle associazioni pacifiste e per il disarmo in programma per oggi, 2 giugno per la Festa della Repubblica “che ripudia la guerra”. [Pierluigi Mele – RaiNews. Foto: Eccetera. Marzo 2003: Corteo pacifista a Roma].

2 giugno: Festa della Repubblica che ripudia la guerra.
Interviste a: Filippo Ganapini (Nigrizia), Rosa Siciliano (Mosaico di Pace)
e Mario Menin (Missione Oggi)

Sono numerose le iniziative promosse dalle associazioni pacifiste e per il disarmo in programma per oggi, 2 giugno per la Festa della Repubblica “che ripudia la guerra”. Le sei reti nazionali che hanno promosso la Campagna “Un’altra difesa è possibile” hanno presentato ieri in una conferenza stampa la nuova fase di mobilitazione per il rilancio della Campagna e per chiedere al Parlamento esaminare la proposta di legge di iniziativa popolare che chiede di istituire un “Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta”.

La Tavola della Pace propone per oggi 2 giugno dalle 17 alle 19 su Zoom e Facebook l’evento “Insieme per la pace” con interviste e interventi in diretta di diversi protagonisti del mondo pacifista. L’evento fa parte delle iniziative “Verso la Marcia Perugia-Assisi” di domenica a 11 ottobre. Per la giornata di oggi, i direttori delle tre riviste promotrici della Campagna di pressione alle “banche armate” hanno lanciato un appello dal titolo significativo e, in un certo senso, provocatorio: “Cambiamo mira! Investiamo nella Pace, non nelle armi”. Li abbiamo intervistati.

Padre Filippo Ivardi Ganapini è da novembre direttore di “Nigrizia”, la storica rivista dei missionari Comboniani. Padre Filippo, da cosa nasce il vostro appello? E perché avete deciso di diffonderlo proprio in questi giorni?

L’appello nasce innanzitutto dal sogno che tutti i popoli abbiano vita degna, vera e piena. Sogno che neppure questa pandemia può bloccare. E’ per questo che, durante questi mesi così duri per l’umanità, abbiamo riflettuto insieme. Ci siamo accorti che l’Italia, che investe fior di miliardi nelle spese militari, mancava non solo di mascherine e kit sanitari per i tamponi, ma anche di respiratori polmonari e tante apparecchiature necessarie per salvare vite umane. Il nostro Paese, cioè, era ed è preparato, con i suoi apparati militari, per fare la guerra, ma manca di un piano sanitario, di strutture e materiali per fronteggiare un’epidemia.

Abbiamo perciò trovato illuminante e profetico l’appello che papa Francesco ha rivolto ai cattolici, ma non solo, nel suo messaggio di Pasqua: “Non è questo il tempo in cui continuare a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbero essere usati per curare le persone e salvare vite”. Abbiamo voluto raccogliere e rilanciare le sue parole tendendo conto che, proprio in questo periodo di emergenza economica, diventa ancora maggiore il rischio di prestare poca attenzione all’origine delle donazioni, alla loro provenienza. Da qui l’invito che rivolgiamo a tutti, e a noi missionari e religiosi per primi, a verificare le fonti delle donazioni e a rinunciare a provenienze dubbie anche se necessarie per fini caritativi e sociali.

Rosa Siciliano è la direttrice del mensile “Mosaico di pace” del movimento Pax Christi. Rosa, le spese militari e le esportazioni di armamenti italiani continuano a crescere. Ci può fare una breve panoramica della situazione?

Diciamo subito una cosa che pochi conoscono. Mentre negli ultimi dieci anni la spesa sanitaria ha subito una contrazione complessiva di oltre 37 miliardi di euro, la spesa militare italiana ha segnato un progressivo incremento passando dall’1,25% del Pil fino a circa l’1,40% raggiunto ormai stabilmente negli ultimi anni. Non solo: mentre il personale militare è tuttora ampiamente sovradimensionato rispetto alle reali esigenze del Paese, il Servizio Sanitario nazionale dal 2009 al 2017 ha perso 46mila addetti. Inoltre, mentre alla sanità è stata applicata la “spending review” non altrettanto può dirsi per il settore militare e in particolare per il “procurement militare”, cioè per l’acquisto di armamenti, la cui spesa negli ultimi bilanci dello Stato si è sempre aggirata tra i 5 e i 6 miliardi di euro annuali. Spese che vengono impiegate per l’acquisto di sistemi militari come i caccia F-35 (almeno 15 miliardi), le fregate Fremm e tutte le unità previste dalla Legge Navale (6 miliardi di euro complessivi) tra cui la portaerei Trieste (che costerà oltre 1 miliardo), elicotteri e missili. Senza dimenticare i 7 miliardi di euro in particolare per mezzi blindati e la prevista Legge Terrestre” da 5 miliardi.

Nel contempo, l’Italia continua ad esportare armamenti soprattutto nelle zone di maggior tensione del mondo e a Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. La Relazione governativa inviata alle Camere nei giorni scorsi, riporta che il 62,7% delle esportazioni militari italiane è destinata a governi che non appartengono alla Nato e all’Ue e la maggior parte, cioè praticamente un terzo, riguarda forniture a Paesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale. Egitto e Turkmenistan sono i principali acquirenti del 2019, ma negli anni scorsi sono state consistenti le esportazioni militari soprattutto al Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Israele, Algeria, Turchia e Marocco. Per questo nel nostro appello ci uniamo alla richiesta fatta congiuntamente al Governo da parte di Rete italiana per il disarmo, Rete della pace e Sbilanciamoci! di attivare una moratoria sulla spesa militare e sui sistemi d’arma per almeno un anno, riconvertendo tale spesa nella sanità, nella scuola, nella cultura, nella tutela dell’ambiente, nelle comunità locali.

Padre Mario Menin è direttore della rivista “Missione Oggi”, la rivista dei missionari Saveriani. Padre Mario, come riviste avete deciso di rilanciare la Campagna di pressione alle “banche armate”. Quali sono le vostre proposte e a chi sono dirette?

Quest’anno la Campagna compie vent’anni: anni nei quali – come abbiamo rilevato in un’intervista di alcuni anni fa – abbiamo ottenuto risultati importanti portando numerosi istituti di credito a definire delle direttive, rigorose e trasparenti, in materia di finanziamento alle aziende del settore militare e ai servizi che offrono alle esportazioni di armamenti. E’ venuto perciò il momento di fare il punto della Campagna, di aggiornare il quadro della situazione e di ridefinirne e rilanciarne le proposte. Lo faremo il 9 luglio, in occasione del trentesimo anniversario dell’entrata in vigore della Legge n. 185/1990 che ha introdotto in Italia “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”. Come sempre le nostre proposte sono dirette a tutti, in particolare alle comunità del mondo ecclesiale, ma non solo: vi saranno proposte specifiche per gli organi di informazione, per le associazioni nazionali e i gruppi territoriali, per gli enti locali e ovviamente per i singoli cittadini.

Invitiamo tutti, fin da adesso, a verificare le banche in cui abbiamo depositato i risparmi evitando quei gruppi bancari che finanziano, giustificano e sostengono l’industria, il commercio e la ricerca militare. E, soprattutto, invitiamo a promuovere incontri di approfondimento sul tema del commercio di armamenti, sui finanziamenti all’industria militare e sulla riconversione delle spese militari e delle aziende La nostra campagna è sempre stata, innanzitutto, una campagna di informazione e di sensibilizzazione con obiettivi ben chiari sia di tipo politico, come il controllo delle esportazioni di armamenti, sia di tipo culturale per quanto riguarda la responsabilità sociale delle aziende, delle banche, ma anche delle nostre comunità ecclesiali e delle nostre associazioni. E’ una campagna che impegna innanzitutto ciascuno di noi, come singoli e associazioni, a mettere in pratica ciò che chiediamo agli altri: solo in questo modo di produce vero cambiamento.
[Pierluigi Mele – RaiNews]