Martedì 14 luglio 2020
Dopo 40 giorni una grotta nell’entroterra della Sicilia Fratel Biagio Conte, il missionario laico fondatore della Missione Speranza e Carità di Palermo, ha deciso di sospendere il digiuno e di tornare in una delle sedi della sua organizzazione che assiste oltre un migliaio di indigenti. [
Avvenire. Foto Ansa]

È lo stesso missionario laico a spiegare le ragioni della sua scelta: "Ho sentito nel cuore il buon Dio - dice - che mi invita a portare questo messaggio di Pace e di Speranza a questa umanità tanto travagliata, tanto sofferente, ma ho anche sentito nel cuore di riguardarmi il 'fratello corpo'. Sto rientrando con il cuore pieno di speranza, sento di portarla e donarla a tutti e di continuare a portare a tutti questo messaggio di Pace e di Speranza, affinché questa società possa migliorare".

Fratel Biagio ha trascorso questi 40 giorni in una grotta tra le montagne di Palermo, in preghiera e in digiuno per essere solidale con le famiglie disagiate e le persone più fragili della società. Ha lanciato appelli alle istituzioni, alla Chiesa e a tutte le religioni, ai responsabili dei mezzi di informazione invitandoli a fare ciascuno la propria parte "per cambiare radicalmente questa società in modo da non lasciare nessuno indietro". "Dopo quaranta giorni, molto provato e debole" spiega Riccardo Rossi Portavoce della Missione, "è stato aiutato a scendere dalla grotta in montagna dove ha trascorso questo periodo di preghiera e digiuno. Per circa 10 giorni starà ricoverato in infermeria in assoluto isolamento sotto stretto controllo medico e pian piano riprenderà ad alimentarsi."

Fratel Biagio Conte si ritira in una grotta
preghiera e digiuno per i poveri

Il laico fondatore della missione Speranza e Carità sceglie una grotta nell'entroterra siciliana per dennciare l'impoverimento delle famiglie dopo il Covid-19. Ha scelto una grotta nell’entroterra della Sicilia per pregare e digiunare per tutti i poveri nel corpo e nello spirito, che l’emergenza Covid ha fatto aumentare a dismisura. È il forte segnale di denuncia lanciato da Biagio Conte, il laico palermitano fondatore della missione Speranza e Carità, che accoglie oltre mille senza dimora, migranti e italiani, uomini e donne, nelle varie strutture recuperate al centro della città. Sono stati molto duri questi ultimi mesi per l’enorme comunità della missione, visitata il 15 settembre 2018 da papa Francesco in occasione del 25° anniversario del martirio del beato don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia. I missionari e i volontari, guidati da fratel Biagio e da don Pino Vitrano, hanno dovuto fronteggiare le restrizioni imposte dalle norme governative, rispondere alle centinaia di richieste di aiuto delle famiglie in grave difficoltà economiche che hanno bussato ai cancelli della missione. Ma hanno constatato anche la crescita esponenziale dei casi di persone con problemi di dipendenza dalle droghe e dall’alcol, costrette a vivere in strada.

L’allontanamento di Biagio Conte, allora, ha anche il sapore della denuncia sociale, come i frequenti digiuni con cui negli anni ha deciso di sensibilizzare le coscienze ai gravi drammi dell’indifferenza verso chi soffre, dei migranti in condizione irregolare, dello sfruttamento degli esseri umani. «Mi abbandono nell'entroterra siciliano, a vivere in una grotta, alla preghiera, alla penitenza e al digiuno per essere solidale con le famiglie disagiate, con i giovani e i meno giovani, con chi non ha una casa, un lavoro, con i carcerati, con chi cade nella prostituzione, con chi non ha un riconoscimento, un documento e il giusto diritto di sentirsi un libero e comune cittadino» scrive prima di partire a piedi verso una destinazione segreta.

E lancia un appello a vivere una conversione dell’esistenza. «Adesso basta nel pensare e nel nutrire passioni, piaceri, vizi e vivere nel male, nelle schiavitù negative (dell’alcool, delle droghe e delle sigarette, cioè della nicotina, delle schedine dell’enalotto e della moda che offende il corpo) – dice il missionario laico - È urgente e doveroso maturare nella vita un prezioso cambiamento, una vera ‘’conversione’’ nel giusto vivere, cioè nel bene e non nel male, per camminare così in una vita nuova e non essere più schiavi dei vizi (delle dipendenze negative), ma uomini e donne liberi da ogni male e dai vizi negativi per il corpo, per la mente e per lo spirito. È doveroso rispettare il buon Dio, la natura, le leggi istituzionali, tutti i popoli delle varie religioni e i non credenti».

Ma bisogna avere il coraggio di tenere la schiena dritta, di non cedere ai facili guadagni, alle sirene dell’illegalità: «Bisogna essere prudenti e attentissimi nel respingere ogni proposta di spacciare, cioè vendere droghe, di chi propone di prostituirti, di rubare, di uccidere. Quando ci offrono dei soldi, facciamo attenzione se sono frutto di lavoro onesto e giusto, allora li possiamo prendere. Ma se sono soldi di un lavoro disonesto e falso non prendiamoli e non rendiamoci complici di fatti negativi, che ci privano della dignità e della vera libertà, subendo la condanna del carcere e così privati di una vera identità». «Dobbiamo impegnarci ad essere cittadini onesti e giusti sia come cittadini locali, sia come cittadini di nazioni diverse – conclude il suo messaggio - affinché possiamo da veri uomini e donne costruire insieme un mondo migliore e più giusto, di vera pace e speranza».
[Alessandra Turrisi - Avvenire]