Giovedì 11 giugno 2020
Un gruppo armato ha attaccato il villaggio di Macomia, nella provincia di Cabo Delgado in Mozambico, costringendo la popolazione a fuggire nella boscaglia e nei villaggi vicini. Durante l'attacco, alle prime ore del mattino dello scorso 28 maggio, il gruppo armato ha dato fuoco a case, negozi, scuole, edifici religiosi e governativi. L'esercito non riesce a contrastare le azioni dei gruppi jihadisti. [
Avvenire. (Foto Ansa)]

Anche il centro di salute dove è attiva Medici Senza Frontiere (Msf), situato vicino a edifici e caserme militari, è stato gravemente danneggiato. «Al momento dell'attacco 27 operatori di Msf si trovavano all'interno del centro di salute. Sono riusciti a nascondersi nella boscaglia dove sono rimasti per 2 giorni per il terrore di uscire. Per fortuna nessuno di loro è stato ferito» dichiara Caroline Gaudron Rose, capo missione di Msf in Mozambico. «Questo attacco, così come i precedenti, ha costretto migliaia di persone alla fuga – ha aggiunto –. La nostra capacità di raggiungere i più vulnerabili è a rischio a causa dell'aumento della violenza, oltre che per la distruzione del centro di salute».

Dopo anni di episodi violenti, dal mese di marzo, la provincia di Cabo Delgado ha visto un aumento degli attacchi jihadisti, continua il comunicato di Msf. Assalti che decimano i villaggi e terrorizzano le popolazioni locali. Macomia ospitava già migliaia di sfollati dei precedenti attacchi e il numero di persone in questa provincia costrette a lasciare le proprie abitazioni sta aumentando. «Ci sono ancora migliaia di sfollati nascosti nella boscaglia, troppo spaventati per tornare nei loro villaggi e terrorizzati dalla violenza in corso – dichiara ancora Gaudron Rose –. La situazione potrebbe essere estremamente drammatica, le persone fuggite si ritrovano senza un riparo, acqua pulita e accesso alle cure mediche».

L'accesso alla regione settentrionale del Mozambico è diventato ancora più difficile da quando, alla fine del 2017, è scoppiata la violenza. L'assistenza umanitaria è fondamentale per la popolazione sfollata già colpita da epidemie di malaria e colera, con scarso accesso alle cure per Hiv e Tubercolosi. Le condizioni di salute di questa popolazione si aggravano notevolmente a causa delle violenze.
Dopo aver sospeso le attività a Mocimboa de Praia, in seguito agli attacchi nel mese di marzo, Msf ha interrotto temporaneamente i suoi progetti anche a Macomia. Msf – che lavora nel Paese dal 1984 – sta rivedendo la propria strategia di azione al fine di continuare ad assistere le migliaia di persone che hanno perso tutto, conclude la nota.
[Avvenire]