Giovedì 17 settembre 2020
Intervista a Cecilia Dall’Oglio, direttrice associata dei programmi europei del Global Catholic Climate Movement; fa parte del Comitato ecumenico Tempo del Creato e collabora con l’Ufficio Giustizia e Pace della Conferenza episcopale.

Cara Cecilia, puoi brevemente presentare il Movimento Cattolico per il Clima ai lettori di SettimanaNews?

Il Movimento Cattolico mondiale per il Clima stringe attualmente un’alleanza tra più di settecento organizzazioni a livello mondiale, espressione dei tanti e diversi carismi che compongono la Chiesa cattolica: dagli Ordini religiosi, alle Caritas, alle organizzazioni totalmente laiche.

Il Movimento è nato con l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Il proposito pastorale era e resta piuttosto evidente già nei titoli: penetrare dei modi di sentire della fede espressi dall’enciclica le comunità cristiane cattoliche. Cinque anni fa è stata avvertita infatti l’esigenza di una urgente animazione interna per la conversione nella dimensione del creato.

Il Movimento è nato peraltro con una forte impronta ecumenica. Non a caso, proprio in questo mese di settembre, stiamo animando – insieme alle altre Chiese – il Tempo del Creato.

Come sei arrivata ad occuparti del Movimento?

Ho lavorato per più di venti anni nella FOCSIV che è una federazione, ossia una associazione di associazioni. Mettere insieme e unire le diversità – lo dico a me stessa – è la mia vocazione. Perciò sono molto contenta di continuare a svolgere questo ruolo nel Movimento per il Clima: si tratta di tessere reti tra organizzazioni diverse e ovviamente di promuovere tantissime relazioni personali.

Laudato si’ dice che tutto è collegato, mentre nella Chiesa cattolica e tra le Chiese spesso siamo scollegati: come possiamo risultare credibili al mondo in questo modo? Conversione ecologica e conversione sinodale – nella Chiesa e tra le Chiese – devono andare senz’altro di pari passo, anche se certamente costa molto, alle singole realtà, rinunciare a propri esclusivi progetti.

Non dobbiamo dimenticare di essere al servizio nella spogliazione. San Francesco, l’altro Cristo, si è letteralmente spogliato.

Tagle e Martini
Quali figure nella genesi del Movimento e della tua storia personale vuoi ricordare, oltre a papa Francesco?

Voglio citare la figura del cardinale Tagle che, in occasione della visita di Papa Francesco nelle Filippine, a lui consegnò l’atto costitutivo del Movimento. Laudato si’ non era stata ancora promulgata, ma era evidentemente prossima. Tagle ha continuato ad essere molto vicino al Movimento, nei cui organismi statutari sono ora cardinali di tutti i continenti.

Voglio ricordare inoltre la figura del cardinal Martini, sicuramente antesignana del Movimento. Ho potuto personalmente partecipare al processo “Pace, giustizia e salvaguardia del creato” che portò alla assemblea ecumenica di Basilea nel 1989. Martini era presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee. Gli devo molto nella mia formazione e nella motivazione del mio impegno.

Il documento di Basilea disse allora cose di carattere profetico. Il nostro Movimento si ritrova tuttora a parlarne in una situazione ambientale molto peggiorata. Politica ed economia non sono state e non sono ancora all’altezza della situazione. Dalla Chiesa viene un ampio impulso, improrogabile, a cambiare atteggiamento e ad agire. Il Movimento per il Clima ne è una manifestazione.

Cos’è il Tempo del Creato? Perché ha valenza ecumenica?

Questo è il tempo favorevole – il Kairós – per pregare, fare cultura ed agire: il Tempo del Creato caratterizza ogni anno pastorale dal 1° settembre al 4 ottobre, festa di San Francesco. Ricordo che fu il patriarca di Costantinopoli Dimitrios I ad istituire nelle Chiese d’Oriente la Giornata di preghiera per il creato individuandola nella prima giornata del mese di settembre – dal 1990 in poi – in coincidenza con l’apertura dell’anno liturgico ortodosso.

Papa Francesco nel 2016 ha portato la Chiesa cattolica a condividere questa Giornata mondiale di preghiera e, quindi, lo scorso anno, in occasione del messaggio del 1° settembre, ha voluto portare la Chiesa cattolica a partecipare pure l’iniziativa ecumenica del Tempo del Creato. In questo anno si è particolarmente rallegrato del fatto che la comunità ecumenica abbia scelto il Giubileo della terra quale motivo ispiratore.

Il Creato e il suo tempo

Proprio in questo periodo – non certo semplice per le relazioni ecumeniche – la nostra esperienza dimostra che è possibile collaborare concretamente per affrontare i problemi della terra e dell’umanità. Di ciò sono testimone diretta. Il Comitato ecumenico internazionale è attualmente coordinato dal reverendo Rimmel della federazione luterana: nel Comitato vi sono le rappresentanze ufficiali di molte Chiese. In quella sede la conoscenza e la stima personale di chi lavora insieme per comuni finalità sono di fondamentale e felice importanza.

Qual è il “cuore” della Laudato si’ che fa pulsare il Movimento? 

Papa Francesco invita ad ascoltare, unitamente, il grido dei poveri e il grido della terra. Stanno gridando i poveri e sta gridando anche la terra. Crisi umanitaria e crisi ambientale non sono disgiunte, come forse si è pensato sino a poco tempo fa. La mia prima attenzione è stata per il grido dei poveri. Ora anch’io ho imparato ad essere attenta e ad ascoltare meglio: anche la terra sta gridando!

Giubileo della Terra vuol dire dunque innanzi tutto mettersi in ascolto: il Giubileo biblico era aperto da una tromba che suonava per annunciare l’urgenza di un tempo nuovo caratterizzato dalla restituzione ai poveri di ciò che era stato loro in precedenza sottratto. Francesco ha parlato di un debito ecologico da riparare.

Il debito contratto è da restituire dunque a Dio e ai fratelli e alle sorelle di tutta la terra: anzi, il debito ecologico nei confronti del Creatore è da restituire attraverso i fratelli e le sorelle nella povertà che più soffrono nello stato di cose che è stato ingenerato. Al suono del corno giubilare – già nell’aria – si è unito il fragore prodotto dal Covid-19 in tutto il mondo.

C’è tanta più gente che soffre e che grida. Come possiamo non ascoltare questo drammatico suono? C’è una grande chiamata e dunque una grande opportunità da cogliere. Potrebbe essere l’ultima.

La politica, l’economia e le imprese multinazionali non stanno ancora ascoltando in maniera adeguata. Si continua a produrre per profitto, devastando l’ambiente, arricchendo quella piccola parte dell’umanità che è già ricca, continuando ad impoverire ulteriormente la grande parte che è molto povera.

Il magistero di Francesco incontra su questo – e non solo su questo – molte opposizioni: perché?

Conosco bene obiezioni e resistenze al magistero di papa Francesco così come all’operato del mio Movimento. Sono mosse da persone, lobby e poteri che negano la crisi climatica, così come ora negano pure la gravità della pandemia.

Chi si oppone al cambiamento è semplicemente parte integrante di una economia malata, volutamente cieca e sorda. Per egoistici interessi non si vuol comprendere che la conversione ecologica ed umanitaria è la sola ed unica via di salvezza per tutta l’umanità.

Altrimenti non ci sarà futuro per alcuno. Se queste persone non vogliono ascoltare il grido dei poveri e della terra – se non vogliono ascoltare il papa e la Chiese – ascoltino almeno la voce chiara degli scienziati, quelli liberi dalle manipolazioni ordite dalle grandi imprese!

I grandi interessi

Inevitabilmente – mentre cerco di rispondere a questa domanda – penso alle grandi fortune e ricchezze delle multinazionali, in particolare a quelle dell’estrazione dei combustibili fossili, oppure penso alle ricchezze prodotte dall’agrobusiness che devasta le foreste: i lauti proventi non vengono certamente distribuiti a beneficio delle popolazioni dei paesi poveri, dalle cui terre vengono ricavate tali ricchezze.

Come dice Francesco, la gente è spremuta come le arance e gettata ai lati delle strade con fastidio e persino con violenza.

Si può confidare che qualcosa cambi davvero?

Sono fiduciosa, nonostante tutto, almeno dal lato delle Chiese. Quest’anno nei corsi per la formazione di animatori Laudato si’ svolti in Italia in primavera e in estate – tenuti necessariamente online nelle due fasi della pandemia – abbiamo avuto più di mille iscritti, tra cui molti giovani: è un numero che esprime una sensibilità e una voglia di agire che stanno crescendo.

Avverto tanto desiderio di cambiare. Sono tuttavia ben consapevole che il nostro lavoro di animazione è copia dell’immagine evangelica dei pescatori che gettano, sfiduciati, le loro reti nel buio della notte, semplicemente sulla scorta di una parola, insieme umana e divina: può darsi pure che si possa scoprire al mattino, con sorpresa, che le reti sono piene e che la pesca è andata bene!

Ci sono ovviamente molti motivi di preoccupazione, specie dal punto di vista politico. Ma anche in tal senso, noto qualche segno di positività e voglio essere fiduciosa, ma attivamente e non passivamente: l’Europa sembra voler adottare una politica verde accelerata dalla crisi prodotta dal virus. Verranno investite molte risorse anche in Italia.

Mi sembra una grandissima opportunità. Come Movimento Cattolico per il Clima vogliamo essere, appunto, attivi: promuoveremo a breve un webinar europeo in materia. Chiediamo che i soldi non finiscano ancora una volta nelle mani delle multinazionali dei combustibili fossili e dell’agrobusiness. Vigileremo su questo.

Chiesa italiana
Come il Movimento sostiene l’attività delle Chiese, specie in Italia?

In Italia siamo già alla quindicesima edizione della Giornata del Creato del 1° settembre. I vescovi italiani hanno, per certi versi, anticipato i tempi. L’attenzione pastorale va mantenuta e sviluppata. L’educazione e la promozione culturale hanno bisogno di tempi lunghi.

Tutte le dimensioni pastorali dovrebbero risultare coinvolte in permanenza: dalla liturgia alla catechesi, alla carità, naturalmente.

media hanno una parte importantissima nell’offrire informazione e nel formare una cultura che, a mano a mano, penetri in profondità nei singoli, nelle famiglie e nelle comunità. Ringrazio SettimanaNews che non manca di partecipare questi temi.

Il Movimento Mondiale per il Clima è al servizio della cultura e della pastorale, anche nel nostro paese. Voglio fare solo un piccolo esempio dei possibili riflessi pastorali della nostra attività segnalando l’iniziativa che coinvolge in questo mese, Tempo del Creato, diverse diocesi italiane rivolte verso il mare (e non solo): queste propongono il riposo della pesca – pratica saggia quanto antica – quale atto più che simbolico di rispetto e di riparazione delle risorse vitali del mare, della terra e di tutto il creato.

Vogliono evidenziare come la rapidation – ossia la velocità con cui stiamo consumando – non sia affatto rispettosa dell’ambiente e delle persone e, a lungo, possa essere sostenuta: ormai siamo a questo punto.

Tanti altri esempi ed iniziative si possono facilmente rintracciare sul sito del Movimento, con la segnalazione di campagne e di petizioni a cui invito ad aderire. Proprio in questi giorni è in promozione la petizione rivolta ai capi politici a livello internazionale affinché la condivisione dei beni sia parte integrante della ripresa economica durante e dopo il Covid-19. Cercheremo di far pesare il numero di tantissime firme.

L’ultimo mio appello ai lettori della rivista è alla preghiera, quindi a confidare nella forza che unisce nella preghiera nello spirito ecumenico proprio di questo Tempo. Dal sito si possono scaricare filmati e sussidi per pregare. “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì io sono in mezzo a loro”.
[Giordano Cavallari (a cura) - settimananews]