Martedì 29 settembre 2020
Mai come in questi tempi abbiamo bisogno di voci fuori dal coro che sappiano con loro parole, ma soprattutto con le loro azioni, superare il rumore della retorica e del politicamente corretto, che si trasforma in ignavia e accondiscendenza. Padre Alex Zanotelli è una di quelle voci. Per questo abbiamo deciso di intervistarlo, in una pausa del suo lavoro a Napoli, nel Rione sanità. A rendere possibile l’incontro è stata la dottoressa Felicetta, che ha fatto da filtro e da facilitatrice. Con Padre Zanotelli siamo andati subito al dunque. [Gianfranco Falcone -
http://viaggi-in-carrozzina.blogautore.espresso.repubblica.it/; 15 Settembre 2020]

Lei scrive: Bisogna creare il conflitto, disobbedire alle leggi.
Che cos’è la disobbedienza civile di Alex Zanotelli?

Sono profondamente convinto che siamo giunti a un punto della storia umana in cui è in ballo la vita stessa. Questa nostra generazione ha davanti un compito che nessuna altra generazione sulla pianeta terra ha avuto davanti “Decidere se l’uomo potrà o no sopravvivere sul pianeta”.
È un momento storico così grave che chiede davvero la capacità da parte della gente prima di tutto di leggere dove il sistema ci sta portando. Se veramente incominciamo a capire che questo sistema, come io credo, ci sta portando alla morte, dobbiamo cominciare davvero ad aprire conflitti e ad usare il metodo della disobbedienza civile. Per me non è un’invenzione di Gandhi o di chissà chi. Ringrazio Gandhi perché dopo tanti anni finalmente ho capito i temi di Gesù sulla non violenza attiva. È incredibile che ci sia voluto un indù a ricordare ai cristiani quanto è fondamentale la non violenza. Perché Gesù aveva capito una cosa semplice, che il suo popolo stava andando dritto alla morte così come era conciato. Gesù
 non poteva accettare la via armata, perché sapeva che cosa era Roma e che razza di potenza aveva. Per cui ecco il metodo della non violenza attiva, che secondo me è l’unico oggi che dobbiamo attivare.
Mi ha fatto piacere che ieri mi abbiano telefonato quelli di Extinction rebellion. Loro hanno individuato che il problema ecologico, del clima, dell’ambiente, è gravissimo e hanno cominciato davvero a disobbedire alle leggi, a farsi arrestare utilizzando tutti i metodi della non violenza.
Penso che a questo punto sia l’unica maniera, perché l’uomo anche dopo il coronavirus non capisce assolutamente la gravità della situazione che stiamo vivendo.

Se non abbiamo imparato nulla da Auschwitz come potremmo imparare dal coronavirus?
Hai ragione. Non abbiamo imparato perché continuiamo a ripeterlo. Io credo profondamente in quel povero Gesù di Nazareth. Mi sento veramente abitato da un sogno, il sogno di un mondo un po’ più giusto. Questo l’uomo lo può ottenere io non lo aspetto da Dio. Quando io punto il dito in su, e io lo punto molto spesso, lui me lo punta in giù. Il problema è nostro. Quindi tocca a noi, nonostante Auschwitz nonostante i disastri. Io sono stato dodici anni in una baraccopoli nell’inferno di Korogocho. So che cos’è l’inferno. Proprio questo mi spinge ancora di più a non mollare. Ecco perché non si può rimanere supini. Ecco perché punto sulla disobbedienza alle leggi. Penso a Martin Luther King, al farsi arrestare, ad andare in galera. Cioè, bisogna provarle tutte per obbligare chi ci governa. Io non me la prendo con chi ci governa, sono chiaramente prigionieri di un sistema economico finanziario che è molto più forte di loro.

Lei scrive: Siamo di fronte a un razzismo di Stato, preparato da decenni da leggi come la Turco-Napolitano, la Bossi Fini, i decreti Maroni, la realpolitik di Minniti. È un fenomeno che ci interpella tutti. Possiamo dire che questo razzismo di stato porta a una schiavitù di Stato, dove si fa ma non si dice? Mi riferisco al fatto che tutto il comparto agro alimentare, e non solo, si regge sullo sfruttamento e la schiavitù dei migranti.
È una bella domanda e ti ringrazio per la conclusione che ne trai.
È chiaro che qui abbiamo a che fare con un sistema.
Tra l’altro non ho inventato io la formula Razzismo di Stato. È il titolo di un libro molto bello dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, intitolato proprio Razzismo di Stato [Razzismo di stato, a cura di Pietro Basso, Franco Angeli, 2010] che studia proprio le legislazioni di tutti i paesi, Stati Uniti, Europa, Italia, e definisce queste legislazioni razzismo di Stato. Nota che questo libro è stato scritto già prima di Salvini.
Le cose poi sono peggiorate. C’è stata la Fini-Bossi. La Fini-Bossi deve saltare tanto quanto i decreti sicurezza. E non c’è nessun governo che metta mano a queste cose. Poi con i decreti sicurezza la situazione è peggiorata. Altro che Razzismo di Stato. Io mi meraviglio persino che andiamo a guardare con sorpresa gli Stati Uniti e l’America per quello che sta avvenendo con tutto il movimento Black Lives Matter e non guardiamo a noi stessi. È puro razzismo, quello che porta come hai detto molto bene, chiarissimamente, alla schiavitù. Infatti noi abbiamo oggi praticamente una moltitudine di schiavi che fanno il lavoro agricolo per noi. Io sto lottando in questi giorni per fare a Caserta con la CGIL, le altre sigle si son ritirate, un incontro per evidenziare le situazioni di sfruttamento in Calabria, in Puglia. È spaventoso quello che sta avvenendo nelle terre di mezzo, nelle terre del lavoro di Caserta e del Cilento. Quanta schiavitù, vera e propria schiavitù. Il Razzismo di Stato porta poi a utilizzare queste persone come schiavi. Diventa la schiavitù di Stato.

A me sembra che questo razzismo, questa schiavitù, sia frutto dell’incapacità di riconoscere l’altro, di guardare all’altro. Questa incapacità è anche alla radice delle politiche incivili nei confronti delle persone con disabilità?
Io ho faccio un’altra affermazione, più grave ancora. Io ritengo che il problema sottostante a questo razzismo sia quello che io chiamo Il Virus della tribù bianca. La tribù bianca deve incominciare a guardarsi dentro. Noi dimentichiamo che come tribù bianca per cinque secoli abbiamo occupato il mondo, colonizzato il mondo, su dei presupposti ben chiari, che noi avevamo la civiltà, la cultura, la religione. Quindi, tutto questo senso di superiorità penso che sia uno dei problemi su cui bisognerà discutere, pensare, riflettere, seriamente, se vogliamo uscirne. Perché grossa parte dei problemi di oggi nel mondo sono creati dalla cosiddetta tribù bianca. Quindi, il problema è molto più profondo. Poi, tutto il resto che tu menzionavi deve essere certamente affrontato. C’è tutto un problema per esempio culturale, ma soprattutto di questo tipo di società che noi abbiamo creato, dove praticamente l’altro non conta. Utilizziamo l’altro. Ci utilizziamo gli uni con gli altri, ma non c’è un profondo rispetto per l’altro, soprattutto poi per i senza fissa dimora, per gli handicappati. Per tutti coloro che nella vita non ce l’hanno fatta. Ecco il problema. Secondo me qui c’è un altro dei grossi problemi della nostra società, del consumismo, su cui bisognerà riflettere.

Le persone disabili in quanto persone non utilizzabili non godono di diritti nella nostra società, o godono di diritti apparenti.
O di diritti che possiamo chiamare secondari, come sopravvivere. Ma non hanno diritti come tali, in quanto diritti. Cioè, è chiaro che in uno stato democratico un minimo di diritti li hanno, ma non hanno le possibilità che hanno gli altri.
Nel sistema competitivo entro cui ci troviamo diventano doppiamente handicappati. E questo non è giusto. Ecco perché è fondamentale che lo
  Stato, uno Stato serio, dovrebbe avere politiche serie verso gli handicappati, verso i senza fissa dimora, verso tutti coloro che questa società guarda con disprezzo. Una politica particolare, perché loro sono, e lo dico come erede dell’insegnamento di Gesù, sono i soggetti fondamentali della società. Il motivo per cui lo Stato esiste dovrebbero essere gli ultimi. I ricchi non hanno bisogno di difendersi, li hanno i mezzi.
Sono davvero gli ultimi che vanno difesi e protetti da leggi, e agevolati anche da politiche umanitarie che consentano loro di fare un cammino, perché hanno doni bellissimi e possono dare tantissimo alla società.

Mi sembra che l’incendio nel campo profughi di Moira presenti quello che è oggi la politica europea nei confronti dei migranti, nei confronti degli ultimi. Bruciare i campi, lasciare gli ultimi senza nulla.
Esatto. Tra l’altro noi facciamo un digiuno settimanale, più un altro ogni mese davanti al parlamento, proprio in solidarietà dei migranti. L’incendio nel campo di Moira ha evidenziato la vera politica europea. La politica europea è profondamente razzista. Noi non li vogliamo. Perché dico questo? Moira ha evidenziato per esempio un problema che c’è in Grecia. Cioè, la Grecia è la fortezza che difende l’Europa.

Insieme alla Turchia mi sembra.
Con la Turchia l’Europa, utilizzando la Germania, ha fatto un accordo. Non si sa che razza di accordo sia, non c’è nulla di giuridico. Abbiamo dato ad Erdogan sei miliardi di euro per trattenere in Turchia i rifugiati. Sono soprattutto Siriani e Afgani. Altrettanto abbiamo fatto con la Grecia. Noi stiamo finanziando anche la Grecia perché li trattenga nelle isole greche. Sono diventati degli inferni umani. La stessa cosa l’Europa la sta facendo con noi Italiani. L’Europa usa l’Italia per bloccare la rotta africana. Ecco quindi tutti soldi che diamo alla guardia costiera libica, che sono dei criminali. E avanti di questo passo. Ecco il memorandum criminale Italia-Libia creato da Minniti. Questo fa parte della politica europea. E questo perché noi non vogliamo.
Eppure, basta ragionare un attimo. Questa gente che scappa è il prodotto di un sistema profondamente ingiusto, che è il nostro. Noi abbiamo
 un sistema che permette pressappoco al 10% della popolazione mondiale di papparsi il 90% dei beni su questo pianeta. È chiaro che la gente deve scappare. Scappa dalla fame, scappa dalla miseria. Per mantenere questo nostro stato di ricchi nel mondo noi dobbiamo armarci fino ai denti. Altrimenti la gente ci mangerebbe viva.
L’anno scorso nel mondo abbiamo speso 1917 miliardi di euro, pari a 4 miliardi di euro al giorno, per difenderci. Facciamo guerre per ottenere materie prime e la gente scappa dalle guerre.
Tutto questo sistema sta pesando talmente tanto che l’ecosistema sta saltando. Gli scienziati ci danno 10 anni. Entro il 2030 dobbiamo prendere decisioni drastiche per uscire dai fossili. Altrimenti sarà un disastro. Anche da questo la gente scappa.

Eventi come l’omicidio di Willy o l’assassinio di Maria Paola a Caivano, uccisa dal fratello perché amava un ragazzo trans, sono frutto della stessa sottocultura? Come possiamo combatterla?
Certamente sono parte della cultura che io chiamerei cultura imperiale. È da 10mila anni che passiamo da un impero all’altro. Oggi abbiamo l’impero del denaro. E dentro la cultura dell’impero che cosa c’è? Innanzitutto il maschio. Questa Cultura imperiale è patriarcale. Anche se oggi abbiamo fatto dei passi avanti. C’è tutta una cultura dietro a questo, di oppressione, anche interna, che davvero spaventa. Perché sono solo i ricchi che governano, sono solo i maschi.

Tra gli ultimi le donne sono sempre gli ultimi degli ultimi?
È vero. È l’altro grosso problema, è la donna. Questo misura come questo sistema sia sempre stato maschilista. È il maschio che ha il potere, che ha la forza, il diritto di governare. Ma per quale ragione poi? C’è tutta una riflessione anche storica che dobbiamo fare. Dobbiamo farla anche noi in quella che chiamiamo la civiltà occidentale, che ha degli aspetti molto belli, non lo nego. Ma alcuni aspetti estremamente gravi. Io vorrei che fosse soprattutto la tribù bianca ad analizzarsi.

Perché la solitudine di Papa Francesco, anche all’interno delle stesse gerarchie ecclesiastiche, sui temi caldi della nostra società (migranti, pedofilia, nuove schiavitù, disparità economiche). Lo stesso papa che in Evangelii gaudium del 2013 scrive: Questa economia uccide perché mette al centro di tutto il denaro e obbedisce solo alle sue logiche.
La prima guerra che ha è all’interno della Chiesa. La frase che hai citato, è una frase della sua prima enciclica. L’analisi che fa del sistema è proprio questa: “Questa economia uccide”. Una frase talmente lapidaria. Bisogna cambiare.
Francesco è chiaro. Questa economia uccide. Lo vediamo con le persone che ammazziamo per fame. Mi meraviglio persino che stiamo qui a parlare di legalità quando siamo profondamente illegali. Come si può parlare oggi di moralità quando siamo disposti a usare la bomba atomica che vuol dire creare un inverno nucleare.
Papa Francesco è stato durissimo sia per quanto riguarda le armi in generale sia per quanto riguarda le armi atomiche. È stato il primo papa che avuto il coraggio di dire che non solo l’uso, ma anche il possesso di una bomba atomica è criminale, è peccato per i cristiani. È questa chiarezza che non va giù, che in un momento come questo ha scatenato il putiferio, soprattutto come hai detto bene nelle gerarchie. Per esempio l’affermazione “Questa economia uccide” ha spaccato la conferenza episcopale americana. Dobbiamo ricordarci che dietro ai cattolici c’è poi tutta la destra cattolica ricca, potentissima a livello mondiale. Che sta usando soprattutto i Social, su cui si dovrebbe fare tutto un grande discorso come parte del sistema.
I ricchi del mondo, la destra mondiale, alleata della destra cattolica interna, cardinali, eccetera, Fanno una guerra spaventosa a Francesco. Lo vogliono dichiarare eretico. Cioè, che non può essere papa. Questo non mi meraviglia più di tanto. Io sono ben felice che Papa Francesco sia un papa che ha finalmente il coraggio di dirle queste cose.
Ci sono mille anni di potere in cui la Chiesa è sempre stata alleata dei potenti. Uscirne fuori per fondare una Chiesa povera, che cammina con la gente, sarà un bel percorso duro.

Come fai ad essere tollerato all’interno della Chiesa, con le tue posizioni che sono posizioni estremamente chiare ma anche molto dure, molto ferme?
È da molti anni che ho queste posizioni non da adesso. Sono stato buttato fuori da Nigrizia proprio per le posizioni che ho avuto contro il governo italiano per le armi, eccetera. E lì il Vaticano è intervenuto sulla mia congregazione e i miei responsabili mi hanno mollato.
La stessa mia presenza, il tentativo di vivere a Korogocho, è stata ostacolata dalle gerarchie in mille maniere perché ritenevo fondamentale andare a vivere e sentire sulla mia pelle la sofferenza degli altri.
Negli Novanta il mio nome dentro la Chiesa non poteva essere neanche nominato, e questo me l’hanno detto dopo. Oggi la mia è una voce accettata, radicale, ma accettata. L’arrivo di Papa Francesco ha facilitato molto questo tipo di prese di posizione.

Di quale cristianesimo deve farsi interprete la chiesa?
L’unica risposta che io posso dare è che la Chiesa deve ritornare al Vangelo. Ha dimenticato purtroppo che c’è un vangelo. Gesù ha fatto propria la drammatica situazione degli impoveriti della Galilea dove il 90% della popolazione, viveva sotto la soglia della povertà assoluta. Erano esacerbati da tasse da tutte le parti, non solo da Roma, anche dal Tempio. Gesù ha preso su di sé la causa di questo suo popolo. L’ha talmente incarnata che è andato a Gerusalemme a sfidare, a portare la voce di sofferenza del suo popolo. L’hanno fatto fuori come un criminale. È questa l’unica strada, l’unico vangelo che abbiamo. Ed è a questo che la Chiesa, se vuole essere Chiesa, deve ritornare.

Che cosa ti sostiene nella tua fede verso il Cristo?
C’è voluto tempo anche per me per scoprirlo. È stato un lungo cammino. Una volta che l’ho scoperto è una perla preziosa. Ed è questo sogno di cui parlavo prima che mi porta a impegnarmi concretamente, a dire le cose che dico, e poi a sporcarmi le mani dentro questa nostra sporca storia umana.

E la fede in Dio? Da dove arriva la tua fede in Dio?
A Korogocho era talmente enorme la tentazione di dire ma Dio è una grande balla. Forse aveva ragione Marx. I poveri mi hanno dimostrato invece che la fede non è semplicemente un oppio come pensava Marx. In ogni uomo c’è una radicalità, qualche cosa. Sono stati loro, soprattutto i più poveri in situazioni incredibili, che mi hanno davvero fatto toccare con mano che lui c’è.

A questo punto Padre Zanotelli mi racconta un episodio occorso a Korogocho.
Era notte quando si è recato da una ragazza di nome Florence di quindici anni che aveva chiesto la sua presenza per pregare. Florence era stata avviata alla prostituzione ad undici anni dalla madre, perché quello è l’unico modo per tante donne e per tante madri per sopravvivere a Korogocho. Questa ragazza recita una preghiera di una bellezza sconvolgente, che Padre Zanotelli vorrebbe sentir recitare sul proprio letto di morte.
Dopo la preghiera Padre Zanotelli e Florence continuano a dialogare.
-Florence ma dimmi una cosa: ma chi è Dio per te.
-Dio è Mamma.

Padre Zanotelli interrompe per un momento il racconto. La sua voce è commossa. Poi riprende.
La guardai. Mi crollava il mondo addosso. Lei, questa ragazzina, era stata abbandonata da tutti, dalla sua stessa mamma. Lei che stava morendo sola come un cane mi dice che Dio è mamma.
Io non capivo più nulla.
Allora mi sono rivolto ancora a Florence.
-Posso farti una seconda domanda? – Lei mi risponde di sì. – Qual è il volto di Dio secondo te oggi?

A questa domanda sprofonda in un silenzio totale. Non risponde. Silenzio. Io l’ho guardata. Ho aspettato cinque o sei minuti. Guardavo il volto di Florence. A un certo punto vedo che sul suo volto spunta un sorriso bellissimo e mi fa:
-Alex sono io volto di Dio.
È così che mi hanno aiutato a credere.

Commovente.
Mentre lo dico la voce mi trema.
Padre Zanotelli mi racconta anche di Nancy, ragazzina malata di AIDS che era stata a Malindi a prostituirsi ed era tornata a Korogocho a morire. Lei pregava perché Dio la guarisse, ma non per lei ma per il bambino di un anno che accudiva e che conclude la sua preghiera con parole di accettazione.
“Ti chiedo papà, per lui, non per me, guariscimi. Però papà se tu non vuoi guarirmi eccomi, sono pronta”.
Il commento di Alex Zanotelli in merito a questa preghiera è essenziale.
Davanti a queste cose mi crollava addosso tutta la mia teologia, tutto quanto. E questo fatto da gente che noi riteniamo i peccatori di turno. È un gran mistero.

I tedeschi vennero portati nei campi di concentramento di Dachau, Treblinka, Mauthausen, perché vedessero ciò che il nazismo aveva fatto. Noi italiani ed europei verremo mai portati davanti alle coste del Mediterraneo per vedere lo scempio che è stato fatto della vita umana?
Sono profondamente convinto di questo. Penso che saremo portati davanti ai tribunali internazionali. Perché noi parliamo di Olocausto. Ma sta avvenendo un olocausto nel Mediterraneo. Secondo i miei calcoli siamo arrivati a 100.000 morti sepolti nel Mediterraneo. Incredibile. E continuiamo, continuiamo. La grande domanda è “Dov’è la nostra umanità?”.
Fondamentalmente in Europa stiamo diventando delle bestie. Ci siamo disumanizzati.

Le parole di Alex Zanotelli sono pietre. Sono parole necessarie. Poi oggi arriva la notizia che non ci saranno più sanzioni alle ONG per i salvataggi in mare. Bene! Ma il problema non sono le operazioni di maquillage, non sono le ONG. Il problema sono le politiche miopi e la rapacità dell’Europa che continua con una cultura e una pratica predatorie.
[Gianfranco Falcone - http://viaggi-in-carrozzina.blogautore.espresso.repubblica.it/; 15 Settembre 2020]