Il dilemma della salute in Africa: proteggere le persone dal COVID-19 o dalla malaria

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Martedì 6 ottobre 2020
Gli esperti di tutta l'Africa avvertono che, poiché gli ospedali e le strutture sanitarie si concentrano sul COVID-19, viene data meno attenzione alla gestione di altre malattie mortali come l'HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria, che colpiscono molti più milioni di persone. [
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"Oggi, se hai i sintomi della malaria sei in grave pericolo perché sono abbastanza simili ai sintomi del COVID-19. Andrai all’ospedale quando viene detto che non si deve andarci?", domanda Yap Boum II, il rappresentante regionale di Epicenter Africa, il dipartimento di ricerca di Medici Senza Frontiere. "Gli ospedali stanno avendo difficoltà perché non hanno né buone strutture né buone attrezzature; sarà difficile ospedalizzare un paziente con la malaria anche perché le persone hanno paura. Di conseguenza la gestione della malaria è peggiorata con il COVID-19", afferma Boum, che è anche professore di microbiologia presso la Mbarara University of Sciences and Technology in Uganda, sottolineando che sono trascurate anche l'HIV/AIDS e la tubercolosi.

Infatti, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che le persone che potrebbero morire di malaria sono 4 volte superiori di quelle che potrebbero morire per Coronavirus. "Con la sua diffusione, siamo preoccupati per gli impatti che COVID-19 potrebbe avere, in Africa, sui sistemi sanitari e sulla fornitura dei servizi di routine, incluso il controllo della malaria. I divieti di circolazione hanno effetti sugli operatori sanitari che devono spostarsi verso le strutture sanitarie e sulla loro sicurezza all'esposizione", afferma Akpaka Kalu, team leader del programma per malattie tropicali e vettoriali presso l'Ufficio regionale dell'OMS per l'Africa.

L'OMS ha esortato i paesi membri a non dimenticare i programmi di prevenzione della malaria in quanto sono utili anche per contenere la diffusione del COVID-19. Senza il proseguimento dei programmi di prevenzione, per esempio, se tutte le campagne di distribuzione di zanzariere dovessero essere sospese e se l'accesso ad efficaci farmaci antimalarici fosse ridotto a causa del lockdown, i decessi per malaria nell’Africa Subsahariana potrebbero quest’anno raddoppiare a 769.000.

Allo stesso tempo, l'agenzia ha previsto che circa 190.000 persone potrebbero morire di COVID-19.

Secondo l'OMS, a partire dall'11 maggio, l'Africa ha registrato oltre 63.000 casi confermati di COVID-19 con 2.283 decessi nei 53 paesi colpiti.

Anche se prevenibile e curabile, l'Africa sta ancora combattendo per eliminare la malaria nonostante un calo dei casi negli ultimi quattro anni. Il continente ha il più alto tasso di malaria al mondo, rappresentando il 93% di tutti i casi di malattia. La malaria è una delle prime dieci cause di morte in Africa, uccidendo più di 400.000 persone all'anno.

I servizi sanitari nazionali scarsamente attrezzati e con scarso personale, in molti paesi dell'Africa potrebbero essere compromessi nel loro sforzo per eliminare il flagello della malaria, osserva Kalu.

L'Africa deve far fronte al COVID-19 senza dimenticare la malaria

Mamadou Coulibaly, capo del Malaria Research and Training Center presso l'Università di Bamako, Mali, concorda sul fatto che la pandemia sta mettendo alla prova i sistemi sanitari nei paesi in via di sviluppo. Esorta i paesi endemici della malaria a non interrompere i programmi di prevenzione e trattamento. "Per evitare uno scenario catastrofico, i paesi devono adeguare i loro interventi a questo momento difficile, garantendo test diagnostici tempestivi, trattamento, accesso e uso di zanzariere anti insetti", afferma Coulibaly, che è anche il principale ricercatore dei Target Malaria in Mali. Il Mali è uno dei primi 10 paesi africani con la più alta incidenza di malaria.

Kalu sottolinea che sono necessari finanziamenti pubblici interni contro la malaria. Ha elogiato il Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria, e gli altri partner del settore privato che hanno fornito fondi per la malaria.  Tuttavia, sottolinea che questo non è, né ideale né sostenibile, a meno che i governi nazionali non facciano la parte più grossa per il controllo della malaria.

Secondo il Partenariato RBM per l’eliminazione della malaria, un'iniziativa globale del settore privato istituita nel 1998, esiste un gap di 2 miliardi di euro nel finanziamento annuale, che dovrebbe essere colmato per proteggere sufficientemente le persone nei paesi colpiti dalla malaria. Il partenariato ha fornito finanziamenti e attrezzature per i paesi soggetti alla malaria, fornendo zanzariere, test diagnostici e antimalarici rapidi.

Più fatti, meno chiacchiere

Pur soddisfatto dei progressi compiuti verso l'eliminazione della malaria in Africa dal 2008, quando è stata firmata la Dichiarazione di Abuja sugli investimenti sanitari, Kalu sostiene che l’Africa potrebbe fare meglio.

  • Nel 2001 i governi africani hanno concordato la dichiarazione di Abuja per investire il 15% dei bilanci nazionali nel miglioramento dei servizi sanitari.
  • Per ogni 100 dollari che vanno nelle casse dello stato di una nazione africana, in media, 16 dollari sono destinati alla sanità. Di questi, solo 10 sono spesi e meno di 4 dollari sono destinati ai giusti servizi sanitari.

"Per la prima volta nel corso della nostra vita, l'umanità e il mondo si sono resi conto che la cosa più importante che abbiamo è la salute", dice Baum, mettendo in discussione il fatto che non tutti i governi africani hanno dato priorità alla spesa sanitaria nonostante la Dichiarazione di Abuja.

"Con le frontiere chiuse tutti ci dobbiamo curare nel povero sistema sanitario che abbiamo costruito", dice Boum. "Non ci sono più i voli per l'India, Londra o gli Stati Uniti. Siamo tutti sulla stessa barca perché non abbiamo investito dove dovevamo investire e spero che, superata la pandemia, daremo il credito necessario all’assistenza sanitaria e andremo magari oltre l'investimento sanitario del 15% concordato".

Con l'attuale livello di investimenti nei sistemi sanitari, l'OMS teme anche che l'Africa non raggiungerà gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile dell’ONU (OSS), in particolare l’OSS3 volto a garantire una vita sana e il benessere per tutti ponendo fine alla malaria entro il 2030.

"Non vogliamo una situazione in cui si proteggono le persone dal COVID-19 per poi lasciarle morire di malaria e altre malattie", afferma Kalu. "Non chiediamo ai governi di mettere i soldi solo nella malaria, ma nei sistemi sanitari nazionali. Il COVID-19 sta dimostrando che l'Africa ha bisogno di strutture e attrezzature che attualmente non ha per affrontare efficacemente una pandemia".

Vedi il testo originale Africa’s Health Dilemma: Protecting People from COVID-19 While Four Times as Many Could Die of Malaria

Foto. Barbara Kano dorme sotto una zanzariera nel sud-est della Costa d'Avorio. © Frank Dejongh / UNICEF

[IPS 11.05.2020. Busani Bafana. Tradotto da: Jpic-jp.org]