Giovedì 8 ottobre 2020
Padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, commenta al Sir la nuova enciclica di Papa Francesco, "Fratelli tutti", ispirata all'insegnamento del Santo di Assisi. “L’enciclica non offre ricette ma linee da seguire e valori da incarnare. Ciascuno, nel proprio ambito, è chiamato a declinare l’apertura alla fraternità, al dialogo e alla riconciliazione nella propria vita”. [Foto SIR/Marco Calvarese]

Un documento “da leggere integralmente, senza andare a selezionare e rilanciare solo ciò che interessa”. Per il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, “Fratelli tutti”, pubblicata da Papa Francesco nel giorno della festa del Santo di Assisi, “ci aiuta a riflettere e, nel contempo, ci provoca”.

D’altra parte, dichiara al Sir il francescano, riprendendo le parole del Pontefice, “la pandemia ha messo in luce le nostre false sicurezze e la nostra incapacità di vivere insieme facendoci scoprire che abbiamo bisogno e siamo debitori gli uni degli altri”. Padre Patton sottolinea l’ispirazione francescana dell’Enciclica: “Non si parla di fraternità in termini astratti ma concreti. ‘Fratello’ e ‘sorella’, infatti, sono termini presenti nel vocabolario del Santo di Assisi”.

Il Buon Samaritano, citato nel secondo capitolo del testo, afferma il Custode “incarna l’idea del ‘farsi fratello’ o per dirla con le parole di padre Thaddée Matura, grande studioso di francescanesimo, dell’‘uomo fraterno’. L’idea di fraternità di Papa Francesco, peraltro già presente nel documento di Abu Dhabi richiamato nell’enciclica, è nel modo con il quale entriamo in rapporto con le persone e il Creato. Come fece san Francesco che andò con atteggiamento fraterno verso i socialmente esclusi del suo tempo, i poveri e i lebbrosi, i ladri e i briganti, verso chi era di diversa cultura o religione come il sultano Malik-al-Kamil incontrato in Egitto”.

Questo è il linguaggio “inclusivo e concreto” del Santo di Assisi, ripreso dal Pontefice: “Per dichiarare che il lebbroso è fratello lo abbraccia, e così fa con il ladro, il brigante. Questo è il modo per entrare in relazione con tutte le categorie di persone. È il solco aperto della fraternità, è la fraternità eretta a cultura, a modus vivendi. E questo sguardo san Francesco lo estende anche al Creato al punto di chiamare fratello il sole, sorella la luna e addirittura la morte”.

Fraternità come cultura e dialogo come metodo. Fraternità come “cultura” e dialogo come “metodo”. “Fratelli tutti”, afferma padre Patton “è per noi della Custodia di Terra Santa una conferma a ciò che stiamo cercando di fare da 800 anni, da quando san Francesco venne in Terra Santa. Una vera e propria metodologia missionaria che troviamo sintetizzata nel Capitolo XVI della Regola non bollata (FF 42-45) e che potremmo sintetizzare così: non fare liti o dispute, essere sudditi e soggetti a ogni umana creatura per amore di Dio e confessare di essere cristiani.

Nonostante le difficoltà che incontriamo, sperimentando anche forme di violenza, siamo chiamati ad andare verso gli altri con atteggiamento fraterno, siano essi cristiani di altre denominazioni, musulmani o ebrei. Non aspettare che vengano da noi, non pretendere che abbiano un atteggiamento fraterno nei nostri confronti, ma andare noi verso di loro. In questi 4 anni che sono qui come Custode ho potuto constatare che l’atteggiamento fraterno provoca sempre una risposta fraterna. La fraternità apre canali di relazioni e di amicizia”. 

L’auspicio di padre Patton è che “questa enciclica possa animare anche percorsi di riconciliazione in un contesto come il nostro in Terra Santa e in Medio Oriente”. L’enciclica evidenzia, infatti, la necessità di riconciliazione, di arrivare a un perdono come nel caso, citato dallo stesso Pontefice, della Shoah. “La riconciliazione – ricorda il Custode – è un percorso anche politico e non solo personale. La pace si ottiene non surriscaldando gli animi ma aiutando le persone a fare percorsi di riconciliazione. La violenza è un amplificatore dei conflitti. Anche a livello personale”.
[Daniele Rocchi – SIR]