Giovedì 15 ottobre 2020
Non si può non cominciare da tanti, tantissimi gesti concreti, in tutto il mondo, che già sono in atto e cui bisogna dare rispiro, forza, coraggio. Il patto globale insomma indica un obiettivo grande, ma anche permette di mettere in rete e valorizzare tante energie, spesso mortificata. Un processo di portata storica, insomma che passa attraverso l’impegno di tutti e di ciascuno. Senza alibi per nessuno.

Educare è, in fin dei conti, ciò che connette le persone e le comunità, sul piano orizzontale, e, su quello verticale, ciò che connette il tempo, presente, passato e futuro. È insomma uno dei grandi temi dell’umanità. E della Chiesa. Perché investe tutta la persona, la mette in gioco, la fa progredire (o regredire), la apre al mondo (e al trascendente) o la richiude in un quadro sterile. Educare è di tutti, non solo degli addetti ai lavori e nello stesso tempo tutti siamo, sempre, educatori ed educandi.

Tocchiamo tutti con mano che oggi educare (e-ducere, trarre fuori, come ci insegna l’etimologia) è messo in discussione, contestato, degradato, o semplicemente ignorato.

Già, basta istruire, ovvero abilitare ad alcune conoscenze per la gestione di determinati processi, per salvaguardare gli interessi del mondo produttivo. Oppure comunicare, cioè trasmettere flussi di messaggi, finalizzati ad alcuni obiettivi di carattere sociale. Educare è tutt’altra cosa, molto più complicata, artigianale, perché mette in gioco i rapporti, tutti i rapporti, quella relazione, o quel sistema di relazioni che rende l’uomo, ovvero la persona, pienamente umana. E Paolo VI aveva ricordato, nel suo intervento alle Nazioni Unite che la Chiesa si qualifica come “maestra in umanità”. Ecco allora uno dei suoi successori, che lo ha canonizzato, che richiama, così come avevano fatto i suoi predecessori, ad educare.

Lo fa nella prospettiva orami del ventunesimo secolo. Un mondo come sospeso, e non solo per il virus. Lo stallo dei processi di globalizzazione, il sostanziale fallimento delle prospettive neo liberiste, conflitti vecchi e nuovi, imperialismi vecchi e nuovi, quelle forme striscianti di totalitarismo che già denunciò Giovanni Paolo II.

E non è solo un caso che l’iniziativa del Global Compact on Education, ovvero il Patto mondiale per l’educazione, previsto a maggio e rinviato per la pandemia, sia lanciata proprio ora. Perchè risulta la prima concretizzazione della enciclica “Fratelli tutti”. Educare è così importante oggi che può veramente essere il terreno di uno sforzo comune, in cui ciascuno si metta in gioco. E ritrovi le ragioni profonde del vincolo per cui siamo veramente fratelli, tutti. I fratelli spesso litigano, si affrontano, confliggono, ma sempre stretti da un legame che non si può in alcun modo negare e che si ritrova nei passaggi topici.

Il patto proposto dal Papa, a sua volta sollecitato in questa direzione da tanti autorevoli esponenti di organizzazioni mondiali e di religioni non cristiane, ovvero dai frutti del suo dialogare a tutto campo, è esigente. Convergere su questo impegno significa anche accettare una visione della persona aperta e un grande investimento appunto globale. Tuttavia questo investimento passa prima di tutto attraverso la consapevolezza che non si può non cominciare da tanti, tantissimi gesti concreti, in tutto il mondo, che già sono in atto e cui bisogna dare rispiro, forza, coraggio. Il patto globale insomma indica un obiettivo grande, ma anche permette di mettere in rete e valorizzare tante energie, spesso mortificata. Un processo di portata storica, insomma che passa attraverso l’impegno di tutti e di ciascuno. Senza alibi per nessuno.
[Francesco Bonini - SIR]

Global Compact on Education.
Mons. Zani: “Il Papa ci chiede di allargare gli orizzonti”

"Aderire al patto educativo significa impegnarsi a ricostruire le relazioni a tutti i livelli, a partire dai più vicini, dalla famiglia, dal villaggio, per poi allargarsi alla città, al mondo, alla natura". Così mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l'Educazione cattolica, spiega al Sir il significato del videomessaggio del Papa sul Global Compact on Education, diffuso oggi 15 ottobre 2020. "Allargare gli orizzonti", l'imperativo centrale.

“Un rilancio, una ripartenza”. Così mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica, definisce il videomessaggio di Papa Francesco per il Global Compact on Education, che si sarebbe dovuto tenere il 14 maggio scorso ed è stato rimandato a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Il videomessaggio del Santo Padre viene diffuso oggi, nel corso di un evento alla Pontificia Università Lateranense, dal titolo “Insieme per guardare oltre”, promosso dalla Congregazione per l’Educazione cattolica e dedicato specificamente al mondo accademico.

“Mai come ora c’è bisogno di unire gli sforzi per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”, scriveva il Papa nel messaggio di lancio del Global Compact, rilanciato nel videomessaggio di oggi. Parole che riecheggiano, anticipandola, la “Fratelli tutti”.
Le espressioni di Papa Francesco nel messaggio citato, come nel videomessaggio di oggi, ricollocano il suo pensiero: si tratta di princìpi da sempre inclusi nel suo magistero, già indicati nel messaggio del 12 settembre 2019 per l’evento che si sarebbe dovuto tenere il 14 maggio scorso. Nel videomessaggio di oggi, il Santo Padre rimette a fuoco ulteriormente tutti i suoi pensieri sulla condizione attuale, segnata dalla pandemia da Covid-19.

Nell’attuale scenario socio-culturale mondiale, il patto educativo globale assume un’alta connotazione, risultando ancora più urgente e urgente.

Riguardo ai contenuti, il videomessaggio odierno rimanda chiaramente alla Fratelli tutti e fa in qualche modo da filo conduttore agli interventi pubblici papali soprattutto delle ultime settimane, come il messaggio all’Onu del 25 settembre, in cui il Santo Padre esprime le sue preoccupazioni per la situazione mondiale e per la pace, e il messaggio per l’evento The economy of Francesco, in programma a novembre. L’elemento ispiratore di questi momenti, tutti strettamente connessi tra loro, è la terza enciclica di Papa Francesco, che è la sintesi non soltanto del suo magistero, ma di tutta la dottrina sociale della Chiesa rilanciata oggi, in un orizzonte di sfide inedite e di sfide solite ma acuite dalla pandemia.

Nell’ultimo ciclo di catechesi del mercoledì, il Papa insiste sul fatto che la nostra è una società malata, ma non solo di Covid. In che modo l’educazione può guarire quelle che Francesco chiama le “malattie sociali”?
Nel videomessaggio di oggi il Papa indica sette obiettivi operativi su cui lavorare, i quali costituiscono una sorta di chiave interpretativa della sua pedagogia. “Occorre ascoltare la voce dei bambini, dei ragazzi e dei giovani”, dice il Santo Padre: non parla di studenti, non si rivolge soltanto all’ambito scolastico, ma a quello educativo che è molto più ampio.

Allarga gli orizzonti, chiedendoci di “trasmettere valori e conoscenze; costruire insieme un futuro di pace; rendere degna la vita per ogni persona”. E’ un po’ la sintesi della sua visione.

Ai cardinali, in uno dei suoi cinque discorsi sul patto educativo globale, il Papa ha chiesto di mettersi in ascolto, e questo è tipico del suo atteggiamento e del suo stile. Prima di istruire, bisogna educare, cioè “e-ducere”, mettersi in ascolto, tirare fuori dal suo guscio la persona.

Per Francesco, il primo gesto consiste nel mettere in moto la persona, poi la si istruisce: è questo il suo paradigma educativo, la cui valenza pedagogica va molto al di là del semplice ambito scolastico.

Certo, la scuola è un ambito molto importante, ma il Papa parla anche di arte, di sport, di musica, di economia, di politica: il suo è un invito a 360 gradi.

Oggi il Papa invita tutti ad aderire al Global Compact on Education. Che ruolo può avere ciascuno di noi nel promuoverlo, e quali le responsabilità specifiche del mondo accademico?
Tutti noi siamo chiamati ad affrontare insieme il compito di essere custodi della casa comune e di costruire il futuro del pianeta, come ci chiede Papa Francesco. Dobbiamo investire i talenti di tutti. Tutti siamo protagonisti dell’educazione, perché l’educazione è un patto globale, che coinvolge la sfera sociale, culturale, politica, religiosa, economica.

Aderire al patto educativo, nell’ottica del Papa, significa impegnarsi a ricostruire le relazioni, a tutti i livelli, a partire dai più vicini, dalla famiglia, dal villaggio, per poi allargarsi alla città, al mondo, alla natura.

Per quanto riguarda gli inviti specifici, sono rivolti agli scienziati, agli accademici, ai teologi, agli studiosi in genere. La nostra Congregazione, ad esempio, si è preparata all’evento odierno con 15 congressi internazionali: ne abbiamo fatti 11 e poi ci siamo dovuti interrompere a causa della pandemia. Tanti i temi che sono stati ripresi dalle suggestioni papali: dall’educazione alla democrazia, alla pace, al dialogo, all’ecologia, fino all’educazione come servizio, come dialogo tra le generazioni, tra cultura e religioni, con l’economia. Stiamo continuando a lavorare su quattro aree: l’area della dignità dei diritti umani; l’area della pace e della cittadinanza; l’area dell’ecologia integrale e l’area della fraternità e dello sviluppo. Ognuna di queste aree ha la sua università capofila: rispettivamente, l’Università di Notre Dame negli Usa; l’Università Lateranense; l’Università Javeriana di Bogotà; l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il coordinamento è affidato all’Università Lumsa. L’obiettivo è quello di sviluppare le prospettive indicate nel videomessaggio del Papa e in tutti i suoi interventi sul Global Compact, in modo da dare corpo ad una rete di università che si interfaccino per portare avanti uno studio a livello scientifico con convegni, iniziative e progetti. Come Congregazione, inoltre, abbiamo lavorato assiduamente per raccogliere esperienze sul campo: finora ne abbiamo selezionate 70 in tutto il mondo. [M. Michela Nicolais – SIR]

Global Compact on Education:
Fism, “trasmettere fin da piccoli i valori di accoglienza, apertura all’altro, diritti umani, fraternità”

“Mettere al centro di ogni processo educativo formale e informale la persona, il suo valore, la sua dignità”, “ascoltare la voce dei bambini” a cui trasmettere “valori e conoscenze”, “favorire la piena partecipazione delle bambine e delle ragazze all’istruzione”, “vedere nella famiglia il primo e indispensabile soggetto educatore”. “Papa Francesco è oggi ritornato ancora una volta sul valore dell’educazione delle giovani generazioni a partire dalle famiglie e dalla scuola e dalla comunità intera”, commenta la Fism (Federazione italiana scuole materne). La Federazione ringrazia il Papa per gli appelli rivolti oggi pomeriggio a tutti nel videomessaggio ai partecipanti all’evento per il Global Compact on Education e, si legge in un comunicato, “si riconosce nelle parole del Pontefice” che ha sottolineato come educare sia “un atto di speranza” che “invita alla co-partecipazione”. La Fism, attraverso le sue 9mila strutture presenti sul territorio italiano, “porterà avanti queste istanze unendo i suoi sforzi a quelli di altre realtà associative “nell’intento di far crescere quell’alleanza educativa già collaudata del resto da decenni in molte delle sue esperienze in Italia, dilatando il proprio orizzonte nel segno della fraternità” come auspica anche l’ultima enciclica “Fratelli tutti”. Nella “consapevolezza che nel villaggio dell’educazione proprio dagli spazi ai quali le famiglie affidano i bambini più piccoli occorre – conclude la Fism – iniziare ogni percorso di interiorizzazione dei valori e dei comportamenti che davvero contano poi al centro di ogni esistenza, pur nella maturazione di una propria libertà responsabile: accoglienza ed apertura all’altro, dignità e diritti umani, pace e cittadinanza, ecologia integrale, fraternità e sviluppo”. [G.P.T. - SIR]