L’ottobre missionario e l’attività evangelizzatrice della Chiesa nel mondo attingono nuova ispirazione ed energia dall’odierna Parola di Dio: il libro dell’Esodo (I lettura) rivendica con forza l’attenzione ai forestieri, ai deboli e agli indigenti; e nel Vangelo Gesù unisce indissolubilmente l’amore di Dio e l’amore del prossimo, che sono la sintesi del messaggio di tutta la Bibbia. (...)

Missione è amore di Dio e del prossimo,
e accoglienza degli stranieri

Esodo 22,20-26; Salmo 17; 1Tessalonicesi 1,5-10; Matteo 22,34-40

Riflessioni
L’ottobre missionario e l’attività evangelizzatrice della Chiesa nel mondo attingono nuova ispirazione ed energia dall’odierna Parola di Dio: il libro dell’Esodo (I lettura) rivendica con forza l’attenzione ai forestieri, ai deboli e agli indigenti; e nel Vangelo Gesù unisce indissolubilmente l’amore di Dio e l’amore del prossimo, che sono la sintesi del messaggio di tutta la Bibbia. Rispetto ai testi biblici Gesù porta una originalità; aggiunge una piccola parola: simile. Idue amoriper Dio e per il prossimo, sono posti sullo stesso piano. L’apostolo Giovanni lo dirà con chiarezza: Chi non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio che non vede(1Gv 4,20). Il prossimo, l’altro, è “simile” a Dio; l’altro è “sacro” come Dio. Gli altri sono tabernacoliviventi di Dio. La vera adorazione di Dio è anche fermarmi ad asciugare le lacrime di chi è ferito. Molto bella l’immagine che ci offre il teologo Bonhoeffer: l’amore del cristiano è un amore polifonico. Un canto a tre voci. Una melodia che sa coniugare Dio, l’altro e se stessi (Roberto Vinco).

Gesù si trova davanti un altro tranello, oltre a quello di domenica scorsa sul tributo al Cesare. La questione posta adesso a Gesù non è la domanda innocente di un bambino del catechismo, ma una nuova trappola farisaica, che affonda le radici nel labirinto dei 613 precetti estratti dalla Bibbia, tra grandi e minimi; 365 negativi -non fare…- e 248 positivi -fa questo…, sulla cui gerarchia cavillavano i dottori della legge. Gesù smonta tutto questo apparato e semplifica le norme morali andando al cuore dei comandamenti: l’amore riassume tutta la Legge (v. 40). Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore (Dt 6,5) e amerai il tuo prossimo come te stesso (Lv 19,18): per Gesù sono comandamenti simili (v. 37.39), complementari; sono come due rami di una stessa pianta, che hanno una radice comune e un’identica linfa: l’amore. Lo spiega bene S. Agostino: “L’amore di Dio è il primo che viene comandato, l’amore del prossimo è il primo però che si deve praticare… Amando il prossimo, rendi puro il tuo occhio per poter vedere Dio”.

Nel contesto dell’ottobre missionario e dell’attività evangelizzatrice della Chiesa, questo insegnamento trova applicazioni immediate, perché la missione è espressione d’amore. L’annuncio del Vangelo è la forma più alta di amore verso Dio e verso il prossimo: è il servizio più efficace, il migliore che la Chiesa può offrire ai popoli per il rinnovamento delle persone e della società. Per questo, la missione della Chiesa offre - da sempre - un’ampia gamma di servizi materiali soprattutto alle persone più bisognose, grazie alla generosa collaborazione dei fedeli cristiani.

L’amore del prossimo ha destinatari concreti e quotidiani (I lettura): il forestiero, la vedova, l’orfano, l’indigente… Dio si è impegnato solennemente ad ascoltare il loro grido di aiuto (v. 22.26), e punirà chi li maltratta (v. 22.23). Egli è un Dio pietoso e concreto, che si preoccupa di come il povero potrebbe coprirsi di notte, senza il mantello (v. 26). Il nostro Dio è grande, ma non è lontano, è vicino; ha preoccupazioni concrete per chi è nel bisogno. Per questo Gesù (Vangelo) eleva l’amore per il prossimo al rango dell’amore per Dio. “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (v. 39) significa che il prossimo è uno dei tuoi, uno di casa tua, della tua famiglia, ti appartiene; quindi più nessuno è estraneo o straniero. Il prossimo è come te, è simile a Dio, è come Dio. Nel giudizio finale Gesù ci dirà - in bene o in male, secondo le nostre opere - “l’avete fatto a me!” (Mt 25,40). Ancora una volta, nella recente lettera enciclica “Fratelli Tutti”, Papa Francesco ci stimola tutti ad aprirci alle dimensioni universali della fraternità. (*)

Il monito di Dio è tassativo riguardo all’accoglienza degli stranieri (I lettura): “Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto” (v. 20). L’accoglienza dei migranti e stranieri è oggi un tema sensibile, urgente e conflittuale qui e in molti paesi e situazioni sociali. Purtroppo, i migranti sono spesso vittime di ingiuste generalizzazioni ed equivalenze fra migranti = clandestini = criminali. Non si tratta di fare un’accoglienza massiva e indiscriminata, ma un’accoglienza fraterna e oculata che mira a proteggere, promuovere e integrare i migranti, profughi, sfollati, come insegna con insistenza Papa Francesco.

Va crescendo anche l’impegno della società civile, di molti giovani e di vari gruppi che proclamano con determinazione: “Nella mia città nessuno è straniero!” - “Apri la tua casa al mondo e il mondo sarà la tua casa”. In generale i giovani, soprattutto, sono molto sensibili e disponibili all’impegno su questi temi. La nostra società e la missione nel mondo hanno bisogno di loro!  E loro hanno bisogno della missione, perché la missione li rigenera. L’apertura e l’accoglienza degli altri - lontani e diversi - hanno una stretta relazione con l’attività missionaria, in quanto questa comporta una educazione alla mondialità e una benefica apertura di orizzonti umani e spirituali.

Parola del Papa
(*) «Fratelli tutti», scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio. Qui egli dichiara beato colui che ama l’altro «quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui». Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita. 
Papa Francesco
Enciclica Fratelli tutti, 3 ottobre 2020, n. 1

Sui passi dei Missionari

21/10 (Correzione del testo precedente): · Ricordo di Teresa Grigolini Cocorempas (1853-1931), laica, sposa e madre, già suora missionaria comboniana in Sudan, dove visse 16 anni di prigionia (1882-1898) sotto il regime della Mahdia, capeggiata dal profeta islamico El Mahdi. Assieme a lei, altre 7 consorelle e 4 missionari del Comboni condivisero, in forme e tempi diversi, le tragiche vicende della prigionia mahdista. Per salvare le sue consorelle da mali peggiori, Teresa, con grande sacrificio, volontariamente accettò di sposarsi con un commerciante greco. Morì a Mambrotta (Verona), suo paese natale, dove si ritirò dopo la morte del marito Dimitri Cocorempas e la sistemazione dei due figli. Visse gli ultimi 11 anni di vita nel silenzio, la preghiera e la carità, perdonando generosamente a tutti.

25   B. Carlo Gnocchi (1902-1956), milanese, cappellano militare in Grecia e Russia durante la guerra. Dopo il conflitto, si dedicò ad assistere ragazzi orfani e mutilati di guerra, vittime di bombardamenti e di altri ordigni bellici. Fu pioniere nella donazione di organi. Egli stesso, alla morte, donò le sue cornee per due giovani ciechi.

27   Anniversario dell’incontro di Assisi (1986), convocato da Papa Giovanni Paolo II, che invitò i rappresentanti delle Chiese cristiane, delle comunità ecclesiali e delle religioni mondiali, per una giornata di preghiera e digiuno per la pace.

* Giornata del dialogo cristiano-islamico.

28   Ss. Simone (detto il Cananeo, zelota) e Giuda (Taddeo), apostoli e martiri.

·     A Lima, festa del Señor de los Milagros, immagine miracolosa del Crocifisso, disegnata su una parete da uno schiavo africano (c. 1651), molto venerata da folle di popolo in Perù e altrove.

·     Dopo la morte di san Daniele Comboni (1881), il suo Istituto missionario fu trasformato in Congregazione religiosa (28/10/1885). Nel 1887, i primi 10 Figli del Sacro Cuore di Gesù (oggi Missionari Comboniani) fecero i primi voti e partirono per l’Africa.

29   B. Chiara Luce Badano (1971-1990), savonese, giovane attivista del Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich. (Vedi 14/3). Morì a 19 anni per un sarcoma osteogenico con metastasi. Durante le cure mediche, rimase in contatto con il movimento, incoraggiando i tanti giovani che la visitavano e dando a tutti testimonianza di fede e di serenità.

·     SdD. Christophe Munzihirwa Mwene Ngabo (1926-1996), gesuita congolese, arcivescovo di Bukavu (Rd Congo), assassinato. Era coraggioso nel denunciare il male, l’ingiustizia e l’occupazione illegale del territorio da parte di gruppi armati stranieri. Fu soprannominato “Il Romero del Congo”. «Mons. Munzihirwa è morto da martire come ha vissuto! Era un profeta!» (cardinale Jozef Tomko).

30   B. Alessio Zaryckyj (1912-1963), sacerdote greco-cattolico dell’Ucraina. Perseguitato per la sua fede, trascorse quasi 10 anni in prigione e morì martire nel campo di concentramento a Dolinka (Kazakistan).

·     Ricordo di Jean Henri Dunant (1828-1910), imprenditore e filantropo svizzero. Fondò a Ginevra (1863) la Croce Rossa Internazionale, organizzazione umanitaria di soccorso volontario e neutrale ai feriti di guerra, di ogni appartenenza etnica e religiosa. Ricevette il Premio Nobel per la Pace (1901); la Croce Rossa lo ricevette 3 volte: 1917, 1944, 1963. (Vedi 8/5).

31   S. Alfonso Rodríguez (c. 1533-1617), gesuita spagnolo, fratello coadiutore, portinaio nel convento di Maiorca (Baleari), dal quale passavano i missionari per il Nuovo Mondo. Tra questi, anche il giovane Pietro Claver. L’incontro con san Alfonso fu decisivo per la missione e la santità del grande apostolo degli schiavi a Cartagena, Colombia. (Vedi 9/9).

·     B. Irene-Mercede Stefani (1891-1930), missionaria italiana della Consolata, dedita ai malati e all’insegnamento in Kenya e Tanzania. Era chiamata ‘Nyaatha’ (abbreviativo di Nyina wa tha, ‘madre di misericordia’).

·     Ricordo di Jean Cassaigne (1895-1973), francese, membro delle Missioni estere di Parigi (Mep), missionario in Vietnam tra le minoranze etniche a Da Lat. Si distinse per la sua carità verso i lebbrosi, per i quali fondò un villaggio. Fu vescovo di Saigon per 15 anni. Divenuto lebbroso, rinunciò alla sede episcopale e tornò a vivere con i lebbrosi nella – diceva – «parrocchia più bella del mondo».

·     Ricordo di Louis Massignon (1883-1962), diplomatico e orientalista francese, terziario francescano, studioso e professore di islamistica, attivo nella ricerca scientifica e promotore di buoni rapporti con il mondo di cultura araba. Pio XI lo definì il “cattolico musulmano”. Richiese al governo e alla polizia francese di usare metodi più umani verso gli algerini. Contribuì ad aprire la Chiesa al dialogo e alla riconciliazione con l’Islam.

·     Giorno della Riforma (Refornation Day) festa religiosa celebrata da Luterani e Riformati. Ricorda la nascita della Riforma protestante, quando Martin Lutero, nel 1517, affisse le sue 95 tesi sulla porta del castello di Wittenberg (Germania). Lungo i secoli, i vari gruppi protestanti hanno contribuito grandemente alla diffusione della Bibbia e della fede in Cristo.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.comboni.org    “Parola per la Missione”

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