Mercoledì 4 novembre 2020
Nel mondo circa la metà degli studenti non può ancora rientrare a scuola. E molti di loro non hanno accesso nemmeno alla didattica a distanza. [Foto: UNICEF/UNI334909/Ryeng. Testo:
Alessia Ferri – Osservatorio Diritti]

Diritto allo studio e coronavirus: la situazione è complessa e il diritto allo studio in diversi casi non è garantito.  A partire dalla primavera 2020 le scuole hanno chiuso in 192 Paesi, lasciando fuori 1,6 miliardi di bambini e ragazzi. A distanza di mesi, mentre in Italia le aule hanno riaperto a metà settembre, in molte parti del mondo i problemi sono maggiori.

Secondo quanto scritto da Unicef nella seconda metà di settembre, infatti, attualmente sono 872 milioni i bambini e ragazzi, appartenenti a 51 Paesi, non ancora in grado di tornare nelle aule. Parliamo della metà della popolazione studentesca mondiale.

Scuole chiuse: ecco le conseguenze

Questa assenza prolungata da scuola non solo è negativa per l’apprendimento, ma porta con sé altre conseguenze devastanti, soprattutto in certe aree geografiche. La scuola infatti rappresenta un ambiente protetto e solidale che fornisce servizi vitali anche in termini di salute, vaccinazione e nutrizione.

Non frequentarla espone maggiormente al rischio di violenza fisica e psicologica, lavoro minorile e abusi sessuali. Inoltre più il tempo passa più la probabilità di uscire dal ciclo della povertà e di tornare un giorno a sedersi su un banco diminuisce. La previsione è infatti che almeno 24 milioni di bambini abbandoneranno la scuola a causa del Covid-19.

Alla luce di questo allarmante scenario, Unicef, Unesco e Oms in uno studio hanno lanciato un appello ai Governi di tutto il mondo perché diano priorità alla riapertura delle scuole, là dove la pandemia lo consenta.

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Bambini seguono le lezioni via radio in Etiopia – Foto: UNICEF/UNI340679/Tesfaye

Didattica a distanza, ma non per tutti

Dalla chiusura degli istituti scolastici, chi ha potuto ha usufruito della didattica a distanza attraverso trasmissioni radiofoniche, televisive o digitali. L’hanno promossa più del 90% dei ministeri dell’Istruzione, ma non è stata però accessibile a tutti.

Secondo Unicef solo il 69% degli studenti è stato potenzialmente in grado di usufruirne. Stime che nella realtà si abbassano ulteriormente e parlano di 463 milioni di giovani che per diverse cause sono stati esclusi dalla didattica a distanza, restando di fatto privi di una qualunque forma di istruzione.

Maggiori criticità nella scuola per bambini piccoli

Le lacune più gravi si sono registrate nella scuola pre-primaria, che nel 40% dei Paesi non ha beneficiato di alcun supporto a distanza. Questo nonostante sia noto che investire sull’istruzione in questa fascia d’età riduca il rischio di abbandono della scuola primaria e secondaria e aumenti la probabilità di successo lavorativo.

La fruizione è aumentata con l’avanzamento del livello scolastico. Le famiglie con studenti più grandi sono di solito meglio attrezzate con la tecnologia rispetto a quelle con bambini più piccoli e gli incentivi statali spesso mirano a raggiungere prima gli alunni di cicli di studi secondari.

Diritto allo studio e divario tecnologico

A livello geografico l’apprendimento a distanza si è attuato maggiormente nei Paesi ricchi rispetto ai poveri e nelle aree più abbienti o urbane, a discapito delle zone rurali, dove in tutto il mondo oltre il 70% degli studenti è stato escluso da questa possibilità.

Anche la scelta della tecnologia a supporto è dipesa dalla situazione economica. L’istruzione via radio ha avuto tassi molto più elevati nelle nazioni a basso reddito (80%). Al contrario internet e tv sono stati usati raramente in luoghi a basso reddito (47 e 60%) e di più in quelli a reddito medio-basso (79-82%) e medio-alto (95-92%).

La situazione più difficile ha riguardato l’Africa, in particolare l’area subsahariana, con circa la metà degli studenti esclusi da questo tipo di formazione.

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Scuola a distanza via Tv in Africa – Foto: UNICEF/UNI326140/Otieno

Africa, dove il diritto allo studio è stato annullato

Ma le difficoltà per gli studenti si sono estese di fatto a tutta l’Africa, come documentato da Human Rights Watch. La ong da aprile ad agosto 2020 ha condotto interviste a distanza con ragazzi, genitori, insegnanti e funzionari dell’istruzione in diversi Paesi del continente sugli effetti della pandemia sull’istruzione.

È emerso come, nonostante in alcuni di questi Paesi si stia al momento lentamente tornando alle lezioni in aula, l’emergenza abbia accentuato le disuguaglianze esistenti e i bambini già in precedenza a rischio di essere esclusi da un’istruzione di qualità siano stati i più colpiti.

Scuole chiuse, studenti lasciati soli

Molti giovani, infatti, non hanno ricevuto istruzione dopo la chiusura delle scuole. «Ci è stato solo detto di rileggere regolarmente i nostri appunti in attesa di nuove direttive dalle autorità», spiega uno studente congolese. «All’inizio pensavo che la scuola sarebbe ricominciata presto, quindi non l’ho fatto, ma poi quando ho capito che non sarebbe stato così, ho iniziato a leggerli e mi sono accorto di aver dimenticato molto di ciò che avevo studiato in classe».

E ancora: «Non mi rende felice che i miei figli non vadano più a scuola. Che ne sarà di loro se non verranno istruiti?», si chiede invece una madre di due bambini in età prescolare nel Nord Kivu, Congo, dove il 10 agosto le scuole sono state riaperte per consentire agli studenti dell’ultimo anno di sostenere gli esami.

Le bambine più colpite dalla chiusura delle aule

In questa situazione, come spesso accade in momenti di emergenza, a subirne i contraccolpi maggiori sono state le ragazze, chiamate a difendersi da altri nemici, oltre che dall’impoverimento culturale. Taisha S., 16enne del Kenya, ha raccontato di non essere andata a casa del suo insegnate di scienze per lezioni private, a differenza dei compagni maschi, per la paura di restare sola con lui.

Un insegnante di scuola elementare a Nairobi ha invece ricevuto telefonate da alcune studentesse che lo informavano di essere state molestate da padri o zii, costretti in casa con loro.

La chiusura diffusa delle scuole aumenta anche i rischi di matrimoni precoci. Spesso, inoltre, approfittando della loro presenza in casa, le famiglie si aspettano che le bambine inizino a occuparsi dei fratellini e delle faccende domestiche, a discapito dell’istruzione. Questa è inoltre già fortemente osteggiata: se in famiglia esiste un solo dispositivo con il quale seguire le lezioni a distanza, la precedenza spetta al figlio maschio se c’è.

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Bambini in aula – Foto: Unicef Thailandia

Coronavirus, diritto allo studio negato per sempre

La didattica a distanza è in molti casi difficile se non impossibile da attuare per la mancanza di radio, televisioni, computer, smartphone o connessioni sufficienti.

«Ci sono ragazzi che vivono in case minuscole dove manca perfino il cibo perché i genitori hanno perso le fonti di sostentamento a causa della pandemia», spiega un insegnante dell’insediamento di Mathare a Nairobi. Purtroppo molti di loro non solo non conosceranno mai la formazione a distanza, ma non riprenderanno mai il ciclo di studi in presenza perché devono aiutare le famiglie in difficoltà.

Già oggi una ricerca nella Repubblica Centrafricana condotta dall’International Peace Information Service mostra un aumento dei bambini sotto i 15 anni che lavorano nel settore dell’oro e in miniere di diamanti dallo scoppio della pandemia. Numeri purtroppo destinati ad aumentare.
[Alessia Ferri – Osservatorio Diritti]