XXXII Domenica del tempo ordinario – Anno A: “la gioia dell’incontro e del banchetto”

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La parabola delle dieci fanciulle (Mt 25,1-13) è ricca di simboli e di messaggi da leggersi nel contesto biblico: il simbolismo nuziale che indica il rapporto Dio-uomo, i simboli della veglia e del sonno, la notte e la luce, l’olio, sapienza e stoltezza, il ritardo dello sposo, la porta chiusa, il banchetto nuziale e altri simboli.

Missione è condividere la gioia
dell’incontro e del banchetto

Sapienza 6,12-16; Salmo 62; 1Tessalonicesi 4,13-18;
Matteo 25,1-13

Riflessioni
L’esperienza è un pettine che la natura dona ai calvi”. Questo proverbio cinese, che suona come un monito alla superficialità umana, quasi una beffa agli arroganti, è uno dei tanti messaggi che la saggezza millenaria dei popoli, di ogni tempo e luogo, lancia alle future generazioni, sotto forma di proverbi e assiomi. Anche la Bibbia, soprattutto nei cosiddetti libri “sapienziali”, è ricca di messaggi di umanità e di valori spirituali. Ne abbiamo un saggio nella I lettura di oggi. Prossimi ormai alla conclusione dell’anno liturgico, le letture di oggi ci offrono il tema della “sapienza”, che si presenta come saggezza umana, frutto dell’esperienza, ma soprattutto come dono gratuito di Dio, che conduce alla verità sulle persone e le cose. La sapienza appare spesso come personificata: “Lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei” (v. 16) e si siede alla porta di chi si leva per essa di buon mattino (v. 14). Per quanti amano la verità e la sapienza, fa bene ricordare la testimonianza di un saggio dell’India: “La verità è come un grande albero: più lo si coltiva, più dà frutti” (Mahatma Gandhi).

La Sapienza, la Verità nel sommo grado, è Dio stesso. È Lui il tesoro a cui l’anima del salmista anela con l’ansia dell’assetato che cerca l’acqua. Il salmo responsoriale esprime intensamente la gioia della ricerca e dell’incontro con Dio, rivolgendosi più di 15 volte (con pronomi e aggettivi) a un “Tu” ben concreto, amato e desiderato. Questo amico del cuore è Gesù stesso, lo sposo che oggi, nella parabola delle dieci fanciulle (Vangelo), parla alla sua sposa, la Chiesa, dentro la quale alcune persone sono stolte e altre sagge. La parabola è ricca di simboli e di messaggi da leggersi nel contesto biblico: il simbolismo nuziale che indica il rapporto Dio-uomo, i simboli della veglia e del sonno, la notte e la luce, l’olio, sapienza e stoltezza, il ritardo dello sposo, la porta chiusa, il banchetto nuziale e altri simboli.

L’attesa e l’accoglienza dello sposo, il Signore Gesù, che viene non si sa a quale ora, esige una risposta personale e insostituibile, simboleggiata anche nella vicenda dell’olio (richiesto da alcune donzelle e rifiutato dalle altre), che ognuno deve procurarsi nella vita. La sapienza è come un olio che non è facile spartire: “è un olio che produciamo da noi stessi, nella nostra interna macerazione, con le nostre sofferenze, con i nostri atti di amore… Noi dobbiamo adoperarci perché questo olio non ci venga mai meno” (E. Balducci). Certamente non possiamo sostituirci a nessuno nella risposta personale al Dio che chiama e salva, ma possiamo, anzi dobbiamo condividere con altri il dono della fede e della conoscenza di Cristo, che ci sostiene nel cammino e che può illuminare anche altre persone che cercano la verità con cuore sincero.

Come le ragazze della parabola, anche noi siamo invitati ad “andare incontro al Signore che viene” (cfr. Vangelo v. 6), a interpretare la nostra vita come un continuo uscire da noi stessi per incontrare Dio e gli altri. È faticoso essere disposti a cercare, cambiare, lasciar morire vecchie sicurezze per aprirsi al nuovo di Dio e degli altri. Ma questa è la condizione per crescere in sapienza. Ci consola sapere che «La Sapienza va incontro a chi la cerca» (cfr. I lettura, v. 15-16).

Per fede sappiamo che lo sposo che attendiamo, e che arriva nella notte, è Cristo, il quale ci invita a entrare al banchetto della vita, a essere “per sempre con il Signore” (II lettura, v. 17). Noi che siamo confortati da questa speranza (v. 13-14.18), con senso di responsabilità missionaria vogliamo che anche per altri - per tutti! - sia aperta la porta del banchetto. Coscienti che la porta è Cristo (Gv 10,9), Lo annunciamo come maestro e salvatore, focalizzando il messaggio missionario anzitutto sulla Sua persona. Ce lo insegna anche un santo moderno, un gesuita del Cile, innamorato di Cristo e dei poveri: “Il cristianesimo non è una dottrina astratta: un insieme di dogmi da credere, di precetti e comandamenti. Il cristianesimo è Lui! Il cristianesimo è Cristo” (San Alberto Hurtado Cruchaga). In forza di questa fede, egli aprì la “Casa di Cristo” (Hogar de Cristo), per accogliere poveri, persone abbandonate, senza dimora… I Poveri! Proprio per questi Papa Francesco ha fissato nel calendario annuale delle comunità cristiane la Giornata mondiale dei Poveri (*), da celebrarsi nella penultima domenica dell’anno liturgico; sarà domenica prossima, con il tema: Tendi la tua mano al povero.

Parola del Papa

(*) « “Tendi la tua mano al povero” (cfr. Sir 7,32). La sapienza antica ha posto queste parole come un codice sacro da seguire nella vita. Esse risuonano oggi con tutta la loro carica di significato per aiutare anche noi a concentrare lo sguardo sull’essenziale e superare le barriere dell’indifferenza. La povertà assume sempre volti diversi, che richiedono attenzione ad ogni condizione particolare: in ognuna di queste possiamo incontrare il Signore Gesù, che ha rivelato di essere presente nei suoi fratelli più deboli (cfr. Mt 25,40)… La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili. Per celebrare un culto che sia gradito al Signore, è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio… Sempre l’incontro con una persona in condizione di povertà ci provoca e ci interroga. Come possiamo contribuire ad eliminare o almeno alleviare la sua emarginazione e la sua sofferenza?»
Papa Francesco
Messaggio per la Giornata mondiale dei Poveri, 15 novembre 2020, n. 1.2.4

Sui passi dei Missionari

8     (o in altra data): Giornata del Ringraziamento a Dio per i frutti della terra. 

·      B. Giovanni Duns Scoto (1265-1308), francescano scozzese, professore di teologia presso le Università di Cambridge, Oxford, Parigi e Colonia, dove morì. Approfondì in particolare lo studio dell’Incarnazione del Verbo, e fu un pioniere difensore dell’Immacolata Concezione di Maria. È dottore della Chiesa.

9     Dedicazione della Basilica di S. Giovanni in Laterano, cattedrale del Papa in quanto vescovo di Roma. È la chiesa «Madre e Capo di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe», come è scritto su una pietra della facciata.

·     Ricordo della caduta del Muro di Berlino (1989), avvenimento simbolo di rapporti nuovi fra i popoli, specialmente fra l’Est (comunista) e l’Ovest (capitalista).

10   S. Leone Magno (c. 390-461), Papa (440-461), dottore della Chiesa per la dottrina cristologica ai tempi del Concilio di Calcedonia (451). Salvò l’Italia dagli Unni di Attila e gli abitanti di Roma dai Vandali di Genserico (455). Fu il primo Papa che ebbe il titolo di Magno (grande).

11   S. Martino di Tours (316-397), nato in Pannonia (odierna Ungheria), seguì il padre in Italia nel servizio delle armi, che però abbandonò dopo il battesimo a 18 anni, per dedicarsi alla vita monastica e allo studio della Bibbia. Eletto contro sua volontà vescovo di Tours (371), evangelizzò la Francia rurale, con fama di taumaturgo. Fu uno dei primi ‘santi non martiri’ a ricevere culto liturgico.

·     B. Vincenzo Eugenio Bossilkov (Bulgaria 1900-1952), martire, religioso passionista e vescovo di Nicopoli, ucciso in carcere a Sofia per la sua ferma comunione con la Chiesa di Roma. Due giorni dopo, tre sacerdoti agostiniani dell’Assunzione furono martirizzati in carcere a Sofia.

12   S. Giosafat-Giovanni Kuncewicz (1580-1623), sacerdote monaco dell’Ordine di S. Basilio. Divenne archimandrita della Santissima Trinità di Vilna (1614), vescovo di Vitebsk (1617) e arcivescovo di Polotsk (odierna Bielorussia) nel 1618. Fu il grande difensore delle Chiese ‘uniate’, cioè le comunità ecclesiali con riti e sacerdoti greco-russi, ma in comunione con la Chiesa di Roma. A causa di ciò, un gruppo di ortodossi lo assalì e lo uccise a colpi di spade e moschetto, facendo di lui il primo martire dell’unione dei greco-russi con la Chiesa cattolica di Roma.

13   S. Leandro di Siviglia (c. 540-600), monaco e vescovo di Siviglia. Fu l’anima del III Concilio di Toledo (589), convocato dal re Recaredo, che abiurò l’eresia ariana e diede impulso alla conversione generale del regno visigoto. Nell’omelia di chiusura del Concilio, Leandro commentò: «Nuovi popoli sono nati d’un tratto per la Chiesa. Quelli che prima ci facevano soffrire con la loro durezza, ora ci consolano con la loro fede».

14   Festa del Diwali, chiamata anche Dipavali o Deepawali (festa delle luci). È celebrata da indù, sikhs e jainisti come simbolo della vittoria della verità sulla menzogna, della vita sulla morte, del bene sul male.

15   Giornata mondiale dei poveri, istituita da Papa Francesco (2016), “come segno concreto dell’Anno Santo della Misericordia”. -Tema per il 2020: “Tendi la tua mano al povero” (cfr. Sir 7,32).

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.comboni.org    “Parola per la Missione”

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