Domenica 15 novembre 2020
“Tendi la tua mano al povero” è la frase del libro del Siracide (7,32) che papa Francesco ha posto a titolo del suo messaggio per la IV Giornata mondiale dei Poveri che si celebra domani. Abituati ormai a tante “giornate”, spesse volte scivolano via dalla nostra vita come se niente fosse, rimandando ogni volta l’interesse all’anno successivo. Diamoci una piccola scossa perché non succeda anche per questa Giornata dei Poveri 2020.

Mani tese

“Tendi la tua mano al povero” è la frase del libro del Siracide (7,32) che papa Francesco ha posto a titolo del suo messaggio per la IV Giornata mondiale dei Poveri che si celebra domani. Abituati ormai a tante “giornate”, spesse volte scivolano via dalla nostra vita come se niente fosse, rimandando ogni volta l’interesse all’anno successivo. Diamoci una piccola scossa perché non succeda anche per questa Giornata dei Poveri 2020.

La povertà aumenta nel nostro Paese e nel mondo intero. Il nuovo rapporto di Caritas Italiana dal titolo Gli anticorpi della solidarietà, pubblicato nel 2020, rileva che nell’ultimo anno gli utenti approdati ai centri d’ascolto sono aumentati dal 31% al 45% e conferma la debolezza atavica di alcune categorie: famiglie numerose e quelle con figli minori, i cittadini stranieri, i cittadini con una minore istruzione.

La situazione si è aggravata per via della pandemia in corso e colpisce categorie che prima ne erano immuni: molti – soprattutto gli autonomi – hanno perso il lavoro. La diffusione di quello sommerso e semi-sommerso segna il percorso dei più fragili, togliendo loro ogni possibilità di futuro e di riscatto sociale. Sono emerse, inoltre, altre forme di vulnerabilità, con disagi più difficili da individuare perché nascosti tra le mura domestiche, nei silenzi delle persone, nell’interruzione dei rapporti: sono esplosi il disagio psicologico-relazionale, i problemi connessi alla solitudine e forme depressive, cresciuti rispettivamente dell’86,4%, dell’82,2% e del 77,5%.

Papa Francesco ci invita a tendere le nostre mani a chi ha bisogno: “In questi mesi – scrive – nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere! La mano tesa del medico che si preoccupa di ogni paziente, cercando di trovare il rimedio giusto. La mano tesa dell’infermiera e dell’infermiere che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati. La mano tesa del sacerdote che benedice con lo strazio nel cuore. La mano tesa del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare. La mano tesa di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e sicurezza. E altre mani tese potremmo ancora descrivere fino a comporre una litania di opere di bene.”

E la nostra mano dov’è? Ben conservata in tasca per stringere quel poco che abbiamo tutto per noi?
Tendi la tua mano al povero. Il povero è Cristo!
[Giorgio Zucchelli, direttore “Il Nuovo Torrazzo” (Crema)  – SIR]

“Ascoltare il grido silenzioso dei poveri”
Papa Francesco

(Foto Vatican Media/SIR)

Oggi, 15 novembre, si celebrerà per la quarta volta la Giornata mondiale dei poveri, indetta da Papa Francesco al termine del Giubileo. Ecco alcuni "spunti" dai messaggi delle precedenti edizioni.

“Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità”. Lo scrive il Papa, nel messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, in programma domani, 15 novembre, sul tema “Tendi la tua mano al povero” (Sir 7,32).

Nel messaggio, Francesco dedica ampio spazio all’analisi dello scenario che si è creato con l’emergenza sanitaria in corso e rende omaggio alle “mani tese” – spesso invisibili – dei “santi della porta accanto”, stigmatizzando invece le “mani tese” di chi agisce in base al narcisismo, al cinismo e alla globalizzazione dell’indifferenza. La Giornata mondiale dei poveri, che quest’anno si celebra per la quarta volta, è stata istituita da papa Francesco nel 2016, al termine del Giubileo della Misericordia, nella lettera apostolica “Misericordia et misera” .

Da allora in poi, in tutte le diocesi del mondo, la XXXIII Domenica del Tempo ordinario diventa l’occasione per iniziative concrete di condivisione e di incontro con i mille volti della povertà, elencati nel primo Messaggio del Santo Padre per la Giornata: dolore, emarginazione, sopruso, violenza, torture, prigionia e guerra, privazione della libertà e della dignità, ignoranza e analfabetismo, emergenza sanitaria e mancanza di lavoro, tratta e schiavitù, esilio e miseria.

La ricchezza sfacciata. “Ai nostri giorni, purtroppo, mentre emerge sempre più la ricchezza sfacciata che si accumula nelle mani di pochi privilegiati, e spesso si accompagna all’illegalità e allo sfruttamento offensivo della dignità umana, fa scandalo l’estendersi della povertà a grandi settori della società in tutto il mondo. Dinanzi a questo scenario, non si può restare inerti e tanto meno rassegnati. Alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi; alla povertà che avvelena i pozzi della partecipazione e restringe gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società”. (Messaggio per la Giornata dei poveri, 19 novembre 2017)

Nessuna delega. “La Giornata Mondiale dei Poveri intende essere una piccola risposta che dalla Chiesa intera, sparsa per tutto il mondo, si rivolge ai poveri di ogni tipo e di ogni terra perché non pensino che il loro grido sia caduto nel vuoto. Probabilmente, è come una goccia d’acqua nel deserto della povertà; e tuttavia può essere un segno di condivisione per quanti sono nel bisogno, per sentire la presenza attiva di un fratello e di una sorella. Non è un atto di delega ciò di cui i poveri hanno bisogno, ma il coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido. La sollecitudine dei credenti non può limitarsi a una forma di assistenza – pur necessaria e provvidenziale in un primo momento –, ma richiede quella «attenzione d’amore”. (Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, 18 novembre 2018)

Toccare la sua carne. “Nella vicinanza ai poveri, la Chiesa scopre di essere un popolo che, sparso tra tante nazioni, ha la vocazione di non far sentire nessuno straniero o escluso, perché tutti coinvolge in un comune cammino di salvezza. La condizione dei poveri obbliga a non prendere alcuna distanza dal Corpo del Signore che soffre in loro. Siamo chiamati, piuttosto, a toccare la sua carne per comprometterci in prima persona in un servizio che è autentica evangelizzazione. La promozione anche sociale dei poveri non è un impegno esterno all’annuncio del Vangelo, al contrario, manifesta il realismo della fede cristiana e la sua validità storica. L’amore che dà vita alla fede in Gesù non permette ai suoi discepoli di rinchiudersi in un individualismo asfissiante, nascosto in segmenti di intimità spirituale, senza alcun influsso sulla vita sociale”. (Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, 17 novembre 2019)
[M. Michela Nicolais - SIR]