Giovedì 26 novembre 2020
Impegno ed entusiasmo, consapevolezza della necessità di cambiare e delle difficoltà che occorre affrontare per arrivare in fondo ad un percorso che è appena iniziato. E poi una grande responsabilità che nasce dall’avere partecipato ad un evento pressoché unico. Dopo l’incontro mondiale The economy of Francesco – svoltosi dal 19 al 21 novembre con la partecipazione di oltre 2000 giovani connessi da 120 Paesi –, i giovani si interrogano, riesaminano quanto fatto e quanto ascoltato e, soprattutto, guardano ai prossimi mesi in vista dell’appuntamento 2021 sempre ad Assisi.

Li incontriamo a margine di un webinar organizzato da “L’Atelier dell’impresa ibrida”, co-diretto da Torino Nord Ovest e dai Padri Giuseppini del Murialdo: impressioni, suggestioni, idee e progetti nati dal percorso fatto fin qui.

THE ECONOMY OF FRANCESCO
L’impegno per gli altri, subito e concreto. Cinque giovani guardano avanti:
“A noi è stata affidata la responsabilità del cambiamento”

Impegno ed entusiasmo, consapevolezza della necessità di cambiare e delle difficoltà che occorre affrontare per arrivare in fondo ad un percorso che è appena iniziato. E poi una grande responsabilità che nasce dall’avere partecipato ad un evento pressoché unico. Dopo la tre giorni mondiale di The economy of Francesco, i giovani si interrogano, riesaminano quanto fatto e quanto ascoltato e, soprattutto, guardano ai prossimi mesi in vista dell’appuntamento 2021 sempre ad Assisi.

Una istantanea scattata sul territorio dei “risultati” di The economy of Francesco arriva da Torinodove un gruppo di giovani, dopo aver seguito tutto l’evento, ha riportato a casa attraverso “Testimoni si diventa”, un webinar organizzato da “L’Atelier dell’impresa ibrida” co-diretto da Torino Nord Ovest e dai Padri Giuseppini del Murialdo, impressioni, suggestioni, idee e progetti nati dal percorso fatto fin qui.

Proprio la constatazione che il cammino non si è concluso, ma che, anzi, si è solo all’inizio o quasi, arriva da Daniele Lonardo (che di mestiere fa l’europrogettista, oltre che essere impegnato in vari ambiti tra i quali il Gruppo giovani Ucid Torino), che spiega: “Urge la necessità che i giovani continuino a fare rete per sviluppare non solo tutte le progettualità che sono state prospettate, ma anche per avviarne altre”. Due, in particolare, i progetti che Lonardo ha in mente. Il primo riguarda lo sviluppo dell’idea della Terra come “casa comune”; il secondo ha come obiettivo la crescita della triade “donna, madre e terra”. Più in generale, “l’obiettivo – dice ancora -, da adesso al prossimo anno è quello di calare l’esperienza di economy of Francesco nei territori, anche cercando di realizzare incontri in presenza e in ogni caso cercando di avviare piccoli gruppi di lavoro che prendano come riferimento il proprio ‘Villaggio di appartenenza’ nel quale si è lavorato nell’ambito di Economy of Francesco”.

Daniele Lonardo ha chiaro in mente un obiettivo concreto: “Non vogliamo solo creare una rete di amici, ma anche di persone che lavorano insieme per qualcosa di più alto”. Vedere ed ascoltare un gruppo di adolescenti che raccontano come vogliono cambiare il mondo, è invece il ricordo forte di Gregorio Pellegrino (digital publishing consultant), che spiega: “E’ stato un crescendo di emozioni e di messaggi che è culminato nell’intervento finale di papa Francesco che ha ribadito l’importanza di trasferire tutto nell’economia che ognuno di noi vive ogni giorno”. Ma quindi adesso cosa fare?

Per Pellegrino “siamo in un momento molto particolare – dice -, la pandemia ha mostrato quanto sia fragile l’attuale sistema economico. Dall’altra parte c’è il Recovery fund che porterà risorse fresche. Si può partire da lì per cercare di capire come è possibile premiare le ‘buone azioni’ che le imprese già fanno, con tutto ciò che una cosa del genere comporta: un bilancio etico e di sostenibilità, per esempio”.

“Non possiamo aspettare che gli altri aggiustino i problemi per noi”, dice invece Cristina Santhià (ricercatrice nell’ambito dell’economia circolare presso l’Università di Torino), che aggiunge subito: “Partiranno in queste settimane diversi progetti di ricerca che avranno il compito di approfondire quali possano essere i modelli di business più vicini allo spirito di Economy of Francesco come quelli relativi all’economia di comunione e alle imprese sociali”.

Ma proprio Cristina sottolinea come nella tre giorni virtuale di Assisi, alcuni messaggi forti non siano arrivati dagli incontri e dai convegni ma dai momenti di spiritualità nati a partire dai luoghi di vita di San Francesco e Santa Chiara. Gabriele Sarnari (fan affiliation & service specialist) parte invece dalle conclusioni dell’evento e dice: “Quanto detto dal Papa alla fine è la sintesi di tutto, è il punto di partenza che ci esorta a passare dalle parole ai fatti.

Papa Francesco è stato chiarissimo: o prendete le cose in mano oppure la storia vi calpesterà”. Ma sempre Sarnari poi precisa che a colpire nel corso dell’evento è stato anche vedere “quanti giovani ci siano dalle esperienze più disparate e di aree geografiche diverse, che però hanno messo a fuoco in modo molto chiaro cosa c’è da fare”. E poi ancora: “Mi ha sorpreso di come si sia parlato a livello teorico di una economia più sostenibile e inclusiva, ma anche di tantissime cose già in corso d’opera a livello locale: iniziative messe in piedi per influenzare l’economia da subito come consumatori e lavoratori”. E sempre Gabriele Sarnari, riprendendo un po’ il pensiero dei suoi “colleghi di cammino” sottolinea poi il significato del fare impresa in un modo diverso.

“E’ inutile – dice -, creare una azienda che fa lo stesso prodotto di un’altra ma lo fa non sfruttando il pianeta e gli uomini, se poi i consumatori non sanno oppure non sono disposti a premiare questo sforzo”. Concretezza e operatività, dunque, come caratteristiche necessarie per arrivare davvero ad un’economia nuova. “Occorre passare ai fatti”, viene sottolineato. “A noi è stata affidata la responsabilità del cambiamento. Credo che l’idea di provare a partire dai territori sia la mossa giusta. Da qui il senso dei ‘Cammini di prossimità’ come veri percorsi di crescita e cambiamento”.

Locale e globale, quindi, si intrecciano. Così dice Miriam Salussolia (imprenditrice agricola ed amministratore in un piccolo comune del Torinese), che spiega: “Ho trovato importante ed istruttivo ragionare sui temi dell’economia facendo rete non solo a livello locale ma anche a livello internazionale: ho scoperto che alcuni temi che io vivo qui sono affrontati allo stesso modo in Brasile oppure in Nigeria. Questa cosa continuerà certamente. Determinante per me è poi la forza dell’importanza di mettere ‘Madre Terra’ al centro di tutto: la tutela del nostro pianeta deve tornare al centro dell’economia stessa. Per me è fondamentale”.

E il destino dell’impresa? Il fare profitto? I giovani non hanno dubbi. Fare utili non è allearsi con il demonio, non deve però essere il fine ultimo dell’impresa, ma un mezzo condiviso con tutti i collaboratori per arrivare ad un solo scopo: fare del bene alla propria comunità.
[Andrea Zaghi – SIR]

The Economy of Francesco. Bruni:
“I giovani sanno avviare processi e non occupare spazi”

"Sognatori ad occhi aperti, con la loro tipica nota che è la positività". Così Luigino Bruni descrive al Sir i protagonisti di The Economy of Francesco, che si è concluso con il videomessaggio di Papa Francesco. "È stato un evento generativo, senza padroni né appartenenze", spiega: "I giovani sono come le trote, sentono subito se c'è acqua pulita".  "Se c'è un segnale chiaro che viene dalla pandemia è che l'economia va ripensata", e i giovani "sanno avviare processi e non occupare spazi".  Alla politica il compito di ascoltarli.

“I giovani sanno avviare processi e non occupare spazi, come raccomanda il Papa. Non c’è niente di meglio che affidare un processo ai giovani”. Luigino Bruni, ordinario di Economia politica e Storia del pensiero economico all’Università Lumsa e docente di Economia politica presso l’Istituto universitario Sophia, nonché direttore scientifico dell’evento, traccia così per il Sir un bilancio di The Economy of Francesco, l’evento internazionale on line che si è concluso il 12 novembre con il videomessaggio del Santo Padre. “Si sta avviando un processo che certamente andrà avanti, ma non creando grandi strutture”, spiega a proposito delle iniziative future: “Generatività è lasciare andare i figli, non pretendere di controllarli. E’ lasciarli scatenare. Tra un anno ci rivedremo ad Assisi, quando il lupo, o il virus, si sarà addomesticato”.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Come è andato The Economy of Francesco, e cosa l’ha contraddistinto rispetto ad altri eventi ecclesiali?

È andato al di là di tutte le nostre previsioni. In questi due anni, da quando abbiamo avviato il processo, abbiamo visto cosa è successo dopo il rinvio di marzo a causa della pandemia: tutta una realtà si è messa in moto nei 12 villaggi tematici, che hanno ospitato decine e decine di attività. Però in questi giorni ci siamo stupiti per la quantità e la qualità dei giovani e per l’intensità del loro coinvolgimento. Muovere così tanti giovani da ogni parte del mondo per un evento on line non è affatto semplice, vista la quantità di sollecitazioni diverse che provengono dall’ambiente digitale: vedere l’adesione, il coinvolgimento, l’ingaggio così forte da parte di giovani economisti, studiosi, imprenditori ci ha lasciato senza fiato.

È stato un evento generativo, senza padroni né appartenenze: i giovani sono come le trote, sentono subito se c’è acqua pulita. Il fatto che siano stati il Papa e San Francesco i garanti dell’iniziativa ha fatto percepire ai giovani l’autenticità e l’universalità di questa “convocazione”. Solo la gratuità può mettere in moto un processo di questo genere.

Un risultato ancora più considerevole, se si tiene conto del contesto di pandemia in cui siamo purtroppo immersi.

Ci siamo lanciati in una cosa più grande di noi: per citare una frase di don Benzi, “le cose belle prima si fanno e poi si pensano”. Mai nella storia della Chiesa c’è stato un movimento di giovani economisti, così globale e in grado di andare oltre le singole appartenenze. La Chiesa non ha mai avuto un rapporto molto sereno con l’economia, come dimostrano anche le vicende di questi giorni. Riconciliare la Chiesa con il denaro non è facile, ma non c’è un momento migliore di questo per tentare una tale impresa. In tutto questo clima di negatività, di morte, di paura, abbiamo vissuto tre giorni di luce e di speranza pazzesca, senza ingenuità e senza trionfalismi.

Se c’è un segnale chiaro che viene dalla pandemia è che l’economia va ripensata, perché la vulnerabilità del momento attuale sta peggiorando le disuguaglianze: i ricchi diventano sempre più ricchi, grazie ai loro guadagni speculativi, e i poveri sempre più poveri. Dal mondo post Covid dovrà nascere un’economia più solidale e inclusiva.  

Per la prima volta, nella storia della Chiesa, hanno preso la parola migliaia di giovani economisti, imprenditori e change makers “under 35”. Cosa l’ha colpita di più ascoltandoli?

Innanzitutto la qualità, anche scientifica, dei ricercatori e degli imprenditori: sono stati presentati centinaia di progetti, segno che i giovani non sono soltanto sognatori utopici, come devono essere alla loro età, ma anche molto concreti. Basti pensare al loro appello finale in 12 punti, in cui hanno chiesto tra l’altro di introdurre Comitati etici nelle aziende, di abolire i paradisi fiscali, di rivedere la governance e il management delle imprese.

I giovani sono sognatori ad occhi aperti, con la loro tipica nota che è la positività: sono per la salute del mondo, non tanto per la malattia.

Tendono a vedere il loro lavoro, il fare impresa, come qualcosa di bello, perché è la loro vita. Non è vero che non vogliono adulti al loro fianco: li vogliono se non fanno i padroni o i prepotenti. E’ stato bello vedere giovani e Premi Nobel dialogare alla pari: i giovani hanno stima degli economisti più bravi e famosi e hanno rispetto per le competenze, perché sanno che sono il frutto buono di una vita matura o anziana.

Cambiare il paradigma economico richiede anche precise azioni politiche, oltre che la trasformazione degli stili di vita. Quante possibilità concrete hanno i giovani di oggi di essere realmente protagonisti attivi, nei luoghi dove si prendono le decisioni?

Il discorso politico più importante degli ultimi dieci anni è stato il discorso di Greta Thunberg all’Onu, ad ottobre. Siamo già in una nuova fase politica, dove i giovani sono i protagonisti delle questioni ambientali. Ci sono voluti due eventi per farci frenare: i ragazzi, che ci hanno fatto vergognare del modo in cui abbiamo consegnato loro il nostro pianeta, e il virus, con la sua carica di morte. I giovani hanno già una forza politica, soprattutto grazie alla loro padronanza del web, con la sua grande capacità di influenzare i comportamenti.

La politica non può non ascoltare le proposte dei giovani, perché le loro soluzioni sono più vicine, di fatto alla vita della gente. Anche se i politici non facessero nulla, c’è una forza intrinseca della storia: il vento soffia forte in questa direzione, chi si mette controvento finisce col mettersi fuori della storia.
[M. Michela Nicolais - SIR]