Il Gran Mufti egiziano: l’Islam politico è diventato «un incubo» per i musulmani e il mondo intero

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Sabato 28 novembre 2020
Il fenomeno storico dell'islam politico, che voleva essere un appello a proclamare la propria appartenenza all’islam e risvegliare la fede islamica nei cuori delle persone, aderendo ai valori islamici e alla morale più nobile, «si è rivelato un autentico disastro», trasformandosi «in un incubo che turba non solo la Umma islamica, ma il mondo intero». Tali giudizio netto, dai toni definitivi, arriva dallo Sheikh Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam, attuale Gran Mufti della Repubblica Araba d’Egitto. (Foto afp/Nigrizia)

Il Gran Mufti egiziano lo ha espresso venerdì 27 settembre, nel corso della sua intervista settimanale trasmessa sul canale satellitare Sada Elbalad, nel programma condotto dal giornalista Hamdi Rizk. L’islam politico – ha aggiunto lo Sheikh Shawki Allam – rappresenta una strumentalizzazione politica della fede islamica, messa in atto per raggiungere determinati tornaconti di potere, ed è un fenomeno affiorato spesso e in diverse forme nella vicenda storica dell’islam.

L’obiettivo dichiarato delle critiche del Gran Mufti è il movimento dei Fratelli Musulmani, corrente di risveglio islamico emersa nel XX secolo dalla predicazione di Hasan al Banna (1906-1949). Il Gran Mufti, nel suo intervento in tv, ha delineato anche le ascendenze storiche della Fratellanza Musulmana. Inoltrandosi sul terreno delle controversie teologiche islamiche, lo Sheikh Shawki Allam ha fatto risalire gli errori ideologici attribuiti alle attuali manifestazioni dell’islam politico fino ai Kharigiti, seguaci della setta islamica (considerata eretica da altri rami dell’islam) sorta nel 657 d.C. a partire dal dissenso scoppiato tra i seguaci del quarto Califfo Alī ibn Abī Ṭālib (cugino e genero di Mohammad) sulla liceità di dirimere la questione della successione al califfato per mezzo di un arbitrato.

Secondo il Mufti della Repubblica araba d’Egitto, i movimenti dell’islam politico hanno fallito non a causa delle avverse contingenze storiche o per la repressione subita dai poteri costituiti, ma «a causa della loro cattiva dottrina e metodologia», in quanto il loro progetto religioso, morale ed etico si fondava «su basi inconsistenti, idee sbagliate e false percezioni». Secondo il Gran Mufti, gli obiettivi della Sharia possono essere perseguiti solo attraverso le legittime istituzioni dello Stato, e non possono essere garantiti da movimenti che si contrappongono alle legittime autorità civili.

A luglio, come riferito dall’Agenzia Fides (vedi Fides 18/7/2020), il Gran Mufti egiziano Shawki Allam aveva riconosciuto che la giurisprudenza di matrice islamica non contiene alcuna obiezione legale alla possibilità di costruire chiese utilizzando denaro appartenente a musulmani.

La carica del Gran Mufti d’Egitto è subordinata al Ministero della Giustizia. Il titolare di tale carica presiede la “Casa della Fatwa” (Dar al Ifta al Misryah), comitato consultivo legale su questioni giuridiche islamiche.
[GV – Fides]