II domenica di Avvento – Anno B: Prepariamo la strada al Signore

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Il filo conduttore della liturgia della parola di Dio di questa domenica è suggerito dal testo di Isaia, nella prima lettura, che viene ripreso all’inizio del brano evangelico. Si tratta dell’invito a preparare la strada del Signore. Anche l’esortazione di Pietro, nella seconda lettura, si inserisce in questo quadro di attesa.

Le stanze dell’anima

Marco 1,1-8

Per dire “chi è” Giovanni Battista, il Vangelo di Marco riferisce anche come si veste e cosa mangia. Diversamente da noi che identifichiamo qualcuno soffermandoci su idee, valori, affetti, capacità e professione, il Vangelo si focalizza perfino su aspetti non particolarmente elevati, ma anzi comuni, banali, come appunto abbigliamento e cibo.

Anche in questo i Vangeli assomigliano al Signore Gesù che descrivendo il Padre, se stesso e lo Spirito Santo, non parte da chissà quali altezze, ma si piega verso le realtà della terra, come il lievito, il seme che cade e muore, il vento che soffia dove vuole. Forse il discepolo del Figlio di Dio dovrebbe custodire anche questo tratto del Maestro: osservare negli altri e in se stesso, non solo le espressioni solenni e altissime, o perfino appariscenti, limitandosi a visitare il salotto di un’anima. È pure necessario percorrerne e abitare il guardaroba e la cucina. Perfino lo sgabuzzino dove si ammucchiano cose che non si vogliono più vedere, considerate ormai insignificanti. Non solo e non innanzitutto il salotto dell’anima dice chi siamo e chi sono gli altri. L’anima ha ambienti non “in vetrina”, eppure custodi di gran parte della nostra e altrui identità.

Il Battista non è descritto solo grazie alle sue parole, all’ardore della sua profezia, al suo altissimo ufficio, ma anche in base a vestito e cibo. Del resto tutto il Vangelo di Marco è attento agli abiti di Gesù; perfino all’orlo del suo mantello da dove esce una potenza risanante, o alle vesti bianchissime della Trasfigurazione, strappate prima della sua crocifissione. E così pure i vangelisti guardano con cura a come il Signore mangia: ringraziando il Padre per quanto ha tra le mani, condividendo e donando quanto ha nelle mani.

Forse conviene che anche noi dedichiamo attenzione a come vestiamo e cosa mangiamo. Certo, dobbiamo essere puliti ed eleganti, poiché siamo figli e figlie di Dio. È giusto godere della bontà di Dio che sazia la fame di ogni vivente. Ma se il mio vestire è dimentico della nudità di qualcun altro e il mio mangiare mi distrae dalla fame altrui, allora c’è qualcosa che non funziona, anche se il salotto della mia anima risplende delle luci di Natale.
[Giovanni Cesare Pagazzi – L’Osservatore Romano]

Prepariamo la strada al Signore che viene

Is 40,1-5.9-11; Salmo 84; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8

Il filo conduttore della liturgia della parola di Dio di questa domenica è suggerito dal testo di Isaia, nella prima lettura, che viene ripreso all’inizio del brano evangelico. Si tratta dell’invito a preparare la strada del Signore. Anche l’esortazione di Pietro, nella seconda lettura, si inserisce in questo quadro di attesa.

Il profeta sembra assistere all’assemblea celeste in cui viene decisa una svolta importantissima nella storia di Israele. Per il popolo di Dio in esilio è annunciata la liberazione e il ritorno. Si sente una voce che dà un ordine: “Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio”, in modo da avere un tracciato regolare e predisporre così la via per la venuta del Signore. Nel linguaggio biblico la via rinvia spesso al simbolo del cammino del popolo di Dio che segue con fedeltà il Signore dell’esodo e dell’alleanza.

Il rimpatrio del popolo dalla deportazione, guidato da Dio stesso come al primo esilio, diventa incoraggiante prefigurazione del compimento della salvezza nel regno del Messia. Nella rilettura evangelica, prima che venga il Signore siamo anche noi in esilio e in schiavitù, a causa dei nostri peccati. Ma egli appare: allora anche noi siamo liberati.

Nella lettura neotestamentaria Cristo è infatti annunciato come portatore universale di salvezza, che realizzerà “nuovi cieli e una nuova terra”. Per questo giorno di Cristo è necessario essere “integri e irreprensibili… ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo”. Di fronte agli scettici che irridono quelli che attendono il giorno del Signore, Pietro esorta i fedeli ad attenderlo con fiducia e responsabilità. Infatti il giorno del Signore non rientra nel ritmo cosmico del tempo calcolabile, perché “davanti al Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno”. Inoltre, se egli ritarda nell’ adempire la sua promessa, lo fa per lasciare spazio alla conversione. Quindi, la sua venuta è certa ed imprevedibile, ed egli verrà come un ladro. Quelli che preparano questa venuta vivono in modo irreprensibile davanti a Dio, in pace.

La colletta di questa domenica raccoglie molto bene queste esortazioni: “Fa che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza che viene dal cielo ci guidi alla comunione con Cristo, il nostro Salvatore”.

Promessa e gioiosa attesa connotano quindi questa domenica e ci concentrano nell’antifona d’ingresso che è come il motivo conduttore di tutta liturgia odierna: “Popolo di Sion, il Signore verrà a salvare i popoli e farà sentire la sua voce potente per la gioia del vostro cuore” (Is 30, 19. 30.).

Il brano evangelico comincia con la predicazione di Giovanni il battezzatore. Egli è la cerniera tra l’Antico e in Nuovo Testamento. La strada del Signore che sta per venire è ostruita. Occorre sbloccarla, togliendo l’impedimento costituito dal nostro peccato. Il contesto in cui “proclama” Giovanni è il deserto, come luogo della vicinanza, dell’intimità con Dio. Egli predica la conversione, cioè il cambiamento di mentalità e l’inversione di rotta. Si tratta dell’esigenza di un ri-orientamento della propria esistenza. Questo ravvedimento rappresenta la condizione per essere accolti e perdonati da Dio.

Giovanni si preoccupa di precisare che il “più forte” viene dopo di lui, e lui non è neppure degno di mettersi in ginocchio a prestare il servizio più umile, nei suoi confronti. Giovanni non concentra l’attenzione sulla propria persona: “Io vi ho battezzato con acqua, Lui vi battezzerà con Spirito Santo, cioè “Io vi ho immersi nell’acqua, Lui vi immergerà nello Spirito Santo”.

Giovanni non predica nelle piazze, ma nel deserto. Questo potrebbe sembrare assurdo. Non si cerca un pubblico, si fa cercare. La parola di Dio comporta intensità, profondità e risonanza particolari in questo contesto; ed è nel “deserto” (totale) che l’annuncio trova la strada giusta per arrivare al cuore intimo dell’uomo. Il contrario del deserto è la lontananza da Dio e dalla salvezza.
Don Joseph Ndoum

Avvento:
tre personaggi per un solo Signore

Isaia 40,1-5.9-11; Salmo 84; 2Pietro 3,8-14; Marco 1,1-8

Riflessioni
Sono tre i personaggi principali che, nel tempo di Avvento, ci preparano all’incontro con Cristo: il profeta Isaia, Giovanni Battista e Maria. Ciascuno dei tre ha un rapporto missionario tutto particolare con il Salvatore che viene: Isaia lo preannuncia, Giovanni lo addita già presente, Maria lo porta in grembo e lo offre. Vi sono anche altri personaggi che ebbero uno speciale rapporto con Gesù: San Giuseppe, Zaccaria, Elisabetta, Simeone, Anna… In Israele, tra i cosiddetti “poveri di Yahweh”, l’attesa di un Messia era grande, anche se per molti era confusa e mescolata a speranze umane.

Il profeta Isaia, o secondo-Isaia (I lettura), vuole aprire il cuore del popolo alla speranza in un futuro di libertà e ritorno in patria, perché la schiavitù di Babilonia è finita, la tribolazione è compiuta (v. 2). La consolazione che il profeta annuncia con insistenza (v. 1) non è fatta solo di parole, ma di indicazioni a preparare nel deserto una nuova strada al Signore (v. 3-4). Anzi, Dio stesso si fa pastore che raduna il gregge e lo conduce con amore (v. 11). È un messaggio di “liete notizie” da gridare ad alta voce (v. 9). Giovanni Battista (Vangelo) rende ancor più concreto il messaggio di Isaia: lui stesso prepara la strada del Signore (v. 3), proclamando un “battesimo di conversione” (v. 4), annunciando la presenza di Uno più forte di lui (v. 7), che “battezzerà in Spirito Santo (v. 8). Con l’annuncio missionario e la preparazione della nuova strada del Signore “nel deserto”, cambia interamente il panorama spirituale del credente. In tal modo, iniziano davvero i “nuovi cieli e una terra nuova” (II lettura, v. 13). Una realtà che, esemplarmente, è già presente in Maria, la tutta pura, “senza colpa e senza macchia” (v. 14): lei è l’Immacolata (8 dicembre).

Oggi Isaia invita a parlare al cuore del popolo con parole di speranza e di consolazione (v. 1-2). Messaggio arduo in quel tempo, ma anche oggi la speranza è un valore in crisi di contenuti, perché molti non sanno bene ciò di cui hanno maggior bisogno per la propria crescita integrale. In un’opera teatrale emblematica del nostro tempo, lo scrittore irlandese Samuel Beckett, Premio Nobel di Letteratura (1969), denuncia l’assurdità della condizione umana: tutta l’opera “Aspettando Godot” è costruita sulla lunga attesa di un personaggio importante ma sconosciuto, dal profilo e i contorni nebulosi. Quando ormai si dice che quel personaggio è in arrivo, l’attesa cala di tono, la sua presenza svanisce. Non c’è l’incontro. Non è avvenuto nulla. La lunga attesa è stata vuota. Soltanto un’illusione!

Non così la speranza cristiana, che è un dinamismo di apertura e di incontro con una Persona, che è il Salvatore di tutti, con un nome e un volto ben definiti: si chiama Gesù Cristo. Egli è il centro dell’annuncio missionario della Chiesa. Di Lui intende parlare l’evangelista Marco fin dalla prima riga, dall’«Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1). La vita, ogni vita, ha inizio da una buona notizia. Sul pessimismo e sulle notizie tragiche non si costruisce il futuro. La vita, la salvezza nascono e crescono come bella notizia. L’annuncio del Vangelo, la missione partono sempre dalla bella notizia di Gesù Salvatore. Marco è annunciatore di “eùanghelion”, della “bella notizia” per eccellenza, che si chiama Gesù. Ogni vero cristiano/a, portando Cristo Gesù nel cuore e battezzato in Spirito Santo (v. 8), semina ovunque vangelo, è sempre portatore di buone notizie anche in tempi di pandemia.

Il Patrono delle Missioni, S. Francesco Saverio (festa il 3 dicembre), missionario spagnolo in India e in Giappone cinque secoli fa, sentiva l’urgenza di annunciare il Salvatore Gesù, e scriveva: «Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le università d’Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: “Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all’inferno!” Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti!» (*)

È legittima, certamente, qualche riserva sul linguaggio teologico dell’epoca del Saverio, ma non si può aver dubbi circa l’urgenza di suscitare, anche oggi, nuove vocazioni di missionari e di missionarie che annuncino a tutti i popoli che Gesù Cristo è il Salvatore. Il mondo ne ha estremo bisogno. Lo confermano le tragedie e i fatti salienti di ogni giorno, in particolare la pandemia. La preghiera dell’Avvento - Vieni, Signore! - è fortemente attuale. Ma Egli vuole arrivare agli altri, a tutti, anche tramite ognuno di noi, con la nostra testimonianza, la nostra parola e dedizione.

Parola del Papa

(*) “La nostra speranza è sempre essenzialmente anche speranza per gli altri; solo così essa è veramente speranza anche per me. Da cristiani non dovremmo mai domandarci solamente: come posso salvare me stesso? Dovremmo domandarci anche: che cosa posso fare perché altri vengano salvati e sorga anche per altri la stella della speranza? Allora avrò fatto il massimo anche per la mia salvezza personale”.
Benedetto XVI
Enciclica Spe Salvi (2007) n. 48

Sui passi dei Missionari

6          S. Nicola (c. 250-326), vescovo di Mira (odierna Turchia), patrono di Bari, santo popolare per i regali natalizi. È patrono dei bambini e ragazzi, dei farmacisti, mercanti, naviganti e pescatori.

·          B. Pietro Pascual (c. 1225-1300), mercedario spagnolo, evangelizzatore in Spagna e Portogallo, vescovo di Jaén. Fu martirizzato da musulmani a Granada.

·          Ricordo di Raoul Follereau (1903-1977), avvocato, giornalista e scrittore francese, fondatore della Giornata mondiale dei malati di lebbra nel1954. Ad essi dedicò la sua vita di “vagabondo della carità”, per creare una nuova mentalità, facendo conferenze, creando organismi di aiuto, lanciando appelli ai potenti per fomentare la pace. Tra i suoi libri, primeggia Se Cristo domani… (Ed. Nigrizia, 1963): «Se Cristo, domani, busserà alla vostra porta, lo riconoscerete? Sarà, come una volta, un uomo povero, certamente un uomo solo».

7          S. Ambrogio (339-397), vescovo e dottore della Chiesa, nato a Treviri. Era ancora catecumeno e prefetto della città di Milano, quando fu nominato vescovo di questa metropoli. Fu difensore e organizzatore della Chiesa, maestro di S. Agostino di Ippona, autore di celebri testi biblici, ascetici e liturgici. È considerato il padre della liturgia ambrosiana per la diocesi di Milano.

·          Anniversari di due importanti documenti missionari: decreto conciliare Ad Gentes (1965); enciclica Redemptoris missio di Giovanni Paolo II (1990).

8          Solennità dell’Immacolata Concezione della B. V. Maria, Madre di Cristo Salvatore.

·          Anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II (1965). - Nel 1975 Paolo VI pubblicò la Evangelii nuntiandi, esortazione apostolica sul tema dell’evangelizzazione.

·          S. Narcisa di Gesù Martillo y Morán (1832-1869), laica ecuadoriana, terziaria domenicana, sarta e catechista, dedita alla preghiera, alla penitenza e al servizio dei bisognosi. Nel 1868 si recò a Lima (Perù) per continuare la sua formazione, ma morì l’anno dopo.

·          Bb. Paolo Yun Ji-chung e 123 compagni martiri, uccisi in Corea tra il 1791 e il 1888, durante le persecuzioni contro i cristiani. Papa Francesco li proclamò beati a Seul nel 2014. Essi si aggiungono ai 103 santi martiri coreani Andrea Kim e compagni. (Vedi 20/9).

9          S. Juan Diego Cuauhtlatoatzin (c. 1474-1548), indio azteco di città del Messico. Nel 1531, sulla collina del Tepeyac, gli apparve la Madonna, che verrà detta di Guadalupe. (Vedi 12/12).

·          Ven. Fulton Sheen (1895-1979), vescovo nordamericano, esperto nell’uso dei mezzi di comunicazione per diffondere il Vangelo attraverso la stampa, conferenze, radio, televisione (dal 1950), per far conoscere a tutti Gesù Cristo. È l’ideatore del Rosario missionario (a cinque colori) per i cinque continenti.

·          Giornata internazionale contro la corruzione, istituita dall’Onu nel 2003 per accrescere l’attenzione sul problema e sensibilizzare i cittadini sulle sue catastrofiche conseguenze.

10        Festa della Madonna di Loreto, santuario che ricorda la santa Casa della Vergine Maria a Nàzaret, dove entrò l’Angelo per darle l’annuncio del mistero dell’Incarnazione. Lì «il Verbo si fece carne» (Gv 1,14). La Madonna di Loreto è patrona dell’aeronautica, dei piloti e di tutti quelli che viaggiano in aereo.

·          Ricordo di Thomas Merton (1915-1968), francese, scrittore e monaco cristiano. Nel 1915 si trasferì negli Stati Uniti con la famiglia. Convertitosi al cattolicesimo nel 1938, divenne monaco trappista nel Kentucky (Usa). Fu un mistico e scrittore fecondo, con oltre sessanta tra saggi e opere in poesia e in prosa dedicati soprattutto ai temi dell'ecumenismo, il dialogo interreligioso, la pace e i diritti civili. Morì a Bangkok (Tailandia), durante una conferenza monastica internazionale, fulminato da un ventilatore difettoso.

·          Ricordo di Teodorico Pedrini (1671-1746), lazzarista italiano, musico e compositore. Fu missionario per 36 anni alla Corte imperiale di Pechino, dove insegnò musica europea ai figli dell’Imperatore e di vari mandarini. Come primo missionario non gesuita alla corte cinese, fu coinvolto nei contatti tra Santa Sede e Corte imperiale durante la triste controversia sui riti.

·          Giornata mondiale dei diritti umani, promossa dall’Onu (1948).

12        Festa di Nostra Signora di Guadalupe, apparsa sul colle del Tepeyac in Messico (dicembre 1531) all’indio S. Juan Diego (vedi 9/12), con un messaggio di speranza, agli inizi della colonizzazione e dell’evangelizzazione dell’America: «Non temere. Non sono qua io che sono tua madre?» È patrona dell’America ispanica e delle Filippine.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.comboni.org    “Parola per la Missione”

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