P. Teresino Serra: “Maria di Nazareth, la discepola fedele”

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Lunedì 7 dicembre 2020
“Maria era Nazarena, e anche vergine. Una realtà questa, per gli ebrei, simile alla sterilità che essi consideravano come una maledizione di Dio. Maria fa parte, come Sara, Anna e altre, di quella lista di donne «sterili», dei poveri di Jahvè: gli ultimi, gli indifesi dei quali Dio prende la difesa perché Egli è il Dio dei poveri. È su questa povera ragazza di Nazareth che Dio si china perché possa sperimentare nella sua carne la buona novella, il vangelo di amore e di liberazione”. (P. Teresino Serra)

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in un paesino della Galilea, a una giovane donna, promessa sposa di un uomo, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrato da lei le disse: «Ti saluto Maria! Il Signore è con te: Egli ti ha colmata di grazia!». Maria fu sconvolta da queste parole. L’angelo la rassicurò “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco concepirai un figlio”(cf. Lc 1).

La presentazione dei personaggi è brevissima: Giuseppe, un semplice falegname e Maria, un’ordinaria ragazza del popolo. Tutto si svolge a Nazareth, un povero villaggio nascosto e sconosciuto della Galilea, regione disprezzata dagli ebrei di Gerusalemme. Nazareth era un agglomerato di una cinquantina di case che, tra l’altro, non godeva di buona fama. E non godevano buona fama le donne di quel popolo. Un proverbio del tempo diceva: “A colui che Dio vuole punire viene data in moglie una Nazarena”. E Maria era Nazarena, e anche vergine. Una realtà questa, per gli ebrei, simile alla sterilità che essi consideravano come una maledizione di Dio. Maria fa parte, come Sara, Anna e altre, di quella lista di donne «sterili», dei poveri di Jahvè: gli ultimi, gli indifesi dei quali Dio prende la difesa perché Egli è il Dio dei poveri. È su questa povera ragazza di Nazareth che Dio si china perché possa sperimentare nella sua carne la buona novella, il vangelo di amore e di liberazione.

Eccomi: mi fido di te

L’Ave, Il saluto che è rivolto a Maria di Nazareth, è un invito a questa ragazza a gioire, perché Dio si è chinato su di lei. «Il Signore è con te!». Infatti Maria è la «prescelta»,  la «chiamata», come sim­bolo e tipo di tutti i poveri e gli oppressi di questo mondo. Essa è chiamata perché in lei il Signore opererà quella liberazione che tutti i poveri attendono… La sterile avrà figli, l’oppresso sarà liberato, il povero sarà innalzato! Maria rimane sbigottita davanti a questa prospettiva. Ha paura. Ma la serva del Signore non deve aver paura perché è Dio il difensore dei diseredati, che farà nascere in lei un frutto di Redenzione. Il suo seno verginale fiorirà; darà alla luce Gesù.Tutto questo per Maria sembra un sogno, un impossibile… «Nulla è impossibile a Dio»: una frase ripresa dalla storia di Abramo… quando Dio ha suscitato un figlio dal seno sterile di Sara, Isacco.

Il tratto caratteristico di questa ragazza è in quella parola finale: «Eccomi!». A Colui che la chiama, che la interpella, Maria offre una totale disponibilità.  “Eccomi” significa “conta su di me”. Chi dice eccomi si è già messo in cammino.

Scrive P. Casaldaliga: «Maria è colei che ha cantato l’eccomi con il magnificat; é la donna che Dio sceglie dal popolo per aiutare il popolo, per dargli una nuova speranza. È “colei che credette” nella missione misteriosa che Dio le affidava; é colei che meditava nel silenzio della fede, senza visioni, senza molte risposte previe,  i fatti e le parole di Gesù, suo Figlio. Maria é la madre del Perseguitato da tutti i poteri e di tutti i tempi; é la dolorosa madre del Crocifisso e dei crocifissi di ogni tempo; la più autentica cristiana della Pentecoste, sempre fedele al suo eccomi…».

Eccomi: generare Gesù per gli altri

Un giorno Gesù stava predicando all’interno di una casa. La gente, come sempre, si ammucchiava nella piccola abitazione. Uomini, donne, anziani, giovani sani e ammalati speravano molto dal quel predicatore. Volevano sentire parole di speranza per poter continuare a sperare. Arrivò alla porta di casa un gruppo di persone accompagnando una donna già adulta.

Dalla strada potevano sentire le parole del predicatore di Nazareth, ma non riuscivano a vederlo. Qualcuno dei nuovi arrivati disse che quella donna era la madre del maestro e che tutti loro erano parenti. La notizia passò di bocca in bocca e arrivò fino al discepolo più vicino a Gesù. Qualcuno di loro disse al maestro: “Tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. Tutti si aspettavano che Gesù interrompesse il suo discorso per andare a salutarli e a riceverli. Ma Gesù continuò a predicare. Anzi, prese lo spunto da quella visita e domandò loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» (Mc. 3, 31-35). Le parole Gesù furono accolte con sorpresa. Parole belle e misteriose allo stesso tempo. In realtà, Gesù  stava lodando sua madre per essere la prima sua discepola. Gesù non stava negando la maternità fisica di Maria, sua mamma; affermava che esisteva un’altra maternità, una maternità più importante e più alta. E Sua madre possedeva tutte e due. Maria era certamente legata a lui tramite la carne, però molto di più legata a lui tramite la parola ascoltata e vissuta. Era questa seconda maternità di Maria che  il popolo doveva  venerare e imitare.

Sant’Agostino spiegò tutto con parole chiare e profonde: “Non sarebbe servita a nulla a Maria la maternità corporale se non avesse prima concepito Cristo nel suo cuore e, solo dopo, nel suo corpo”. Gesù volle anche insegnare che Maria era donna ammirabile, nell’essere sua madre, la madre del Salvatore; ma soprattutto era donna imitabile, per aver ascoltato la parola di Dio e averla messa in pratica.
P. Teresino Serra - Missionari Comboniani