Commento di Paolo Curtaz

Lunedì 7 Dicembre
(Memoria – Bianco) Sant’Ambrogio
Lc 5,17-26: Oggi abbiamo visto cose prodigiose.

Ambrogio (Treviri, Germania, c. 340 – Milano, 4 aprile 397), di famiglia romana cristiana, governatore delle province del nord Italia, fu acclamato vescovo di Milano il 7 dicembre 374. Rappresenta la figura ideale del vescovo, pastore, liturgo e mistagogo. Le sue opere liturgiche, i commentari delle Scritture, i trattati ascetico-morali restano memorabili documenti del magistero e dell’arte di governo. Guida riconosciuta nella Chiesa occidentale, in cui trasfonde anche la ricchezza della tradizione orientale, estese il suo influsso in tutto il mondo latino. In epoca di grandi trasformazioni culturali e sociali, la sua figura si impose come simbolo di libertà e di pacificazione. Diede particolare risalto pastorale ai valori della verginità e del martirio. Autore di celebri testi liturgici, è considerato il padre della liturgia ambrosiana.

Oggi abbiamo visto cose prodigiose. E continuiamo a vederle. E le celebreremo fa qualche giorno, cantando con gli angeli la venuta di Dio. Vediamo come Dio ci raggiunga e ci liberi da ogni paralisi. Che sia il peccato, la disistima, la sofferenza, qualunque sia la ragione della nostra paralisi interiore, Dio ce ne libera. Ma, per essere liberati, dobbiamo superare un muro di obiezioni e di ostacoli. La folla che ci impedisce di avvicinarci al Signore, quelli, cioè, che ci prendono in giro se lasciamo uscire la parte migliore di noi stessi, che ci guardano con commiserazione perché ci professiamo credenti o, perlomeno, cercatori di Dio. La folla del ?politicamente corretto? che applaude entusiasta a Papa Francesco, fustigatore di costumi, ma si guarda bene dall’ascoltare ciò che dice e a convertirsi. La folla che ha stravolto il Vangelo, rendendolo insipido. Ma, anche, dobbiamo superare il giudizio dei super-credenti, di quelli che discettano, discutono, analizzano, che pongono sempre delle condizioni, investiti come si sentono della conservazione integerrima della fede. Ma se riusciamo ad andare oltre, se riusciamo ad arrivare a Cristo, saremo salvi.

Martedì 8 Dicembre
(SOLENNITA’ – Bianco) IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Lc 1,26-38: Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Maria la bella viene proposta come modello di accoglienza della Parola: è la sua concreta disponibilità, il suo entusiasmo adolescenziale a rendere possibile l’incarnazione. A partire dalla sconosciuta Nazareth.

Dio sceglie di diventare uno di noi. Ma decide di iniziare da un minuscolo e sconosciuto paesino in periferia. Periferia di un paese, Israele, che è la periferia dell’Impero. Chi nasce a Nazareth ha un solo futuro: restarci. Nessuna possibilità di riscatto, nessun bel finale, nessuna reale opportunità, nessuna alternativa ad una vita semplice e povera, fatta di stenti al limite della sopravvivenza. Dio sceglie Nazareth. Noi fuggiamo la Nazareth in cui viviamo. La consideriamo all’origine del nostro fallimento, la ragione della nostra tristezza. Nazareth ci tarpa le ali, ci impedisce di emergere, di farci conoscere. Se Dio sceglie Nazareth come luogo da cui partire per salvare il mondo, ribalta il tavolo delle nostre certezze. Ridefinisce la logica del mondo. Fino a quando non imparo ad amare la mia Nazareth, a rispettarla, a riconoscerne i pregi, passerò il tempo a lamentarmi contro il fato che mi ha fatto nascere in questa periferia esistenziale, in questa città, con questi genitori, con questo corpo, con questi limiti… Nella logica di Dio, sconvolgente, destabilizzante, altra, alta, è proprio da Nazareth che inizia la storia. Anche la mia.

Mercoledì 9 Dicembre >
(Feria – Viola) Mercoledì della II settimana di Avvento
Mt 11,28-30: Venite a me, voi tutti che siete stanchi.

Sì, Signore, siamo affaticati e oppressi. Affaticati da ritmi di vita incalzanti, da un mondo che ci chiede sempre di più dandoci sempre meno. Oppure ci scarta, lasciandoci sprofondare nella solitudine della nostra vecchiaia. Siamo oppressi dalle tante richieste di chi ci sta attorno, dalle notizie sconfortanti e terribili con cui farciscono l’informazione, dall’ansia da prestazione in un mondo che chiede sempre tanto, sempre troppo. Siamo affaticati ed oppressi e non ci basta un po’ di vacanza, qualche ricostituente, uno po’ di svago. La nostra è una solitudine profonda, una stanchezza esistenziale, un dolore continuo. Volentieri, in questo prossimo Natale, vogliamo imitarti. Nella mitezza e nell’umiltà di cuore possiamo trovare la pace. Scegliendo la pace invece della rabbia e della violenza. Scegliendo di accoglierci come siamo, da te amati senza condizioni, piuttosto che correre dietro alla follia vanagloriosa del nostro tempo. Non è facile esserti discepoli, ovvio. Ma è un giogo leggero, cento volte più leggero di quello che gli altri impongono e che non ci conducono a Dio.

Giovedì 10 Dicembre >
(Feria – Viola) Giovedì della II settimana di Avvento
Mt 11,11-15: Non ci fu uomo più grande di Giovanni Battista.

Il Regno subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. È vero, ha ragione il Signore, se abbiamo il coraggio di accogliere il Vangelo, se lasciamo che illumini la nostra vita, oltre che la nostra anima, allora succede un bel guaio. Vivere le beatitudini, ad esempio, provoca un vero terremoto anche attorno a noi, nel mondo del lavoro, nella nostra famiglia, fra gli amici e i conoscenti. Far uscire il Vangelo dalla chiese per calarlo nella vita e nelle scelte provoca sempre dei bei problemi e delle reazioni. Non seguire il pensiero comune, corrotto e fradicio, egoista e narcisista, significa, perlomeno, attirarsi se non la violenza dei gesti almeno la violenza delle parole. Perciò siamo chiamati noi per primi ad esercitare una santa violenza, cioè uno sforzo poderoso per combattere la nostra pigrizia mentale e la nostra ipocrisia. Il Vangelo ci cambia la vita, la illumina, certo, ma è uno sforzo che richiede determinazione e convinzione. E costa fatica. Una ?violenza? verso noi stessi che è la conversione, l’opera di radicale cambiamento che operiamo nelle nostre vite concrete.

Venerdì 11 Dicembre >
(Feria – Viola) Venerdì della II settimana di Avvento
Mt 11,16-19: Non ascoltano né Giovanni né il Figlio dell’uomo.

Non siamo mai contenti. Se qualcuno ci propone una vita di fede rigorosa e ascetica, basata sulla penitenza e la mortificazione, la fuggiamo perché la crediamo insostenibile e cupa. Se, invece, qualcuno mette l’accento sull’aspetto più gioioso della fede, la consideriamo troppo semplice e poco seria. Così è accaduto con Gesù, accusato di essere un mangione e un beone e di frequentare pessime compagnie. Ma anche Giovanni Battista era stato duramente criticato per la sua condotta di vita troppo austera… Ma cosa vogliamo veramente? Forse, dobbiamo ammetterlo, non lo sappiamo nemmeno noi. Vorremmo avere dei risultati senza faticare. Vorremmo essere graditi a Dio ma siamo molto più preoccupati di essere graditi agli uomini. Vorremmo essere santi ma senza convertirci. E avere una vita che fili via liscia senza problemi, facendo di Dio una specie di assicuratore. Smettiamola di fare come i bambini, prendiamo sul serio questo Dio che, solo, ci prende davvero sul serio. Il problema è che non abbiamo davvero il coraggio di convertirci per accogliere l’inaudito di Dio!

Sabato 12 Dicembre >
(Feria – Viola) Sabato della II settimana di Avvento
Mt 17,10-13: Elìa è già venuto, e non l’hanno riconosciuto.

Aspettiamo i profeti, qualcuno che ci indichi la direzione, che ci spieghi cosa dobbiamo fare, che ci mostri una strada che conduce verso Dio. Poi, appena qualche profeta arriva sul serio, ed è difficile riconoscerli perché raramente si vestono di pelli di cammello!, scuotiamo la testa e ne facciamo quello che vogliamo. Sentenziamo: sono eccessivi, esagerati, poco credibili, nascondono qualcosa di losco… E così aspettiamo il prossimo profeta, senza essere riusciti ad accogliere quello che abbiamo davanti. Ci sono i profeti, ancora oggi. Dio continua a mandarci molti profeti che ci conducono verso Dio. Pieni di difetti, come noi. A volte essi stessi inconsapevoli di essere tali, ma ci sono. Accogliamo la Parola là come ci giunge, senza porre condizioni a Dio, accettando la sfida della fede che non è mai come ce l’immaginiamo e come vorremmo. Sapendo che, se non sappiamo riconoscere ed accogliere i profeti, difficilmente saremo in grado di riconoscere il Messia che ancora nasce nei nostri cuori. Facciamo aiutare, allora, il nostro cuore sia sempre aperto e disponibile a ciò che Dio ci dice. In qualunque modo questo avvenga…
http://www.lachiesa.it