Martedì 22 dicembre 2020
È in salita, lastricata dalla pandemia, la strada per la grotta di Betlemme in questo faticoso 2020. Ci arriviamo tutti con il fiato corto, come quando il saturimetro si abbassa e ci si ascolta il respiro per cogliere segnali di risalita, senza cedere allo sconforto. Lo abbiamo sofferto in tanti: alcuni a distanza impotente dai loro cari nelle stanze Covid degli ospedali o delle Rsa, altri nell’incognita per il decorso subdolo di questo virus.

“Questa mancanza di fiato è il peggio che io abbia provato in vita. Ti mette di fronte alla Nera Signora”, ha confidato il vaticanista Luigi Accattoli nel suo diario fra casa e ospedale che ha messo in luce tanti nascosti “fatti di Vangelo”.

È in salita, lastricata dalla pandemia, la strada per la grotta di Betlemme in questo faticoso 2020. Ci arriviamo tutti con il fiato corto, come quando il saturimetro si abbassa e ci si ascolta il respiro per cogliere segnali di risalita, senza cedere allo sconforto.

Lo abbiamo sofferto in tanti: alcuni a distanza impotente dai loro cari nelle stanze Covid degli ospedali o delle Rsa, altri nell’incognita per il decorso subdolo di questo virus. “Questa mancanza di fiato è il peggio che io abbia provato in vita. Ti mette di fronte alla Nera Signora”, ha confidato il vaticanista Luigi Accattoli nel suo diario fra casa e ospedale che ha messo in luce tanti nascosti “fatti di Vangelo”.

Ma il fiato corto è anche quello delle famiglie senza lavoro, sfiancate dall’insufficienza delle coperture assistenziali, e degli operatori economici – non solo quelli del turismo con molta neve ma impianti fermi – attanagliati dal blocco prolungato di troppe attività.

È la stanchezza di insegnanti e studenti che attendono con fiducia il rientro in classe in presenza per il 7 gennaio, a tutt’oggi peraltro ancora incerto, ma anche l’affaticamento dei gruppi parrocchiali e tante altre realtà associative, privati delle relazioni spontanee: non può mancare a lungo l’ossigeno dell’incontro a tu per tu.

Ma ancora s’impone la prudenza – lo sanno anche politici e amministratori messi alle strette dai dati reali dei contagi (il mancato conteggio dei tamponi rapidi in Trentino ne aveva oscurato la gravità) – per evitare una terza maledetta ondata. A ciascuno di noi è richiesta attenzione nelle misure anticontagio e massimo rispetto del prossimo vicino: sarà il primo dono da fare agli altri in questo Natale.

La cautela ci vieterà la Messa di mezzanotte (ma anche quella della sera sarà come sempre illuminata dall’annuncio degli angeli ai pastori), ci impedirà le visite dei nonni ai nipoti, ci consiglierà il gesto caritatevole di una conversazione al telefono senza fretta o di altre “risposte creative” sperimentate in primavera: l’esempio ci viene dagli ottanta giovani che si sono ora “arruolati” nel servizio dopo l’appello diocesano “Passi di prossimità”.

Guardandoci intorno e anche dentro, alla luce di un Avvento più silenzioso ma forse anche intimo, possiamo contare con certezza su un Padre che non dimentica la promessa di visitare il suo popolo e condivide col Figlio incarnato la fatica di ogni uomo, oggi come a Betlemme, come ci scrive fra Francesco Patton.

Prendiamo in prestito le parole fiduciose di Zaccaria (anche lui un vecchio saggio come tanti nonni che abbiamo salutato in questi mesi) nell’invito a “preparare le strade” al Signore che viene. Il suo cantico esprime una fiducia nella quale ci sentiamo accomunati alle speranze di tanti uomini “amati dal Signore”, ma che ancora sono in ricerca. Si conclude con queste parole che si rinnovano nelle lodi ogni mattina: “…grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace”.

Cari lettori, a voi e alle vostre famiglie, buon Natale 2020.
[Foto SIR/Marco Calvarese. Testo: Diego Andreatta, direttore “Vita Trentina”/SIR]