Repubblica Centrafricana: “La maggior parte della gente pensa che la continuità sia il male minore”

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Martedì 29 dicembre 2020
In un clima di violenza e paura, i cittadini della Repubblica Centrafricana si sono recati questa domenica alle urne per le elezioni presidenziali e parlamentari. Faustin-Archange Touadéra è in corsa per un secondo mandato come capo dello Stato, mentre contemporaneamente verrà eletto anche un nuovo Parlamento. Il principale candidato dell’opposizione è l’ex premier Anicet-Georges Dologuélé. [Foto, AFP o
licensors: elezioni a Bangui, domenica 27 dicembre 2020. [Vatican.va].

Mentre continuano gli scontri armati
Centrafrica al voto

Le elezioni hanno avuto luogo in un contesto di scontri tra una nuova alleanza ribelle e le forze di sicurezza in diverse parti del Paese. L'Ohchr, l’ufficio per i Diritti umani delle Nazioni Unite, ha recentemente avvertito che gli scontri armati continuano a rappresentare una seria minaccia per la sicurezza nel Paese, soprattutto dei civili.

Venerdì scorso, tre caschi blu camerunensi delle Nazioni Unite sono stati uccisi dopo un attacco alle forze di sicurezza interna e alla missione Minusca, a Dekoa. Secondo la missione di pace delle Nazioni Unite nella Repubblica centrafricana, i ribelli sono supportati dall’ex presidente, François Bozizé, a cui è stato impedito dalla Corte costituzionale di Bangui di candidarsi per un ulteriore mandato. Secondo quanto riferito, gli attacchi armati miravano, infatti a impedire il regolare svolgimento delle elezioni.

Touadéra è considerato il favorito, anche se c’è la possibilità che si vada al ballottaggio, se nessuno dei candidati supererà il 50 per cento dei voti. La Repubblica Centrafricana è martoriata dai conflitti da molti anni, con scontri tra una coalizione ribelle a maggioranza musulmana e le milizie, dopo il rovesciamento di Bozizé nel 2013.

Un intervento militare francese, insieme a una missione di pace delle Nazioni Unite, ha temporaneamente stabilizzato il Paese con un accordo di pace firmato nel 2019, ma ci sono ricorrenti nuovi focolai di violenza. Nonostante sia ricca di risorse, la Repubblica Centrafricana è uno dei Paesi più poveri e instabili di tutta l’Africa. Secondo l’Onu, metà della popolazione è dipendente dagli aiuti umanitari e un quinto è sfollata.
[L’Osservatore Romano]

Ribelli irrompono nei seggi elettorali

Centrafrica nel caos

Caos nella Repubblica Centrafricana, dove domenica si sono svolte le elezioni presidenziali e legislative, nonostante i ripetuti episodi di violenza che stanno colpendo il Paese. Ribelli armati, informano fonti locali riprese dalle agenzie di stampa internazionali, hanno preso d’assalto i seggi e distrutto urne ancora piene di schede nelle città di Carnot, Nola e Bambari, nell’ovest. Lo ha confermato Evariste Mongo, un rappresentante dell’amministrazione. Non sono stati registrati feriti.

Il voto è stato preceduto da una settimana di tensioni e dall’accusa di tentato colpo di Stato rivolta contro l’expresidente, François Bozizé, seguita dalla presa dei gruppi ribelli della città di Bambari, la quarta del Paese africano per grandezza, poi tornata sotto il controllo delle forze di pace dell’Onu.

Domenica alcuni seggi hanno aperto con ritardo a causa della mancanza di materiale per potere svolgere le operazioni di voto, hanno detto all’agenzia Afp dei funzionari elettorali. I candidati alla presidenza sono sedici. Il principale sfidante dell’attuale capo di Stato, Faustin-Archange Touadéra, candidatosi per un secondo mandato, è l’ex primo ministro, Anicet-Georges Dologuélé. I risultati provvisori sono attesi il 4gennaio, quelli definitivi il 19 e l’eventuale ballottaggio — in assenza di maggioranza di voti al primo turno — si terrà il 14 febbraio prossimo.

Il portavoce del Governo, Ange-Maxime Kazagui, ha lodato «l’impegno e la determinazione della popolazione, che ha sfidato i gruppi armati». Théophile Momokoama, relatore generale dell’Autorità nazionale elettorale, ha detto all’Afp che l'affluenza alle urne «è stata buona, nonostante le preoccupazioni per la minore sicurezza in alcuni luoghi».
[L'Osservatore Romano]