Martedì 5 gennaio 2021
“Sì, Bangassou è caduta nelle mani dei ribelli, molti dei quali mercenari e gente del Niger. La mattinata è stata frenetica. Artiglieria pesante dalle 5 del mattino e trenta tra morti e feriti”. A parlare è mons. Juan José Aguirre Muñoz, vescovo di Bangassou, città del sud della Repubblica Centrafricana, che dal 3 gennaio è nelle mani dei ribelli, come riferito dall’agenzia Fides. [
SIR]

La città di Bangassou è caduta nelle mani dei ribelli

Riesplode la violenza
nella Repubblica Centrafricana

La città centrafricana di Bangassou è caduta nelle mani dei ribelli, «molti dei quali mercenari e gente del Niger; la mattinata è stata frenetica. Artiglieria pesante dalle 5 del mattino e trenta tra morti e feriti» di cui diversi sono bambini. A riferirlo è Juan José Aguirre Muñoz, vescovo di Bangassou, nel sud della Repubblica Centrafricana, in una dichiarazione all’agenzia Fides. «Ci sono molti bambini feriti da proiettili vaganti, bambini che scappano in Congo per sfuggire alle violenze» spiega il vescovo Aguirre. Di fronte alla crescente insicurezza, il vescovo ha raccolto un gruppo di orfani per tenerli al sicuro.

Di fronte alla crescente insicurezza, il vescovo ha raccolto un gruppo di orfani per tenerli al sicuro.

Dopo aver cercato di resistere all’offensiva dei ribelli, i soldati governativi «hanno abbandonato la loro posizione e sono nella nostra base» ha spiegato il capo dell’ufficio regionale della missione Onu. Il Paese vive un momento molto delicato: sono attesi nelle prossime ore i risultati parziali delle presidenziali del 27 dicembre. Il voto si è tenuto nonostante due terzi del territorio sia occupato da gruppi armati. [L'Osservatore Romano]

Come un’onda, i fedeli si muovono a sinistra e poi a destra. Il loro canto si alza e i loro corpi si spostano ritmicamente. La preghiera non è solo una formula ripetuta, ma è una danza che coinvolge tutto il fisico: le braccia, le gambe e, ovviamente, la voce. Una spiritualità fisica che, attraverso il movimento, si trasferisce all’anima. Un’invocazione a Dio allegra e gioiosa che si è levata nel giorno di Natale in un contesto difficile come quello della Repubblica Centrafricana. Un Paese che, dal giorno dell’indipendenza nel 1960, ha conosciuto lunghi periodi di instabilità e che, dal 2013, dopo il colpo di Stato che ha deposto il presidente François Bozizé, non è riuscito a incamminarsi su un sentiero di pacificazione.

Nel 2015, la visita di Papa Francesco e l’apertura della Porta santa a Bangui avevano fatto sperare in una svolta, ma le tensioni sono continuate. Gruppi di ribelli controllano quasi i due terzi del territorio nazionale, le risorse naturali (legname, oro, uranio, eccetera) hanno attirato le attenzioni di numerose potenze straniere. Le elezioni tenutesi il 27 dicembre riusciranno a portare la stabilità? Difficile dirlo. I movimenti ribelli si sono coalizzati e non si sa come si muoveranno nei prossimi giorni. A pagare questa situazione di incertezza è la popolazione civile che vive nel terrore che si possano ripetere le tensioni e, con esse, possano tornare violenze, saccheggi, distruzioni. «C’è terrore nei civili», spiega padre Aurelio Gazzera, missionario carmelitano a Baoro.

«Gli ultimi sette anni sono stati terribili per il Centrafrica e le persone non vogliono rivivere quello stato di devastazione e timore continui. Qui da noi le autorità sono già fuggite in zone più sicure. La popolazione si sente abbandonata».

Il Paese è tra i più poveri del continente africano con un’economia modesta e ben poco diversificata e anche la povera economia locale rischia di essere travolta. «Le strade principali attraverso le quali arrivano le merci dall’estero sono state bloccate», continua il missionario. Il rischio «è che si registri una mancanza di beni essenziali e che i prezzi aumentino e diventino insostenibili per la gente comune».

Padre Aurelio non lascia la missione. Anzi, ha continuato e continuerà le sue attività. «Nella nostra missione — osserva — è attiva una scuola di meccanica per giovani e adulti. Ho chiesto loro di venire a lezione e di continuare a studiare. Anche nella difficoltà, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità e portarle a termine». In questo contesto così difficile il Natale è stata una pausa di festa e di vicinanza alla popolazione locale. «Nonostante il covid-19 e l’insicurezza ho potuto celebrare il Natale in alcuni villaggi (Igwe, Bayanga-Didi, Yoro e Sinaforo) che, pur appartenendo alla missione, sono distanti da Baoro», spiega ancora Gazzera. Raggiungere i villaggi non è stato semplice. «Le comunità sono a un’ottantina di chilometri — continua il missionario carmelitano — ma per arrivarci bisogna fare un lunghissimo giro perché la strada diretta non è praticabile. Anche la strada alternativa è difficile da percorrere, non si può andare molto veloce, al massimo venti chilometri orari. Quindi abbiamo impiegato parecchio per raggiungere le comunità».

Una volta là però è stata una grande festa. I fedeli si sono raccolti intorno al loro sacerdote e hanno partecipato con gioia alla celebrazione eucaristica. «Normalmente sono seguiti da catechisti laici che fanno un ottimo lavoro portando la liturgia della Parola», conclude padre Aurelio. «Per loro, avere un sacerdote è un evento. Ma in questi villaggi Dio c’è. È nato e anche qui ha preso dimora».
[Enrico Casale - L'Osservatore Romano]

Repubblica Centrafricana:
Ue, rispettare risultati delle elezioni, no alle violenze

Spetterà alla Corte Costituzionale della Repubblica Centrafricana proclamare i risultati finali delle elezioni presidenziali e a tutti gli attori politici il rispetto delle decisioni della Corte. Così in una nota congiunta l’Alto rappresentante per gli affari esteri Ue, Josep Borrell, il commissario dell’Unione africana per la pace e la sicurezza, ambasciatore Smaïl Chergui, il presidente della Commissione della Comunità economica degli stati dell’Africa centrale (Eccas), ambasciatore Gilberto Da Piedade Veríssimo, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix.

Gli alti funzionari prendono atto dei risultati del 27 dicembre, comunicati dall’Autorità elettorale nazionale (Ane) e ribadiscono il loro invito a tutti gli attori politici a risolvere le controversie elettorali in modo pacifico e in conformità con le leggi e la Costituzione della Repubblica Centrafricana. In particolare, chiedono al governo centrafricano e all’intera classe politica di favorire un dialogo politico inclusivo, aperto, costruttivo e credibile per promuovere la stabilità nazionale.

Allo stesso tempo, gli alti funzionari europei condannano fermamente gli attacchi alla missione delle Nazioni Unite, discorsi e dichiarazioni di disinformazione, odio e incitamento alla violenza, anche contro il personale internazionale, nonché violenze perpetrate da alcuni gruppi armati volte a minare il processo elettorale. Gli alti rappresentanti chiedono, dunque, alle autorità centrafricane di avviare indagini per assicurare alla giustizia i responsabili e gli sponsor di tali violenze. Infine denunciano la violazione da parte di alcuni gruppi armati di quanto deciso nell’accordo politico per la pace e la riconciliazione nella Repubblica centrafricana e esortano tutti i firmatari a “onorare pienamente i propri impegni, in particolare la cessazione delle ostilità”.
[SIR]