Commento al Vangelo della I Settimana del Tempo Ordinario. Anno B

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Commento di Paolo Curtaz

Lunedì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 1,14-20: Convertitevi e credete nel Vangelo.

Israele non è mai stato un popolo di navigatori, non scherziamo. Ha sempre temuto il mare, il luogo dove abitano i mostri, il Leviathan, fra gli altri: i giudei non hanno certo la perizia marinaresca dei fenici. Perciò il mare, nella Scrittura, indica il luogo sconosciuto, da temere. E segna i confini in un paese che ha una lunga porzione di territorio affacciata sul mare. Marco chiama il grande lago di Tiberiade mare di Galilea, probabilmente per ricordare tutti questi significati. E lungo il lago, sulla spiaggia, Gesù chiama i primi discepoli. Ha iniziato la sua predicazione dai confini di Israele, da quei luoghi guardati con disprezzo dai puristi di Gerusalemme. Ora sceglie i discepoli su un altro confine, quello che divide la terra dall’acqua, la certezza dall’insicurezza. Siamo discepoli di un Dio che abita le periferie, che si avventura sui confini, che preferisce il meticciato alla purezza di idee e di convinzioni. Torniamo ad abitare questi luoghi fisici e dell’anima, a raggiungere con la Parola le tante periferie delle nostre città e le persone che vi abitano. In questi tempi fluidi e incerti, il Signore ha bisogno di discepoli che, come lui, li abitino per evangelizzarli.

Martedì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 1,21-28: Gesù insegnava come uno che ha autorità.

Il primo miracolo del primo vangelo è la guarigione di un indemoniato nella sinagoga di Cafarnao. Un bravo fedele che mai aveva dato segno della sua lontananza da Dio, nulla a che vedere con gli indemoniati dei film. Frequenta la sinagoga, è un fedele devoto. Eppure la sua fede è demoniaca: pensa che Gesù non c’entri nulla con la sua vita, sa chi è Gesù ma non lo segue, pensa che Dio voglia rovinarlo. È il riassunto di tutte le visioni errate della fede: quando la fede non c’entra nulla con la vita concreta, quando si riduce a ?sapere?, a ?conoscere?, quando Dio è visto come un avversario. Molti ?indemoniati? ancora oggi frequentano le nostre comunità e il nostro modo di pensare, spesso è ?demoniaco? nel senso che non proviene da Dio. Marco sta scrivendo alla sua comunità e ammonisce: la prima conversione da fare, il primo miracolo da compiere riguarda proprio noi, proprio coloro che abitualmente frequentano il tempio. Chiediamo al Signore, oggi, di vivere sempre una fede autentica in cui Dio, alleato dell’uomo, diventa il punto di riferimento per l’agire concreto del quotidiano.

Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 1,29-39: Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie.

Non è più la sinagoga il luogo dell’incontro con Dio, ma la casa. La casa di Pietro, qui, che diventa il luogo dell’accoglienza. E dalla soglia – nuovamente un confine! – Gesù proclama la Parola e guarisce. La nostra è una fede che annunciamo dalla soglia, che va incontro alle persone, senza aspettare che vengano in sacrestia!, che raggiunge le persone fuori dai ristretti recinti del sacro in cui, troppe volte, abbiamo rinchiuso Dio. Il cortile è il luogo dell’annuncio ed è lì che Gesù vuole essere portato: nel nostro ufficio, scambiando due battute alle fermate del bus o con la cassiera del supermercato. Una catechesi occasionale che non necessita di grande preparazione ma di una grande passione e di un grande cuore. La suocera di Pietro, guarita, si mette a servire il Maestro. Anche noi siamo stati guariti per servire, non per crogiolarci nella nostra immensa fortuna di avere incontrato il vangelo sulla nostra strada. Il segreto della passione di Gesù è la preghiera intima e intensa che illumina le sue giornate. E quando Pietro vuole ?rapire? Gesù, tenerlo per sé, il Signore lo obbliga ad andare verso altre soglie, altri confini.

Giovedì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 1,40-45: La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

Gesù ha compassione del lebbroso, lo guarisce, toccandolo. Nessuno poteva anche solo sfiorare un lebbroso: si contraeva l’impurità che impediva ogni approccio agli altri e al culto. Non ha paura delle regole di purità, il Signore, che mette sempre prima la persona e il suo dolore al centro. Ma tanta compassione viene mal ripagata: il lebbroso, guarito, invece di dar retta al Maestro che gli chiede di tacere, di non divulgare la notizia della sua guarigione, grida ai quattro venti quanto gli è successo, mettendolo in gravissima difficoltà. Il progetto di andare per altri villaggi ad annunciare il Regno è fallito a causa dell’improvvida gratitudine del lebbroso. Gesù non vuole essere scambiato per un guru, non desidera che la sua fama dipenda dalle guarigioni e dai miracoli. Sa bene che le persone possono diventare fanatiche, mettendo la guarigione al centro, non il messaggio portato dal Maestro. La guarigione, nei vangeli, è segno della venuta del Regno, dell’arretramento del Maligno. Cercare Dio per un miracolo, ignorando la sua Parola, glissando sulla necessità di una reale conversione è tradire la missione del Signore, ancora oggi.

Venerdì della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 2,1-12: Il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra.

Il vangelo di Marco continua con una serie di episodi caratterizzati da alcune domande poste dai presenti. Davanti al paralitico, portato da Gesù grazie alla tenacia di alcuni amici, il Signore afferma che i suoi peccati sono perdonati. Molti, allora (e oggi!) pensavano che la malattia e la disgrazia fossero una punizione divina nei confronti del peccatore. Quale terribile colpa doveva avere commesso quel tale per essere in una situazione così drammatica! Di più: veramente il peccato ci porta ad una tragica paresi dell’anima da cui solo Gesù può guarirci. Gesù perdona i peccati del paralitico, creando un immenso scalpore fra gli scribi, i detentori dell’interpretazione della Scrittura. Perché parla così? Hanno ragione: nella loro prospettiva Dio solo può perdonare, non certo quel Nazareno improvvisatosi profeta! Non danno una risposta alla loro domanda, non osano dire e pensare che Gesù perdona perché può farlo, essendo la presenza stessa di Dio. Scandalizza ancora oggi la bontà di Dio, il suo intimo desiderio di perdonare e sanare, di ridare la libertà alle nostre anime, facendole correre sulla via del comandamento dell’amore

Sabato della I settimana del Tempo Ordinario
Mc 2,13-17: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

Perché quest’uomo mangia con i peccatori? La seconda domanda dell’inizio del vangelo di Marco è posta dai farisei, scandalizzati dal fatto che Gesù, senza porsi alcun problema, cena e festeggia col pubblicano Levi, peccatore accanito e conosciuto, esattore delle tasse per conto dei romani. Non sanno, o fingono di non sapere, che quella cena è il festeggiamento che Levi fa per quell’incontro. Una gioia incontenibile ora abita il suo cuore: il Maestro lo ha chiamato, lui, oltraggiato e temuto, odiato ed emarginato. Ma Gesù, medico dell’anima, viene per i malati, non per coloro che si credono sani. Levi, che conosciamo anche col nome di Matteo, l’evangelista, ha visto nello sguardo del Signore quell’amore, quella verità, quel rispetto che lui per primo non ha avuto nei propri confronti. Il Dio dei confini raggiunge Levi al banco delle imposte, là dove vive ed esercita il suo odiato mestiere. Sempre Dio ci raggiunge dove siamo e guarda alla verità di noi stessi, non all’apparenza. Cosa che invece fanno i farisei, abituati a catalogare le persone, a innalzare degli steccati. Quest’uomo mangia con i peccatori perché vuole salvarli, amandoli.
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