Venerdì 15 gennaio 2021
Tre settimane dopo le elezioni generali e la riconferma del presidente Touadéra, una coalizione di gruppi ribelli sta cercando di prendere la capitale. È la conferma di un paese spaccato e con istituzioni deboli. (Nella foto: Militari centrafricani di pattuglia a Bangui).
[Federica Farolfi – Nigrizia]

La capitale della Repubblica Centrafricana si è svegliata ieri mattina sotto i colpi di arma da fuoco pesante e leggera. Si è trattato di attacchi condotti dai gruppi armati inquadrati nella Coalizione dei patrioti per il cambiamento (Cpc) a nord e a sud di Bangui, rispettivamente a 12 e a 9 chilometri dal centro della città.

«I ribelli hanno cercato di entrare nella capitale nelle prime ore della mattinata attraverso due fronti, in particolare all’uscita nord Pk12 e a sud Pk 9», ha indicato sui social network il primo ministro Firmin Ngrebada, il quale ha anche affermato che, secondo il governo, la situazione è sotto controllo dopo il contrattacco delle forze armate nazionali, delle forze della missione Onu (Minusca) e delle truppe russe e rwandesi. Da parte sua, il ministro della sicurezza pubblica, il generale Henri Wanzet, ha chiamato la popolazione alla calma e ha chiesto ai centrafricani di dare informazioni alle forze di sicurezza sull’evolvere degli eventi nei quartieri della capitale.

Il giornalista centrafricano Rolf Steve Domia Leu Bohoula, fornisce alla BBC questa istantanea della capitale nel primo giorno di guerra. «Alle 10 del mattino, dopo circa tre ore di combattimenti alle porte di Bangui, la circolazione nei mercati della capitale è completamente paralizzata, le amministrazioni pubbliche sono chiuse, le attività commerciali sospese, la gente asserragliata in casa. Alcune testimonianze dicono di una situazione caotica. Nelle piazze le forze dell’ordine e i caschi blu dell’Onu scacciano i moto-taxi che ancora circolano, le ambulanze e mezzi militari sono le sole a poter circolare ovunque».

Qualche commerciante ha il coraggio di riprendere le proprie attività non appena la calma sembra profilarsi: «La gente a nord di Bangui sta fuggendo. Vogliamo la pace, null’altro che la pace». Gli attacchi ai quartieri nord e sud di Bangui hanno provocato uno spostamento massiccio della popolazione alla ricerca di luoghi più sicuri».

Il richiamo della società civile

In una dichiarazione, il portavoce della Minusca, Vladimir Monteiro, oltre a ribadire che l’attacco è stato respinto dalle truppe Onu, assieme alle forze armate centrafricane, deplora la perdita di un militare rwandese e denuncia che un altro militare ferito, aggiungendo che tra le file dei ribelli ci sono stati diversi morti (il governo centrafricano dice una trentina), arresti e sono state sequestrare delle armi.

Questo attacco dei gruppi armati è sopraggiunto il giorno in cui il Consiglio di sicurezza dell’Onu doveva riunirsi, su richiesta della Francia, per discutere sulla Repubblica Centrafricana, in particolare sulla presenza nel paese di truppe straniere e di mercenari e sull’embargo sulle armi, in vigore dall’inizio della guerra civile (2013). In vista delle elezioni legislative e presidenziali dello scorso 27 dicembre, l’Onu aveva deciso di rafforzare la sua forza di pace con 300 caschi blu rwandesi per altri due mesi. Il Consiglio di sicurezza dovrà a questo punto dovrà decidere se prolungare la loro missione.

Anche il Gruppo di lavoro della società civile sulla crisi centrafricana (Gtsc), non ha tardato a farsi sentire attraverso una dichiarazione del suo portavoce, Paul-Crescent Beninga, il quale condanna ogni tentativo di rovesciamento del potere da parte dei gruppi armati della Cpc e invita il capo dello stato Faustin Archange Touadéra a creare le condizioni di un vero dialogo inter-centrafricano nel più breve tempo possibile così da evitare l’aggravarsi del conflitto. Beninga chiama inoltre tutte le organizzazioni della società civile a lavorare insieme in vista di un’azione collettiva per contribuire alla ricerca di una pace duratura.

Secondo le ultime notizie, fino alle 18.30 di ieri si sono sentiti colpi di arma da fuoco a nord e a ovest della capitale. Aboubakar Siddick Ali, portavoce della Cpc, in un’intervista a Radio Africa ha affermato che i ribelli sono entrati nei quartieri e sono sempre più numerosi nei dintorni di Bangui.
[Federica Farolfi – Nigrizia]