Lunedì 18 gennaio 2021
Dal 18 al 25 gennaio si celebra la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che quest’anno riflette sul testo del Vangelo di Giovanni: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (cfr Giovanni 15, 5-9). Pubblichiamo di seguito il testo integrale della Lettera ecumenica per l’occasione. Vi è inoltre un Sussidio preparato per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani e l'elenco delle iniziative promosse dalle diocesi italiane. Sul sito della Chiesa cattolica è disponibile il
Sussidio preparato per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, mentre a questo altro link vengono presentate le iniziative promosse dalle diocesi italiane. [Vedi allegati in italiano e spagnolo]

Uniti in Cristo Gesù, con la forza della preghiera, linfa del dialogo. Nel segno della vicinanza concreta, specie a chi sta pagando il prezzo più pesante alla pandemia, in termini di sofferenza, morte, difficoltà economiche. Alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si apre lunedì prossimo, le Chiese si rivolgono insieme ai fedeli per ribadire come tutto possa essere rinnovato dalla «presenza del Signore e della sua Parola di vita, custodita e annunciata nelle nostre comunità».

A firmare la Lettera sono monsignor Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo, monsignor Polykarpos Stavropoulos, vicario patriarcale della Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia e Malta, e dal pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia.

Una riflessione autenticamente ecumenica, calata nella realtà di oggi ma con gli occhi illuminati della fede, che pur nella tragicità della situazione sa vedere il moltiplicarsi dei gesti di vicinanza, di servizio, di solidarietà concreta, soprattutto verso i più fragili e bisognosi. Significativamente la Lettera si intitola: “Viviamo e celebriamo la nostra unità nella preghiera comune”. Vuol dire impegnarsi, sotto la guida dello Spirito, a costruire insieme, volendo e sognando non che «tutto torni come prima», ma che emerga una realtà migliore di quella di pre pandemia e dell’attuale, ancora troppo segnata «dalla violenza e dall’ingiustizia, dall’arroganza e dall’indifferenza». Il testo odierno è in continuità con il Messaggio ecumenico: “Non abbiate paura, la morte non ha l’ultima parola”, pubblicato in occasione della scorsa Pasqua, Rispetto ad allora è cambiata solo la firma ortodossa con monsignor Stavropoulos subentrato al compianto metropolita Zervos Gennadios scomparso il 16 ottobre 2020. [Riccardo Maccioni – Avvenire]

Foto Vaticannews

Lettera ecumenica
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
“Viviamo e celebriamo la nostra unità nella preghiera comune”

Care sorelle e cari fratelli,
mai come in questo tempo abbiamo sentito il desiderio di farci vicini gli uni gli altri, insieme alle nostre comunità che sono in Italia. La sofferenza, la malattia, la morte, le difficoltà economiche di tanti, la distanza che ci separa, non vogliamo nascondano né diminuiscano la forza di essere uniti in Cristo Gesù, soprattutto dopo aver celebrato il Natale. La sua luce, infatti, è venuta ad illuminare la vita delle nostre comunità e del mondo intero: è luce di speranza, di pace, luce che indica un nuovo inizio. Sì, non possiamo solo aspettare che dopo questa pandemia “tutto torni come prima”, come abitualmente si dice. Noi, invece, sogniamo e vogliamo che tutto torni meglio di prima, perché il mondo è segnato ancora troppo dalla violenza e dall’ingiustizia, dall’arroganza e dall’indifferenza. Il male che assume queste forme vorrebbe toglierci la fede e la speranza che tutto può essere rinnovato dalla presenza del Signore e della sua Parola di vita, custodita e annunciata nelle nostre comunità.
In questi mesi di dolore e di grande bisogno abbiamo visto moltiplicarsi la solidarietà. Molti si sono uniti alle nostre comunità per dare una mano, per farsi vicino a chi aveva bisogno di cibo, di amicizia, di nuovi gesti di vicinanza, pur nel rispetto delle giuste regole di distanziamento. Sentiamo il bisogno di ringraziare il Signore per questa solidarietà moltiplicata, ma vogliamo dire anche grazie a tanti, perché davvero scopriamo quanto sia vero che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (cfr. Atti 20,35). La gratuità del dono ci ha aiutato a riscoprire la continua ricchezza e bellezza della vita cristiana, inondata dalla grazia di Dio, che siamo chiamati a comunicare con maggiore generosità a tutti. Così, non ci siamo lasciati vincere dalla paura, ma, sostenuti dalla presenza benevola del Signore, abbiamo continuato ad uscire per sostenere i poveri, i piccoli, gli anziani, privati spesso della vicinanza di familiari e amici. Le nostre Chiese e comunità hanno trovato unità in quella carità, che è la più grande delle virtù e che, unica, rimarrà come sigillo della nostra comunione fondata nel Signore Gesù.
Desideriamo, infine, intensificare la preghiera gli uni per gli altri, per i malati, per coloro che li curano, per gli anziani soli o in istituto, per i profughi, per tutti coloro che soffrono in questo tempo. Come abbiamo scritto nella presentazione del sussidio per la Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani, oggi la nostra preghiera sale intensa, perché il Signore guarisca l’umanità dalla forza del male e della pandemia, dall’ingiustizia e dalla violenza, e ci doni l’unità tra noi. Ci uniamo con la nostra preghiera anche nella memoria del Metropolita Zervos Gennadios, che per diversi anni ha condiviso con noi il cammino verso la piena unità e ci ha lasciato il 16 ottobre dello scorso anno. La preghiera stessa infatti diventi a sua volta fonte di unità. Ignazio di Antiochia ricorda ai cristiani di Efeso nei suoi scritti: “Quando infatti vi riunite crollano le forze di Satana e i suoi flagelli si dissolvono nella concordia che vi insegna la fede”. Rimanere in Gesù vuol dire rimanere nel suo amore. Quell’amore che ci spinge ad incontrare senza timore gli altri, specialmente i più deboli, i periferici, i poveri ed i sofferenti, come Gesù stesso ci ha insegnato, percorrendo senza sosta le strade del suo tempo.
Viviamo e celebriamo la nostra unità nella preghiera comune, che vedrà riunite le nostre comunità soprattutto in questa settimana.
Un fraterno saluto a tutti nell’amicizia e nella stima che ci uniscono.
Roma, 14 gennaio 2021

Sua Ecc.za Rev.ma
Mons. Ambrogio Spreafico
Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo

Sua Em.za Rev.ma
Mons. Polykarpos Stavropoulos
Vicario Patriarcale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta

Pastore
Luca Maria Negro
Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani
Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto
(cfr Giovanni 15, 5-9)
 

Dal 18 gennaio (Cattedra di San Pietro al 25 gennaio (Conversione di San Paolo) 
Sussidio (sintesi)
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2021 è stato preparato dalla Comunità monastica di Grandchamp. 

Il tema scelto, tratto dal Vangelo di Giovanni 15, 1-17 è: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” ed esprime la vocazione alla preghiera, alla riconciliazione e all’unità della Chiesa e del genere umano che caratterizza la Comunità di Grandchamp.

Negli anni ‘30 alcune donne di tradizione riformata della Svizzera di lingua francese, appartenenti ad un gruppo conosciuto come le Dames de Morges, riscoprirono l’importanza del silenzio nell’ascolto della parola di Dio e, allo stesso tempo, ripresero la prassi dei ritiri spirituali per nutrire la vita di fede, sull’esempio di Cristo, che si ritirava nei luoghi deserti per pregare. Queste donne furono presto raggiunte da altre, che presero a frequentare regolarmente i ritiri spirituali a Grandchamp, un piccolo villaggio nei pressi del lago di Neuchâtel, in Svizzera. Fu dunque necessario provvedere a una presenza stabile che offrisse preghiera e accoglienza al crescente numero di ospiti e di persone desiderose di ritirarsi in preghiera. 
Oggi la Comunità conta cinquanta membri, tutte donne di diversa età, tradizione ecclesiale, paese e continente: in questa loro diversità, le suore sono una parabola vivente di comunione. Fedeli alla vita di preghiera, alla vita comunitaria e all’accoglienza dei visitatori, le suore condividono la grazia della vita monastica con gli ospiti e con i volontari che si recano a Grandchamp per trascorrervi un periodo di ritiro e di silenzio, di ricerca di guarigione e di significato. 
Le prime suore sperimentarono il dolore della divisione tra le chiese cristiane. Ma in questo loro travaglio furono sostenute dall’amicizia con il 
padre Paul Couturier, uno dei pionieri della celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e tale preghiera fu, perciò, fin dal principio, il cuore della vita della Comunità. 
Questo impegno della Comunità di Grandchamp, insieme alla sua fedeltà ai tre pilastri della preghiera, della vita comunitaria e dell’ospitalità, costituiscono il fondamento del materiale presentato. 

Rimanere nell’amore di Dio significa essere riconciliati con se stessi 

Il termine francese per “monaco” o “monaca” – moine/moniale– deriva dal greco μόνος che significa “solo” e “uno”. I nostri cuori, i nostri corpi, le nostre menti, però, lungi dall’essere uno, sono spesso dispersi, spinti in direzioni opposte. Il monaco e la monaca desiderano essere uno nel proprio io, e uniti a Cristo. Gesù ci dice: “Rimanete uniti a me, e io rimarrò unito a voi” (Gv 15, 4a). Una vita integrata presuppone un percorso di auto – accettazione, di riconciliazione con la storia personale e con quella che abbiamo Gesù disse ai suoi discepoli: “Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 9). Egli rimane nell’amore del Padre (cfr Gv 15, 10) e non desidera altro che condividere questo amore con noi: “ Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto sapere tutto quel che ho udito dal Padre mio” (Gv 15, 15b). Innestati  nella vite, che è Gesù stesso, il Padre diviene il vignaiolo che ci pota per farci crescere. È la descrizione di quanto avviene nella preghiera: il Padre è il centro della nostra vita, Colui che ci ricentra, ci pota e ci rende un tutt’uno,e un’umanità resa tutt’uno rende gloria al Padre. 
Rimanere in Cristo è un atteggiamento interiore che mette radici in noi nel tempo, che richiede uno spazio per crescere e che può essere sopraffatto dalla quotidiana lotta per le necessità della vita, e minacciato dalle distrazioni, dal rumore, dalle troppe attività e dalle sfide della vita.

Giovanni 15, 1-17

Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

Durante gli Otto giorni della Settimana per l’unità del 2021 proponiamo un itinerario di preghiera:

Giorno 1: Chiamati da Dio: “Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15, 16a)
Giorno 2: Maturare interiormente: “Rimanete uniti a me, e io rimarrò unito a voi” (Gv 15, 4a)
Giorno 3: Formare un solo corpo: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 12b)
Giorno 4: Pregare insieme: “Io non vi chiamo più schiavi […]. Vi ho chiamati amici” (Gv 15, 15)
Giorno 5: Lasciarsi trasformare dalla parola: “Voi siete già liberati grazie alla parola che vi ho annunziato” (Gv 15, 3)
Giorno 6: Accogliere gli altri: “Vi ho destinati a portare molto frutto, un frutto duraturo” (Gv 15, 16b)
Giorno 7: Crescere in unità: “Io sono la vite. Voi siete i tralci” (Gv 15, 5a)
Giorno 8: Riconciliarsi con l’intera creazione: “Perché la mia gioia sia anche vostra, e la vostra gioia sia perfetta” (Gv 15, 11).

Al termine del Commento di ciascun giorno viene riportata, in corsivo, una citazione tratta dalla Regola e le Fonti di Taizé

PRIMO GIORNO: Chiamati da Dio:
“Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15, 16a)

Letture
Genesi 12, 1-5 La chiamata di Abramo
Giovanni 1, 35-51 La chiamata dei primi discepoli

Commento
L’inizio del cammino è l’incontro tra l’essere umano e Dio, tra la creatura e il Creatore, tra il tempo e l’eternità.
Abramo ha udito la chiamata: “Va’ nella terra che io ti indicherò” (Gn 12, 1) e come Abramo anche noi siamo chiamati a lasciare ciò che ci è familiare e andare verso il luogo che Dio ha preparato nel profondo del nostro cuore. Durante il cammino diveniamo sempre più noi stessi, il popolo che Dio ha voluto fossimo dall’inizio e, seguendo la chiamata che ci è stata rivolta, diveniamo benedizione per i nostri cari, per il nostro prossimo e per il mondo. L’amore di Dio ci cerca; Dio si fa Uomo in Gesù, e in lui incontriamo lo sguardo di Dio. Nella nostra vita, come nel Vangelo di Giovanni, la chiamata di Dio trova ascolto in modi diversi. Toccati da questo amore, noi partiamo. In questo incontro intraprendiamo un cammino di trasformazione, luminoso inizio di una relazione di amore che si rinnova sempre.

“Un giorno ti accorgerai che, quasi senza avvedertene, un ‘sì’ è già stato scritto nel profondo del tuo io. E così sceglierai di continuare a camminare sulle orme di Cristo. Nel silenzio, alla presenza di Cristo, udirai il suo appello sommesso: ‘Seguimi, e ti darò un luogo per far riposare il tuo cuore.’”

Preghiera
Gesù Cristo,
Tu ci cerchi, Tu desideri offrirci la tua amicizia
e condurci alla pienezza di vita.
Donaci la fiducia di rispondere alla tua chiamata,
affinché possiamo essere trasformati
e divenire testimoni della tua tenerezza per il mondo. Amen

SECONDO GIORNO: Maturare interiormente:
“Rimanete uniti a me, e io rimarrò unito a voi” (Gv 15, 4a)

Letture
Efesini 3, 14-21 Possa Cristo abitare nei nostri cuori
Luca 2, 41-52 Maria custodiva dentro di sé il ricordo di tutti questi fatti

Commento
L’incontro con Gesù suscita il desiderio di stare con lui e dimorare in lui: è il tempo in cui il frutto matura. Essendo pienamente Uomo, come noi Gesù cresceva e maturava; viveva una vita semplice, radicata nelle pratiche della sua fede giudaica. Nella sua vita nascosta, a Nazaret, ove apparentemente non accadeva nulla di straordinario, lo nutriva la presenza del Padre.
Maria contemplava l’opera di Dio nella sua vita e in quella di suo Figlio. Ella custodiva dentro di sé il ricordo di tutti questi fatti e così, a poco a poco, abbracciava il mistero di Gesù.
Anche noi abbiamo bisogno di un lungo periodo di maturazione, la vita intera, per sondare la profondità dell’amore di Cristo, per lasciare che lui dimori in noi e noi in lui. Senza che ne comprendiamo il modo, lo Spirito fa sì che Cristo inabiti nei nostri cuori, ed è attraverso la preghiera, l’ascolto della parola, la condivisione con gli altri, il mettere in pratica ciò che abbiamo compreso, che rafforziamo il nostro io interiore.

Lasciamo che Cristo discenda nelle più riposte profondità del nostro essere… Egli penetrerà nella nostra mente e nel nostro cuore, e s’impadronirà anche del nostro corpo, oltre che del nostro spirito così che anche noi un giorno sperimenteremo le profondità della misericordia.”

Preghiera
Santo Spirito,
fa’ che possiamo accogliere Cristo nei nostri cuori,
e custodirlo come un segreto d’amore.
Nutri la nostra preghiera,
illumina la nostra comprensione delle Scritture,
opera in noi affinché i frutti dei tuoi doni
possano a poco a poco crescere. Amen.

TERZO GIORNO: Formare un solo corpo:
“Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 12b)

Letture
Colossesi 3, 12-17 Rivestitevi di compassione
Giovanni 13, 1-15.34-35 Amatevi gli uni gli altri

Commento
Alla vigilia della sua morte, Gesù si è inginocchiato per lavare i piedi ai suoi discepoli. Egli conosceva la difficoltà del vivere insieme e l’importanza del perdono e del servizio vicendevole: “Se io non ti lavo” dice a Pietro “tu non sarai veramente unito a me” (Gv 13, 8). Pietro accoglie Gesù ai suoi piedi, viene lavato e toccato dall’umiltà e dall’amorevolezza di Cristo. Più avanti avrebbe seguito l’esempio di Gesù e servito la comunità dei fedeli nella Chiesa delle origini.
Gesù desidera che la vita e l’amore circolino in noi, come la linfa nei tralci così che le comunità cristiane siano un solo corpo. Ma oggi, come nel passato, non è facile vivere insieme, ci troviamo spesso a dover affrontare i nostri limiti. A volte non riusciamo ad amare coloro che sono vicini a noi in una comunità, in una parrocchia, nella famiglia; a volte le nostre relazioni si interrompono bruscamente.
In Cristo, siamo invitati a rivestirci di compassione, ricominciando da capo infinite volte. Riconoscere che siamo amati da Dio ci muove ad accoglierci reciprocamente con i nostri punti di forza e i nostri punti di debolezza. È allora che Cristo è in mezzo a noi.

Sei tu – con quel nulla che hai – un tessitore di riconciliazione nella comunione di amore che è il Corpo di Cristo, la sua Chiesa? Rallegrati, sorretto dalla preziosità della condivisione! Non sei più solo, ma, in ogni momento e circostanza sei sorretto dai fratelli e dalle sorelle della tua comunità e con loro procedi nel cammino. Con loro sei chiamato a vivere la parabola della comunione”.

Preghiera
Dio nostro Padre,
Tu ci riveli il tuo amore mediante Cristo
e mediante i nostri fratelli e le nostre sorelle.
Apri i nostri cuori
perché possiamo accoglierci gli uni gli altri con le nostre differenze
e vivere nel perdono.
Donaci di vivere uniti in un solo corpo,
affinché venga alla luce il dono che ciascuno di noi è.
Fa’ che tutti noi possiamo essere un riflesso del Cristo vivente. Amen.

QUARTO GIORNO: Pregare insieme:
“Io non vi chiamo più schiavi […]. Vi ho chiamati amici” (Gv 15, 15)

Letture
Romani 8, 26-27 Lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza
Luca 11, 1-4 Signore, insegnaci a pregare

Commento
Dio ha sete di noi. Egli cerca noi come cercò Adamo, chiamandolo nel giardino: “Dove sei?” (Gn 3, 9). In Cristo, Dio è venuto ad incontrarci.
Gesù viveva in preghiera, intimamente unito al Padre mentre intesseva amicizia con i suoi discepoli e con coloro che incontrava; Egli li introduceva in quanto di più prezioso avesse, ossia la relazione di amore con suo Padre, che è nostro Padre. Gesù e i discepoli cantavano salmi insieme, radicati nella ricchezza della loro tradizione giudaica; altre volte Gesù si ritirava da solo in preghiera.
La preghiera può essere individuale o comunitaria; può esprimere meraviglia, lamento, intercessione, ringraziamento o semplicemente silenzio.
A volte si desidera pregare, ma si ha la sensazione di non riuscirci: volgersi a Gesù e dirgli “Insegnami” può preparare la strada, perché il nostro desiderio di pregare diventa già esso stesso preghiera.
Stare in gruppo ci aiuta, perché attraverso inni, parole, silenzi, si crea comunione. Pregando con cristiani di altre tradizioni, potremmo sorprenderci di quanto possiamo sentirci uniti a loro da un legame di amicizia che scaturisce dall’Uno, Che è oltre ogni divisione. La forma può variare, ma è il medesimo Spirito che ci unisce.

Nella regolarità della preghiera comune germoglia in noi l’amore di Dio, senza che noi si sappia come. La preghiera comune non ci dispensa dalla preghiera personale. L’una integra l’altra. Ogni giorno dedichiamo un momento per rinnovarci nel nostro intimo con Gesù Cristo.”

Preghiera
Signore Gesù,
la tua intera vita è stata preghiera, armonia perfetta con il Padre.
Mediante il tuo Spirito,
insegnaci a pregare secondo la tua volontà di amore.
Possano i fedeli di tutto il mondo unirsi nell’intercessione e nella lode
e venga il tuo Regno di amore.

QUINTO GIORNO: Lasciarsi trasformare dalla parola:
“Voi siete già liberati grazie alla parola che vi ho annunziato” (Gv 15, 3)

Letture
Deuteronomio 30, 11-20 La parola del Signore è molto vicina a voi
Matteo 5, 1-12 Beati siete voi

Commento
La parola di Dio è molto vicina a noi, è benedizione e promessa di felicità. Se apriamo il nostro cuore Dio ci parla e con pazienza trasforma ciò che in noi sta languendo; Egli rimuove quanto impedisce la crescita della vera vita proprio come il vignaiolo pota la vite. Meditare regolarmente un testo biblico da soli o in gruppo, cambia il nostro modo di vedere.
Molti cristiani pregano sul testo delle Beatitudini ogni giorno; esse ci rivelano la felicità nascosta in ciò che sembra non raggiunto, la felicità che ci attende oltre: beati coloro che, toccati dallo Spirito, non trattengono più le loro lacrime, ma le lasciano scorrere e ricevono in lui consolazione. Mentre scoprono la sorgente nascosta nei recessi più reconditi del loro io, crescono in loro la fame di giustizia e la sete d’impegnarsi con gli altri per un mondo di pace.
Siamo costantemente chiamati a ravvivare il nostro impegno in favore della vita, mediante le nostre parole e il nostro operato. Vi sono momenti in cui già pregustiamo, qui ed ora, la benedizione che si compirà alla fine dei tempi.

Prega e opera affinché Dio possa regnare. Durante tutta la giornata, lascia che la parola di Dio dia vita nel lavoro e nel riposo. Mantieni il silenzio interiore in tutte le cose per dimorare in Cristo. Sii colmo dello spirito delle beatitudini: gioia, semplicità, misericordia.”

Preghiera
Sia Tu benedetto o Dio nostro Padre,
per il dono della tua parola nella Sacra Scrittura
e per la sua potenza trasformante.
Aiutaci a scegliere sempre la vita
e guidaci, con il tuo Santo Spirito, verso la felicità
che Tu vuoi condividere con noi. Amen.

SESTO GIORNO: Accogliere gli altri:
“Vi ho destinati a portare molto frutto, un frutto duraturo” (Gv 15, 16b)

Letture
Genesi 18, 1-5 Abramo accoglie gli angeli alle Querce di Mamre
Marco 6, 30-44 Gesù ebbe compassione della folla

Commento
Quando ci lasciamo trasformare da Cristo, il suo amore in noi cresce e produce frutto. Accogliere l’altro è un modo concreto per condividere l’amore che è in noi. Nella sua vita, Gesù accoglieva coloro che incontrava, li ascoltava e lasciava che lo toccassero senza aver paura della loro sofferenza.
Nel racconto evangelico della moltiplicazione dei pani, Gesù si muove a compassione dopo aver visto la folla affamata. Egli sa che l’intera persona deve essere nutrita, e che solo lui può davvero saziare la loro fame di pane e la loro sete di vita, ma Egli non vuole farlo senza i suoi discepoli, senza quel poco che loro possono offrirgli: cinque pani e due pesci.
Anche oggi Egli ci chiama ad essere suoi cooperatori nel suo amore sollecito e incondizionato. A volte qualcosa di tanto piccolo quanto uno sguardo attento, un orecchio pronto all’ascolto, o la nostra presenza può bastare a far sentire una persona bene accolta.
Quando offriamo a Gesù le nostre possibilità, Egli le usa in modo sorprendente. Allora sperimentiamo ciò che sperimentò Abramo: è quando diamo che riceviamo, è quando accogliamo gli altri, che siamo colmati di abbondanti benedizioni.

In un ospite, è il Cristo stesso che dobbiamo ricevere.” “Le persone che accogliamo ogni giorno, potranno vedere in noi volti di uomini e donne radiosi in Cristo, nostra pace?”

Preghiera
Cristo Gesù,
desideriamo accogliere senza riserve i fratelli e le sorelle che sono con noi.
Tu sai quante volte ci sentiamo senza risorse di fronte alle loro sofferenze.
Eppure, Tu sei sempre lì, prima di noi,
e li hai già accolti nella tua compassione.
Parla loro mediante le nostre parole,
sostienili mediante le nostre azioni,
e fa’ che la tua benedizione scenda su tutti noi. Amen.

SETTIMO GIORNO: Crescere nell’unità:
“Io sono la vite. Voi siete i tralci” (Gv 15, 5a)

Letture
1 Corinzi 1, 10-13; 3, 21-23 Ma Cristo non può essere diviso!
Giovanni 17, 20-23 Siano una cosa sola come noi

Commento
Alla vigilia della sua Passione Gesù ha pregato per l’unità di coloro che il Padre gli aveva affidato: “che siano tutti una cosa sola […]. Così il mondo crederà che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21).
Uniti a lui, come tralci dell’unica vite, condividiamo la medesima linfa che circola tra di noi e ci dà vita. Ogni tradizione cristiana intende condurre al cuore della nostra fede: la comunione con Dio in Cristo per lo Spirito Santo. Più viviamo questa comunione, più siamo uniti con gli altri cristiani e con tutta l’umanità.
L’apostolo Paolo ci mette in guardia contro un atteggiamento che aveva già minacciato l’unità tra i primi cristiani: assolutizzare la propria tradizione, a detrimento dell’unità del Corpo di Cristo; perché così le differenze diventano divisive invece di essere di mutuo arricchimento. Paolo offre una visione molto ampia: “[…] tutto è vostro, voi invece appartenete a Cristo e Cristo appartiene a Dio” (1 Cor 3, 22-23). La volontà di Cristo ci impegna ad un cammino di unità e riconciliazione; ci invita anche ad unire la nostra alla sua preghiera: “Così il mondo crederà” (Gv 17, 21).

Non rassegnarti mai allo scandalo della separazione fra i cristiani, che professano così facilmente l’amore del prossimo, ma rimangono divisi. Abbi la passione dell’unità del Corpo di Cristo.”

Preghiera
Santo Spirito, fuoco vivificatore e soffio gentile,
vieni e dimora in noi.
Rinnova in noi la passione per l’unità
così che possiamo vivere nella consapevolezza del legame che ci unisce in te.
Fa’ che tutti coloro che si sono rivestiti di Cristo con il loro battesimo siano uniti
e portino insieme testimonianza alla speranza che li sostiene. Amen.

OTTAVO GIORNO: Riconciliarsi con l’intera creazione:
“Perché la mia gioia sia anche vostra, e la vostra gioia sia perfetta” (Gv 15, 11)

Letture
Colossesi 1, 15-20 Tutte le cose sussistono in lui
Marco 4, 30-32 Tanto quanto un granello di senape

Commento
L’inno di Cristo nella Lettera ai Colossesi ci invita a lodare la salvezza di Dio, che abbraccia l’intero universo. Nel Cristo crocefisso e risorto si è aperta la via della riconciliazione e anche la creazione attende un futuro di vita e di pace.
Con gli occhi della fede, vediamo che il Regno di Dio è una realtà molto vicina, ma ancora piccola, difficilmente visibile, come un granello di senape. E tuttavia, cresce, perché anche in mezzo alle afflizioni del nostro mondo, opera lo Spirito del Risorto.
Egli ci incoraggia ad impegnarci, assieme a tutte le persone di buona volontà, nella ricerca incessante della giustizia e della pace, e nell’adoperarci perché la terra torni ad essere una casa per tutte le creature.
Noi collaboriamo all’opera dello Spirito affinché la creazione nella sua pienezza possa continuare ad essere una lode a Dio. Quando la natura soffre, quando le creature sono schiacciate, lo Spirito del Cristo Risorto, lungi dal lasciare che ci scoraggiamo, ci invita a divenire parte della sua opera di guarigione.
La novità di vita che Cristo porta, per quanto nascosta, è luce di speranza che brilla per tutti, è una sorgente di riconciliazione per l’intera creazione e porta una gioia che proviene dall’alto: “Perché la mia gioia sia anche vostra, e la vostra gioia sia perfetta” (Gv 15, 11).

Vuoi celebrare la novità della vita che Cristo dona nello Spirito Santo, e lasciare che viva in te, in mezzo a noi, nella Chiesa, nel mondo e nell’intera creazione?”
(Seconda promessa durante la professione della Comunità di Grandchamp)

Preghiera
O Dio tre volte Santo, ti ringraziamo per averci creato e amato.
Ti ringraziamo per la tua presenza in noi e nel creato;
fa’ che possiamo guardare al mondo come Tu lo guardi, con amore.
Nella speranza di questo sguardo,
fa’ che possiamo adoperarci per un mondo migliore,
dove fioriscano la pace e la giustizia, a gloria del tuo Nome. Amen.

Preghiere d’intercessione

L.: O Santo Spirito, Tu crei e ricrei la Chiesa in ogni luogo. Vieni e sussurra ai nostri cuori la preghiera che Gesù ha rivolto al Padre alla vigilia della sua Passione: “anch’essi siano in noi. Così il mondo crederà che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21).

T.: Kyrie eleison (Signore, pietà!).

L.: O Signore Gesù, Principe della pace, accendi il fuoco del tuo amore in noi affinché cessi nella Chiesa ogni sospetto, odio e incomprensione. Fa’ che crollino i muri di divisione.

T.: Kyrie eleison (Signore, pietà!).

L.: O Santo Spirito, Consolatore, apri il nostro cuore al perdono e alla riconciliazione e riavviaci sul retto sentiero.

T.: Kyrie eleison (Signore, pietà!).

L.: O Signore Gesù, mite e umile di cuore, donaci povertà di spirito così che possiamo accogliere il tuo amore benevolo.

T.: Kyrie eleison (Signore, pietà!).

L.: O Santo Spirito, che mai abbandoni uomini, donne e bambini perseguitati per la loro fedeltà al vangelo, concedi loro forza e coraggio e sostieni chi li aiuta.

T.: Kyrie eleison (Signore, pietà!).

C.: Con le parole che Gesù ci ha insegnato, preghiamo ora insieme.

T.: Padre nostro, che sei nei cieli…

La comunione in Cristo richiede la comunione con gli altri; Doroteo di Gaza, un monaco della Palestina del VI secolo, lo esprime con queste parole: “Immaginate un cerchio disegnato per terra, cioè una linea tracciata come un cerchio, con un compasso e un centro. Immaginate che il cerchio sia il mondo, il centro sia Dio e i raggi siano le diverse strade che le persone percorrono. Quando i santi, desiderando avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, nella misura in cui penetrano al suo interno, si avvicinano l’un l’altro e più si avvicinano l’uno all’altro più si avvicinano a Dio. Comprendete che la stessa cosa accade al contrario, quando ci allontaniamo da Dio e ci dirigiamo verso l’esterno. Appare chiaro, quindi, che più ci allontaniamo da Dio, più ci allontaniamo gli uni dagli altri e che più ci allontaniamo gli uni dagli altri, più ci allontaniamo da Dio”.