Sabato 23 gennaio 2021
La presidenza della Repubblica Centrafricana ha dichiarato giovedì 21 gennaio lo stato di emergenza per 15 giorni in tutto il Paese. La vittoria del presidente, Faustin-Archange Touadéra, è stata confermata dalla Corte costituzionale il 18 gennaio, nel pieno di una nuova offensiva dei ribelli in un Paese per due terzi sotto il controllo di gruppi armati. (Foto:
Medici con l’Africa Cuamm)

Ieri l’inviato delle Nazioni Unite, Mankeur Ndiaye, ha chiesto al Consiglio di sicurezza un «aumento sostanziale» del numero di caschi blu dispiegati nel Paese, dopo i recenti attacchi contro il contingente. La missione Onuin Centrafrica (Minusca) ha perso sette caschi blu da quando alla fine dello scorso anno gruppi armati hanno lanciato una serie di attacchi simultanei. Una settimana prima delle elezioni presidenziali e legislative, il 27dicembre, sei dei più potenti gruppi armati si sono alleati per formare la Coalition of Patriots for Change (CPC) e hanno lanciato un’offensiva contro il presidente Touadérache stava correndo per un secondo mandato. Intanto le violenze di queste ultime settimane hanno spinto oltre 60.000 centrafricani a cercare sicurezza nei Paesi vicini.

STATO DI EMERGENZA IN CENTRAFRICA

Si aggrava l’instabilità in Repubblica Centrafricana. Da ieri, 21 gennaio, il Governo ha decretato lo Stato di emergenza, dando ai militari i pieni poteri per contenere l’ordine e arrestare l’avanzata dei ribelli. Medici con l’Africa Cuamm prosegue nel suo lavoro al Complesso Pediatrico, con grande preoccupazione per il rifornimento dei generi di prima necessità, che sono bloccati alla frontiera.

Soldato della Minusca a Bangui

“Quindici giorni di Stato di emergenza”. Da ieri, giovedì 21 gennaio, il governo della Repubblica Centrafricana ha stabilito queste misure eccezionali, dando alla “polizia e ai militari poteri straordinari, su tutto il territorio, in materia di mantenimento dell’ordine”, come si legge nelle disposizioni emanate dal governo. Una decisione forte per mantenere l’ordine e contrastare i ribelli che, dalle elezioni di fine dicembre, continuano a sferrare i loro attacchi, specialmente nelle cittadine lungo le principali vie di comunicazione del paese.

Si oppongono al presidente Touadera, appena ri-confermato dalla Corte costituzionale, nonostante che le elezioni abbiano visto ben 2 abitanti su 3 non accedere al voto a causa dell’instabilità.

Lunedì scorso, l’ultimo grande attacco che, come denuncia OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari), ha colpito la MSR1, la principale via per i rifornimenti e il commercio del paese che unisce la capitale Bangui al porto più vicino, in Camerun, e al resto del paese.

OCHA, denuncia una situazione molto grave. L’attacco di lunedì ha distrutto un convoglio di 30 camion che trasportavano tra gli altri, beni di prima necessità. E questo è solo l’ultimo, ennesimo episodio. Da dicembre, si stima che, al confine con il Camerun, siano stati bloccati circa 1.000 camion che trasportavano cibo, medicinali e altri prodotti utili alla popolazione.

Queste le cause dell’incremento, di oltre il 50%, dei prezzi di generi alimentari quali olio, pesce, manioca, carne. Inoltre, a causa degli scontri pre-elezioni, nel mese di dicembre, circa 200.000 persone hanno dovuto lasciare la propria casa. Metà di questi, non vi sono più ritornati, diventando, a tutti gli effetti, degli sfollati interni.

A Bangui la situazione è ancora sotto controllo – afferma Dario Mariani, responsabile dei Progetti del Cuamm nel paese -. La città brulica di militari e il rigido coprifuoco, dalle 18 della sera alle 5 della mattina, fa il resto. Ancora i ribelli qui non sono arrivati. Si sentono spari solo la notte, in lontananza. Certo la situazione è molto delicata, una sorta di “bomba ad orologeria” che potrebbe scoppiare da un momento all’altro. Con l’attacco alle principali vie del commercio e del trasporto, si colpisce la popolazione stessa. I generi alimentari di base, come la manioca, hanno prezzi raddoppiati. Non possiamo più bere l’acqua dell’acquedotto, per esempio, perché sono terminate le sostanze reagenti che utilizzano per che renderla potabile e non si sa quando arriveranno. Dobbiamo utilizzare solo quella in bottiglia. Se dovessero cominciare a scarseggiare i beni di prima necessità, si teme che la popolazione possa reagire.

Dario Mariani, responsabile dei Progetti del Cuamm nel paese, è appena rientrato dopo un breve periodo in Italia e ha trovato una situazione abbastanza delicata. Sta facendo la quarantena in casa, da dove lavora e coordina l’intervento nel paese.

Sul lavoro in ospedale, nel Complesso pediatrico, non ci sono grandi cambiamenti. Certo non arrivano casi di notte, anche perché qui non si scherza, se ti muovi dopo le 18, ti sparano. Preoccupa anche la situazione nel territorio, dove Medici con l’Africa Cuamm è impegnato in 6 regioni con un progetto di formazione sulla pianificazione e la gestione dei servizi sanitari territoriali, sulla sorveglianza epidemiologica e altri servizi. Abbiamo fatto rientrare i formatori e monitoriamo, minuto dopo minuto, la situazione, nella speranza che non degeneri”.
[Medici con l’Africa Cuamm]