Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone: Si tratta di cambiare rotta

Immagine

Lunedì 8 febbraio 2021
Una maratona online alla ricerca delle cause profonde del fenomeno. Con al centro la persona umana e la sua dignità inalienabile. La testimonianza di suor Gabriella Bottani con uno sguardo speciale alle Afriche. Sr. Gabriella è missionaria comboniana e coordinatrice della rete mondiale Talitha Kum, impegnata in prima linea a difendere le vittime.
[Filippo Ivardi – Nigrizia]

Lungo la Rue Quarante (Viale Quaranta) nel centro di N’Djamena, capitale del Ciad, si susseguono diverse palazzine che ospitano la vita nascosta di tantissime bambine e ragazze al soldo di potenti uomini d’affari. Attratte dalle campagne del sud con la promessa di lauti guadagni per lavori domestici, sottopagate e spesso abusate sessualmente, le giovani si ritrovano coinvolte in un traffico che le utilizza finché servono. Sempre buone per essere rivendute sul mercato del miglior offerente. Come quello di Doba, città petrolifera a sud del Ciad, dove le ragazzine portano braccialetti di diverso colore a seconda della disponibilità o meno all’acquisto. Carne umana a listino. Alcune finiscono su rotte interne, altre sono smistate fuori dal paese per andare a rimpolpare il circuito internazionale della tratta.

E’ proprio contro questo sistema di mercificazione e compravendita di esseri umani, in maggioranza donne (per l’Unodc, l’ufficio Onu per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, su dieci vittime della tratta cinque sono donne e due ragazze) che lotta Talitha Kum (in aramaico “alzati”), la rete della vita consacrata, celebrando oggi la VII giornata mondiale di preghiera contro la tratta di persone. Giornata speciale nel giorno della memoria della schiava Josephine Bakhita, santa sudanese, venduta cinque volte sui mercati della tratta fino all’incontro liberante con Gesù Cristo che la porta ad abbracciare la vita religiosa. E’ prevista oggi una maratona online di preghiera dalle 10 alle 17 che si può sostenere rilanciando l’hastag #PrayAgainstTrafficking e si attende un messaggio di papa Francesco ispirato al tema di questa giornata: “Economia senza tratta di persone”.

Perché per lottare contro questo fenomeno non basta reprimere il crimine ma serve andare alle cause profonde per riconoscerle e smantellarle: un sistema economico neoliberista che mette al centro il profitto e non le persone umane, leggi migratorie che non tutelano i più fragili e una cultura maschilista del patriarcato per lo sfruttamento sessuale che è molto radicata in diverse società. La questione economica sta particolarmente a cuore a papa Francesco che ha invitato nel novembre scorso i giovani economisti da ogni angolo del mondo a riflettere e lavorare sull’Economy of Francesco. Quello del Forum di Assisi è un modello alternativo di economia inclusiva, circolare, solidale e sostenibile, rispettosa della persona, delle culture, dei poveri e dell’ecosistema.

Capace di vincere l’economia neoliberista predatoria che saccheggia le risorse del pianeta e fa i soldi sulla pelle della gente a livello globale: un mercato, quello della tratta, da oltre 150 miliardi di dollari. Traffico che, nonostante un rallentamento dovuto alla pandemia, sa riproporsi velocemente seguendo altre strategie: dalle strade d’Europa alle case private e sulle piattaforme online. In Italia quasi duemila vittime all’anno ricevono assistenza dalle ong.

Molto sta cambiando anche nelle Afriche dove il fenomeno si concentra soprattutto in Nigeria e nel Corno d’Africa e si snoda attraverso rotte interne e interregionali. Un lavoro di capillare sensibilizzazione e coscientizzazione può fare la differenza, come spiega a Nigrizia suor Gabriella Bottani, missionaria comboniana e coordinatrice della rete Talitha Kum, impegnata in prima linea a difendere le vittime:

La chiesa è in campo ma non basta. Urge minare alla radice e da diverse prospettive la mentalità che i corpi altrui, di solito i più poveri e vulnerabili, si possano utilizzare a pagamento. E riaffermare la convinzione che non esistono sulla terra corpi di diverse serie e importanza. A quando la fine di questo apartheid somatico?
[Filippo Ivardi Ganapini – Nigrizia]

Bakhita, la schiava divenuta Santa

S. Giuseppina Bakhita.

L’8 febbraio la Chiesa in tutto il mondo prega per la liberazione di tutte le vittime della moderna schiavitù. Lo fa in occasione della memoria liturgica di S. Giuseppina Bakhita, la schiava divenuta Santa. Rapita ancora bambina nel suo villaggio del Darfur, in Africa, fu fatta schiava, fu venduta, fu torturata ed infine arrivò in Italia, dove trovò la libertà e la Fede. Per questo è stata assunta a simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la schiavitù.

Bakhita significa fortunata. E lei lo fu davvero, perché dopo tanta sofferenza trovò non solo la libertà, ma anche la Fede. Fu battezzata a Venezia, nell’oratorio di San Giovanni Battista, allora curato dalle suore Canossiane, cui Giuseppina Bakhita chiederà di essere ammessa tra le novizie. Nella piccola chiesa si conserva ancora il fonte dove fu battezzata. Spesso la si vedeva baciarlo e dire: “Qui sono diventata figlia di Dio!”.

Quel Dio che fin da bambina “sentiva in cuore senza sapere chi fosse”. Quel Dio che lei scelse come unico e vero “Paròn” – come la stessa santa diceva in dialetto veneto – un “padrone” che in realtà è Padre e desidera il bene e la libertà dei suoi figli.

Quello di Bakhita sembra lo stesso calvario che oggi subiscono tante giovani donne che giungono come schiave dell’industria della prostituzione in Italia, in Europa e in tutti i Paesi ricchi. Donne che come lei sono offese nella loro dignità più intima e profonda. Umiliate perché usate come oggetti da uomini che pensano solo a soddisfare le loro frustrazioni sessuali.

Solo nel 2019 in Italia sono state assistite 1.877 vittime di tratta. L’82% sono donne sfruttate nell’industria della prostituzione. Migliaia di uomini, durante la pandemia, hanno continuato a comprare corpi di giovani migranti anche sul web. Lo confermano i dati di un noto portale per i clienti di questo terribile commercio che ha registrato oltre 2 milioni di utenti al mese.

Ieri sera, alla vigilia di questa giornata, alle porte di Milano, è stata uccisa una donna costretta a prostituirsi. Ancora non si sa se vittima di un cliente o del racket. Vengono in mente le parole che don Oreste Benzi pronunciò ad un funerale di una vittima di tratta: “Oggi non celebriamo un funerale ma il martirio di una nostra sorella. Nessuno può sentirsi innocente. Dobbiamo liberare le schiave”. In Italia esiste una legge che punisce gli sfruttatori ma ne manca ancora una che punisca i clienti che sfruttano la vulnerabilità delle donne vittime di tratta.

Santa Giuseppina Bakhita prega per noi affinché ci mettiamo al fianco delle sorelle rese schiave, prega per gli sfruttatori e per i clienti della prostituzione affinché si convertano e cessino di essere complici della riduzione in schiavitù di tante giovani donne. Santa Bakhita, libera le schiave.
[Giovanni Paolo Ramonda, presidente Comunità Papa Giovanni XXIII – SIR]