I Domenica di Quaresima – Anno B: Mettere ordine nella nostra vita

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«Senza che ce ne accorgiamo, la vita si disordina, si frammenta, si logora. Occorre rimettere in ordine i pezzetti del nostro tempo, del nostro corpo, del nostro cuore». Le parole del cardinale Carlo Maria Martini ci aiutano a entrare nel tempo della Quaresima. Non è il tempo di una penitenza esteriore, ma il tempo in cui lasciarci condurre anche noi nel deserto, come Gesù, per “mettere ordine” nella nostra vita...

“Convertitevi e credete nel vangelo”

Gn 9,8-15; Salmo 24; 1Pt 3,18-22; Mc 1,12-15

Per la prima domenica di quaresima, la liturgia ci propone pochissime righe di un Marco, più sobrio del solito, sulla tentazione di Gesù nel deserto; che corrisponde anche con l’inaugurazione della sua missione pubblica. Il tema della sua prima predicazione è l’invito alla conversione.

Le prime due formule costituiscono una rivelazione (“il tempo è compiuto. Il regno di Dio si è fatto vicino”). Le due ultime indicano la decisione da parte dell'uomo. Una decisione in due esigenze: la conversione e la fede (“convertitevi e credete nel vangelo”). La conversione richiesta è un mutamento radicale di atteggiamento. E credere al vangelo vuol dire credere al messaggio di Cristo: parole e azioni. Subito dopo il battesimo, Gesù viene cacciato nel deserto. Qui il deserto non è più il luogo ideale per l'incontro con Dio, ma della prova, della lotta con Satana, l'oppositore, colui che ostacola il progetto di Dio, che intralcia questa volta il piano di Dio della nuova creazione, della redenzione.

In altre parole, Gesù, nuovo Adamo, affronta il mondo della lontananza da Dio, percorso dalle potenze del male, per avviare il ritorno dell'umanità verso la patria perduta: una vera partecipazione alla lotta degli uomini. Che Cristo abbia superato tutte le tentazioni nel deserto, Marco lo suggerisce soltanto, soprattutto con due immagini:

1. Gli animali selvatici (“stava con gli animali”): essi indicano sia la vittoria di Cristo sulle potenze del male, sia un riferimento ad Adamo, prima del peccato originale, che, circondato dagli animali, aveva imposto loro un nome (Gn 2,20), segno di dominio, quest’armonia ristabilita con gli animali è segno dell’universo riconciliato e della comunione ristabilita tra l'uomo e Dio. Però, si tratta di armonia da ricomporre prima di tutto dentro di noi (cf. Fedeltà alla e nostra vocazione cristiana) attorno a noi. (Cf. associandoci alla lotta di Gesù contro il male).

2. Gli angeli (“E gli angeli lo servivano”): il servizio di questi indica la comunione con Dio. La quaresima appare, quindi, come il tempo “compiuto”, kairos, favorevole per la decisione da parte dell'uomo. Non occorre rimandare la sua conversione al futuro. L’attenzione viene indirizzata verso il presente (adesso, oggi, qui), cioè quando senti l'invito del Signore, non indurire più il cuore.
Don Joseph Ndoum

Mettere ordine nella nostra vita

«Senza che ce ne accorgiamo, la vita si disordina, si frammenta, si logora. Occorre rimettere in ordine i pezzetti del nostro tempo, del nostro corpo, del nostro cuore». Le parole del cardinale Carlo Maria Martini, del quale ieri 15 febbraio ricorreva il compleanno, ci aiutano a entrare nel tempo della Quaresima. Non è il tempo di una penitenza esteriore, ma il tempo in cui lasciarci condurre anche noi nel deserto, come Gesù, per “mettere ordine” nella nostra vita, secondo l’indicazione di Sant’Ignazio di Loyola ripresa da Martini.

L’evangelista Marco non si sofferma nella descrizione delle tentazioni. Ci consegna invece l’immagine biblica del deserto — che richiama la storia e il cammino di Israele — come luogo, spazio e tempo in cui Gesù entra. Questo è il tempo della scelta: essere un Messia potente, che si impone con la forza, che fa miracoli, che seduce le folle sfruttando i bisogni del cuore dell’uomo; oppure essere Messia secondo il progetto del Padre, il Dio dell’amore che si fa servo della vita e della gioia dell’umanità.

La nostra libertà si misura ogni giorno con la tentazione di essere altro da ciò che siamo e di puntare la vita verso noi stessi invece che verso Dio. Questo faccia a faccia con la nostra libertà è fondamentale per scegliere che tipo di persone vogliamo essere e che vita vogliamo vivere. Il Vangelo, infatti, usa due verbi significativi: sospingere e rimanere. Il primo ci dice che è lo stesso Spirito Santo a condurre Gesù nel deserto: il tempo della prova, della crisi, della lotta interiore, di quel lavoro del cuore che ci fa “mettere ordine” e scegliere la vera libertà, è un tempo di grazia, è l’occasione che spesso Dio prepara per noi per farci cambiare e farci crescere nella libertà e nella verità di ciò che siamo.

Il secondo verbo è rimanere. Gesù rimane nella lotta, nella fatica, nell’oscurità e nella solitudine. Non scappa. Egli fa del deserto un’occasione per guardarsi dentro, per misurarsi col progetto del Padre e “mandare in crisi” le false immagini di Messia che il diavolo gli propone. Così anche per noi: fin quando scappiamo dalle crisi, evitiamo di fermarci per guardarci dentro, ci immergiamo nella frenesia e nel rumore “per non pensarci”, rischieremo di vivere in superficie e di non diventare mai protagonisti della vita. Abbiamo bisogno, invece, di fare ordine nel cassetto del cuore e di liberare la nostra libertà dalle illusioni e dagli inganni.

Anche per noi la Quaresima è tempo per lasciarci condurre nel deserto. Tempo per fermarci, per non rifugiarci più in tutti gli alibi che utilizziamo per non cambiare mai, per guardarci dentro, per cercare di ristabilire le priorità e ritornare a ciò che conta davvero. È tempo di vincere la tiepidezza e la mediocrità, lottando contro tutte le forme del male che, a piccole dosi quotidiane, avvelenano il nostro cuore e le nostre relazioni. È tempo di entrare nel deserto e restare lì, come Gesù, senza scappare. Dove lo Spirito ci porta, dove “mette in crisi” il nostro io e i nostri schemi. Solo così possiamo mettere ordine nella nostra vita, nei nostri sentimenti, nei nostri affetti. E, lasciando morire ciò che è vecchio dentro di noi, ci apriremo alla vita nuova del Cristo Risorto.
[Francesco Cosentino – L’Osservatore Romano]

“Nel deserto l’uomo sperimenta quanto vale”

Genesi 9,8-15; Salmo 24; 1Pietro 3,18-22; Marco 1,12-15

Riflessioni
Nel deserto l’uomo fa esperienza di quanto vale: vale quanto valgono i suoi dèi”. Cioè i suoi ideali, le sue risorse interiori. Lo scrive Antoine de Saint-Exupéry, l’autore del Piccolo Principe. Nel deserto, anche Gesù dimostrò quanto valeva! Entrò nel deserto con la sua realtà di Dio-in-carne-umana: là si scontrò con Satana e le sue tentazioni, ne uscì vittorioso, pur dovendo, più tardi, nella passione, pagare le conseguenze delle sue sconvolgenti e impopolari scelte umano-divine. Il momentaneo fallimento della croce, però, è stato superato definitivamente nella risurrezione, con la quale Gesù dimostrò la validità e la bontà delle sue scelte. Gesù ci ha preceduti nel deserto e, come cristiani, siamo chiamati a fare lo stesso percorso. È l’unico cammino che ci porta alla Vita! (*)

La celebrazione della Quaresima, “segno sacramentale della nostra conversione” (orazione colletta), ripropone i temi fondamentali della salvezza e della missione: il primato di Dio e il suo piano d’amore per l’uomo, la redenzione che ci viene offerta in modo gratuito nel sacrificio di Cristo, la lotta permanente fra peccato e vita di grazia, i rapporti di fraternità e rispetto da mantenere con i propri simili e con la creazione... Le tentazioni (Vangelo) non sono state per Gesù un gioco-finzione: sono state tentazioni vere, come lo sono per il cristiano e per la Chiesa. “Se Cristo non avesse vissuto la tentazione come vera tentazione, se la tentazione non avesse significato nulla per lui, uomo e Messia, la sua vittoria non potrebbe essere un esempio per noi, poiché non avrebbe a che vedere con la nostra” (C. Duquoc). E poiché è stato messo alla prova, Egli è in grado di venire in aiuto a chi è nella prova (cfr. Eb 2,18; 4,15). Gesù ‘tentato’ è solidale con noi, rappresenta ognuno di noi che siamo continuamente tentati e in lotta con lo stesso ‘spirito del male’ che opera in noi e attorno a noi.

Gesù si scontrò veramente con Satana (v. 13) sulle possibili scelte di metodo e di cammino per realizzare la Sua missione di Messia. Ognuna delle tre tentazioni – riportate negli altri due Vangeli sinottici di Matteo e Luca - rappresenta un modello di Messia, e quindi un modello di missione. Le tentazioni erano “tre scorciatoie per non passare attraverso la croce” (Fulton Sheen). La tentazione di diventare: 1°. un “riformatore sociale” (convertire le pietre in pane per sé e per tutti avrebbe garantito un successo popolare); 2°. un “messia miracolistico” (un gesto appariscente avrebbe assicurato fama e spettacolarità); 3°. un “messia del potere” (un potere basato sul dominio del mondo avrebbe soddisfatto l’orgoglio personale e di gruppo). Gesù supera le tentazioni: sceglie di rispettare il primato di Dio, si fida del Padre e fa suo il piano divino per la salvezza del mondo. Accetta la croce per amore e muore perdonando: solo così, spezza la spirale della violenza e toglie alla morte il veleno. Da quel momento, una vita nuova è possibile, in umiltà, verità, fraternità, solidarietà. Con la forza dello Spirito.

Gesù affronta le tentazioni nella forza dello Spirito (v. 12), del quale è ripieno fin dal grembo di sua Madre e per il Battesimo appena ricevuto (Mc 1,10). È lo Spirito della Pasqua, di Pentecoste e della missione, sempre necessario per l’evangelizzatore. A volte si è creduto che denaro, potere, dominio, presunta superiorità, super attivismo, ecc., fossero vie apostoliche di evangelizzazione. Il missionario è tentato da queste illusioni; ha bisogno, quindi, dello Spirito, l’agente principale dell’evangelizzazione (EN 75) e il protagonista della missione (RMi 21). Lo Spirito fa capire che il deserto quaresimale non è un ‘luogo’ geografico, ma uno spazio ideale, un tempo di grazia (kairós): tempo delle cose essenziali, tempo da riempire con i valori che permangono, dono da vivere nel silenzio, lungi dagli inquinamenti del chiasso, vanità, denaro, mondanità, evasioni, menzogne... Più che una imposizione penosa, il “convertitevi” programmatico di Gesù è un invito a cambiare strada; è il percorso vero che porta alla vita: “credete nel Vangelo”, cioè in Gesù stesso (v. 15). È Lui la bella notizia da vivere e da portare ad altri. Credere nel Vangelo vuol dire imparare ad affidarsi a un Dio che è “Abbà-Padre”, Dio di tenerezza e misericordia, che vuole solo il nostro bene.

Nel cammino verso la Pasqua, i temi della conversione e del battesimo sono già presenti nelle letture di oggi. San Pietro (II lettura) è esplicito nel vincolare alla conversione battesimale anche l’esperienza di Noè e dei suoi, salvati per mezzo dell’acqua, divenuta “immagine del battesimo, (che) ora salva anche voi” (v. 20-21), in virtù di Gesù Cristo, morto e risorto (v. 18.21).

Noè non era né israelita, né cristiano, né musulmano, ma “uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio” (Gen 6,9). In lui, Dio stabilì la prima alleanza con l’umanità (I lettura), prima ancora che con Abramo: un’alleanza universale, con tutti i popoli. Un’alleanza non su base etnica o religiosa, ma semplicemente sulla base della comune natura umana. Un’alleanza mai revocata, vigente oggi e per sempre. Un’alleanza che è per tutti noi la base di un dialogo sempre possibile con tutte le tradizioni religiose e culturali. L’alleanza riguarda le persone - “con voi e con i vostri discendenti” (v. 9) - ma anche “con ogni essere vivente... con tutti gli animali” (v. 10). Dio è il primo ecologista: è geloso di ogni sua creatura! Il segno di tale alleanza, scelto da Dio stesso, è l’arcobaleno sulle nubi (v. 13), che assurge a simbolo della volontà di salvezza da parte di un Dio che non si stanca mai dell’umanità. Nessuna malvagità umana potrà mai indurlo a distruggere le sue creature. L’arcobaleno è, quindi, un simbolo biblico, segno di vita e di pace; non lo si può travisare con ideologie di qualunque tipo.  L’arco delle frecce di morte è divenuto, per iniziativa di Dio, arco di buoni auspici: di pace e prosperità, dialogo e condivisione, verità e fraternità. Preghiamo che lo Spirito sospinga e sostenga anche noi nel deserto quaresimale (cfr. Mc 1,12).

Parola del Papa

(*) «In questo tempo di conversione rinnoviamo la nostra fede, attingiamo l’acqua viva della speranza e riceviamo a cuore aperto l’amore di Dio che ci trasforma in fratelli e sorelle in Cristo… Il digiuno, la preghiera e l’elemosina, come vengono presentati da Gesù nella sua predicazione (cfr. Mt 6,1-18), sono le condizioni e l’espressione della nostra conversione. La via della povertà e della privazione (il digiuno), lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito (l’elemosina) e il dialogo filiale con il Padre (la preghiera) ci permettono di incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa».
Papa Francesco

Messaggio per la Quaresima 2021

Sui passi dei Missionari

17 e 21  Mercoledì delle Ceneri – I° Domenica di Quaresima. Da sempre la Chiesa invita ad accompagnare le opere quaresimali di digiuno, preghiera ed elemosina con gesti di solidarietà e di missione. Messaggio del Papa per la quaresima 2021: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme… (Mt 20,18). Quaresima: tempo per rinnovare fede, speranza e carità».

22   Festa della Cattedra di S. Pietro apostolo e del Papa, in quanto vicario di Cristo e di Pietro, che «presiede a tutta l’assemblea della carità», come affermò S. Ignazio di Antiochia († 107), al servizio dell’unità nella Chiesa e della missione in tutto il mondo. (Vedi 17/10).

·     B. Diego Carvalho (1578-1624), martire, gesuita portoghese, missionario in Giappone, poi in Cocincina (Vietnam meridionale) e più tardi nuovamente in Giappone; fu ucciso a Sendai con il supplizio dell’acqua gelata, assieme a un gruppo di cristiani. (Vedi anche 6/2; 25/8; 24/11).

·     SdD. Luigi Giussani (Milano 1922-2005), sacerdote, teologo, educatore, scrittore, e fondatore di Comunione e Liberazione, movimento cristiano e culturale riconosciuto dal Vaticano nel 1982.

23   S. Policarpo (69-155), martire. Fu discepolo di S. Giovanni apostolo, vescovo di Smirne (nell’odierna Turchia), ultimo dei Padri apostolici. Trascinato nello stadio davanti al governatore romano, dichiarò pubblicamente: «Io sono cristiano», e rifiutò di difendersi davanti alla folla.

·     S. Giuseppina Vannini (1859-1911), religiosa italiana. Assieme al sacerdote camilliano B. Luigi Tezza, fondò la congregazione delle Figlie di S. Camillo, per il servizio ai malati.

·     Ricordo di Theophiel Verbist (1823-1868), sacerdote belga. Fondò a Scheut (vicino a Bruxelles) la Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (noti anche come Missionari di Scheut), destinata all’evangelizzazione della Cina e dei paesi dell’Estremo Oriente). Nel 1865 anch’egli partì per la Mongolia, prima missione dell’Istituto, dove tre anni dopo morì di tifo.

24   B. Ascensión Nicol Goñi (1868-1940), religiosa spagnola, cofondatrice delle Missionarie domenicane del SS.mo Rosario, con carisma missionario ed educativo.

25   S. Valburga (710-779), di origine inglese, sorella dei Ss. Villibaldo e Vinebaldo. Fece parte del gruppo di monache e monaci che aiutarono S. Bonifacio a evangelizzare la Germania. Fu badessa di due monasteri ad Heidenheim (Germania).

·     B. Sebastiano Aparicio (1502-1600). Povero contadino della Galizia (Spagna), divenne cameriere di un facoltoso gentiluono di Salamanca. Tornato a casa, riuscì ad accumulare una cospicua fortuna. Partito per il Messico, comperò una tenuta agricola. Si sposò due volte, ma le mogli morirono dopo poco tempo. Vendette tutto e donò tutti i suoi beni alle clarisse e si fece terziario francescano. Morì quasi centenario a Puebla, compianto dall’affetto generale.

·     Ss. Luigi Versiglia, vescovo, e Callisto Caravario, salesiani italiani, martirizzati nel 1930 nella provincia cinese del Guandong.

·     B. Regina Maria Vattalil (1954-1995), martire, religiosa del Kerala (India), missionaria fra le popolazioni povere nel nord del Paese, dove avviò programmi di sensibilizzazione fra i contadini “fuori casta”, per difenderli dallo sfruttamento dei proprietari e usurai. Costoro pagarono un sicario che la accoltellò su un autobus.

·     SdD. Felix Varela Morales (1788-1853), filosofo cubano e patriota fedele al messaggio cristiano, contribuì allo sviluppo della cultura cubana. Divenuto sacerdote, costruì chiese e scuole, ed evangelizzò poveri e immigrati. È ritenuto uno dei padri della nazione.

26   Ricordo di Antonio de Valdivieso (1495-1549), domenicano spagnolo, vescovo di León (Nicaragua). Difese la libertà degli indios e rimproverò conquistatori e governanti per le loro ingiustizie. Fu il primo vescovo ucciso in America.

·     Nel 1885 terminò la Conferenza di Berlino, dove le potenze europee si spartirono il continente africano. Una data importante per la storia del colonialismo e delle missioni in Africa.

27   S. Gregorio di Narek (950-1005), nato in Tuchia, fu monaco armeno, insigne teologo, poeta, scrittore e dottore della Chiesa. Nei suoi testi mariologici insegnò anche la dottrina dell’Immacolata Concezione di Maria, proclamata 800 anni dopo (1854).

·     B. Maria di Gesù Deluil-Martiny (1841-1884), francese di Marsiglia, da giovane ebbe come confessore il santo curato d’Ars. Appassionata delle missioni e in constante contatto con missionari (tra cui i vescovi Eugenio de Mazenod e Daniele Comboni), fondò la Congregazione delle Figlie del Cuore di Gesù, dedite all’adorazione eucaristica, alla preghiera per le missioni e alla santificazione del clero. Fu uccisa a colpi di pistola dal giardiniere del suo convento.

·     B. Carità-Carolina Brader (1860-1943), religiosa svizzera, missionaria in Ecuador e in Colombia, fondatrice delle Francescane di Maria Immacolata. Seppe conciliare vita contemplativa e attività missionaria.

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.comboni .org    “Parola per la Missione”

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