P. Giulio Albanese: “Una donna africana alla guida del commercio mondiale”

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Venerdì 26 febbraio 2021
La recente nomina di una donna nigeriana ai vertici dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) — l’economista Ngozi Okonjo-Iweala — è certamente una bella notizia che dà lustro al continente africano. Entrerà in carica il prossimo 1° marzo e il suo mandato, peraltro rinnovabile, scadrà il 31 ag
osto 2025. [Giulio Albanese – L’Osservatore Romano]

La recente nomina di Ngozi Okonjo-Iweala alla Omc
Una donna africana
alla guida del commercio mondiale

La recente nomina di una donna nigeriana ai vertici dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) — l’economista Ngozi Okonjo-Iweala — è certamente una bella notizia che dà lustro al continente africano. Entrerà in carica il prossimo 1° marzo e il suo mandato, peraltro rinnovabile, scadrà il 31 agosto 2025. Dopo l’insediamento alla Casa Bianca del presidente Joe Biden, venuto meno il veto dell’amministrazione Trump che sosteneva la candidatura di Yoo Myung-hee, attuale ministra del commercio della Corea del Sud, il Consiglio Generale dell’Omc, con sede a Ginevra, ha formalizzato la nomina di Okonjo-Iweala il 15 febbraio scorso.

Dunque l’Omc, a 25 anni dalla sua creazione, verrà diretta per la prima volta da un esponente di spicco del mondo afro, una donna che per ragioni di competenza e di curriculum, è certamente in grado di offrire delle garanzie per il rilancio di un’organizzazione internazionale che in questi ultimi anni ha navigato in acque agitate. Se da una parte è vero che l’Omc rappresenta il più importante foro negoziale per le relazioni commerciali multilaterali a livello internazionale, dall’altra è bene ricordare che in questi anni l’organizzazione è stata paralizzata dai veti incrociati, in un clima internazionale caratterizzato dai rigurgiti dei cosiddetti nazionalismi economici permeati dalla dottrina del protezionismo. La dice lunga l’uscita di scena dell’ex direttore generale dell’Omc, il diplomatico brasiliano Roberto Azevêdo, che si è dimesso lo scorso settembre in un contesto mondiale segnato da gravi squilibri macroeconomici, acuiti a dismisura dalla pandemia.

La posta in gioco è alta se si considera che gli Stati membri dell’Omc coprono il 98 per cento dello scambio internazionale di merci. Da rilevare che la vera sfida per la signora Okonjo-Iweala sarà quella di rivedere le regole che disciplinano il commercio internazionale. Tra queste, ad esempio, quella del principio di reciprocità sostanziale che concede ai Paesi in via di sviluppo (Pvs) un periodo di transizione più ampio prima che venga richiesta una piena attuazione degli accordi dell’Omc, concedendo peraltro alcune deroghe in modo da consentire ai suddetti Pvs di conseguire gradualmente una condizione di concorrenza con quelli avanzati. In linea di principio si tratta di un indirizzo congruo e plausibile. Il problema nasce però dal fatto che l’Omc lascia ai singoli Stati la facoltà di «autodefinirsi» tali e a coloro che dovessero dissentire tra i Paesi membri la possibilità di contestare queste classificazioni. Ciò ha dato origine a controversie non trascurabili che hanno penalizzato i mercati e conseguentemente gli Stati.

Ad esempio la Cina, che attualmente è la seconda economia mondiale, gode ancora dello status di Pvs, grazie al quale giustifica significativi sussidi statali all’export delle proprie imprese e dazi sulle importazioni mediamente più alti. Le tensioni, in particolare si sono acuite quando la passata amministrazione Trump ha impresso alle proprie politiche commerciali un approccio all’insegna del bilateralismo, preferendolo alla contrattazione multilaterale che prevede l’applicazione di regole comuni per il commercio tra tutti i membri dell’Omc. Questa opzione si è affermata anche in Europa con il risultato che la stessa Unione (Ue) si è affidata sempre di più ai negoziati bilaterali che nel complesso sono stimati attorno al 40 per cento del totale. Con l’avvento però del nuovo corso impresso dall’amministrazione Biden e in conseguenza della gravosa crisi economico-finanziaria scatenata a livello globale dal covid-19, molti osservatori sono convinti che la signora Okonjo-Iweala possa offrire un apporto significativo nel migliorarne le dinamiche interne all’Omc.

La signora Okonjo-Iweala possiede una doppia cittadinanza — nigeriana e americana — ha conseguito una laurea alla prestigiosa Harvard University e un dottorato al celebre Massachusetts Institute of Technology (Mit), è specializzata in economia dello sviluppo e vanta un’esperienza di 25 anni alla Banca mondiale (Bm) oltre ad aver ricoperto per sette anni la carica di ministro delle Finanze nel proprio Paese natale. La sua nomina preannuncia pertanto una svolta nelle politiche dell’Organizzazione mondiale del commercio. Da anni presiede anche la Gavi, un’organizzazione internazionale impegnata nell’accesso e distribuzione dei vaccini nei Pvs e grazie alla quale ogni anno vengono vaccinati milioni di bambini in tutto il mondo.

«Una priorità assoluta per me sarà assicurarmi che prima dell’importantissima conferenza ministeriale (il 28 giugno, ndr) arriviamo a soluzioni su come l’Omc può rendere i vaccini, le terapie e la diagnostica accessibili in modo equo e conveniente a tutti i Paesi, in particolare ai Paesi poveri». E proprio prendendo lo spunto dagli effetti recessivi scatenati dalla pandemia sull’economia mondiale ha fatto intendere la necessità di avviare un nuovo corso negli scambi commerciali, precisando che nel post-covid non si potrà tornare al «business as usual». Da questo punto di vista. non v’è dubbio che le sue capacità negoziali, l’approccio pragmatico a problemi concreti e politici e la sua spiccata propensione per le dinamiche multilaterali rappresentino una garanzia per superare la sfiducia che in questi anni si è sedimentata nei confronti dell’Omc.

Ecco che allora, in una congiuntura estremamente problematica per il commercio internazionale, in cui però proprio dall’Africa giungono segnali in controtendenza — come dimostra ad esempio la nascita dell’African Continental Free Trade Area (AfCFTA) — la nomina di Okonjo-Iweala potrebbe favorire un inedito protagonismo ai Pvs, in particolare a quelli africani.

Nel documento dal titolo Women Entrepreneurship in Africa: a path to empowerment (“L’imprenditorialità delle donne in Africa: un cammino verso l’emancipazione”), pubblicato dalla società internazionale Roland Berger, si legge che le donne africane sono le più attive nella creazione e gestione d’impresa. Infatti, le imprenditrici sono il 24 per cento, rispetto al 17 per cento in America Latina e Caraibi; al 12 per cento in America settentrionale; e all’8 per cento in Europa e Asia. Vista la sua competenza e i precedenti, è lecito aspettarsi che Okonjo-Iweala porti sul palcoscenico internazionale le istanze di questa economia emergente al femminile, un messaggio inclusivo per affermare le pari opportunità nelle periferie del mondo. Non a caso, in un’intervista di qualche mese fa al quotidiano britannico «The Guardian», aveva detto senza peli sulla lingua: «A noi donne i ruoli di leadership vengono riconosciuti solo quando le cose vanno molto male». Come darle torto considerando la lunga lista dei problemi da affrontare nel suo nuovo incarico: dal sovranismo economico che serpeggia in molti Paesi, alla guerra dei dazi, per non parlare della riscrittura delle regole del commercio mondiale. «Ciò di cui l’Omc ha bisogno — ha detto — è qualcuno che abbia la capacità di guidare le riforme, che conosca il commercio e che non voglia vedere il business nel solito modo. E questo qualcuno sono io». Non resta dunque che augurale buon lavoro!
[Giulio Albanese – L’Osservatore Romano]