Mercoledì 17 marzo 2021
Estela Casanto Mauricio, del popolo Ashaninka, è la nona vittima dall’inizio della pandemia. Era stata più volte minacciata per un conflitto sulla terra. 
Il suo corpo straziato è stato trovato in una grotta nascosta nella foresta. [Nella foto: Attivisti sul luogo del ritrovamento del corpo – Miqueas Sanchoma (La Mula). Testo: Lucia Capuzzi – Avvenire]

Il suo corpo straziato è stato trovato in una grotta nascosta nella foresta. Quella selva cui difesa aveva dedicato la vita. Estela Casanto Mauricio, ambientalista del popolo Ashaninka, è la nona leader indigena assassinata in Perù dall'inizio della pandemia. A denunciare il crimine è stata la Centrale delle comunità native della selva centrale (Ceconsec): la donna, 55 anni, era una delle fondatrici della comunità di Shankivironi, nella regione amazzonica di Junín. E si batteva contro l'accaparramento di terre da parte dei cacciatori di risorse. Per questo, era stata più volte minacciata. Come spiegato dal Centro amazónico de antropología e aplicación practica (Caaap), sussiste un grave problema di tutela giuridica sui territori nativi. I procedimenti legali per ottenere il riconoscimento formale durano decenni e, nel frattempo, i latifondisti cercano di accaparrarseli per destinarli a colture intensive o commercio di legname e specie pregiate.
I primi sospetti dell'omicidio della leader Ashaninka si sono concentrati su un vicino che, da cinque anni, voleva incamerare il suo appezzamento. L'uomo è stato interrogato ma subito rilasciato. Ceconsec ha rivolto un appello alle autorità affinché «facciano un'indagine accurata e si possa ottenere giustizia. Mentre la Caritas della Selva ha rinnovato la richiesta di ratificare "l'accordo di Escazú" per la difesa degli ecologisti dell'America Latina, la regione più letale per chi protegge l'ambiente.

[Lucia Capuzzi – Avvenire]

I Vescovi in vista delle elezioni:
“da questa crisi multidimensionale o usciamo tutti insieme o non si esce proprio"

In un documento intitolato "La politica di cui abbiamo bisogno", i Vescovi del Perù si sono espressi sulle prossime elezioni che si terranno nell'aprile di quest'anno. Nel messaggio, firmato il 15 marzo, i Presuli sottolineano che i peruviani si stanno avvicinando alle elezioni del Bicentenario nel mezzo di una delle peggiori crisi della vita repubblicana. "Forse è la peggiore perché è una crisi multidimensionale: sanitaria, economica, morale, educativa e politica, che colpisce seriamente il nostro presente e può influenzare ancora di più il nostro futuro come nazione" affermano.

Per questo evidenziano che chi si presenta come candidato ha una responsabilità maggiore, perché deve guidare le sorti del Paese, oltre che cooperare al rilancio della politica e al rafforzamento della società. Ma chiariscono che l'entità della crisi politica è così forte che nessun candidato o partito sarà in grado di tirarne fuori il paese da solo. "È necessario il lavoro e lo sforzo congiunti di tutti i peruviani, perché da questa crisi multidimensionale o usciamo tutti insieme o non si esce proprio" ribadiscono.

Nel documento i Vescovi parlano anche del profilo ideale dei buoni politici, sottolineando che i candidati devono essere persone oneste e responsabili, con spirito di servizio, capaci di dialogo e di costruire ponti a favore del bene comune, “che è il bene di ognuno di noi che facciamo parte del Perù”. Infine invitano la popolazione a partecipare alla vita politica con responsabilità, in quanto votare è un dovere che spetta a tutti. "Siamo convinti che sia possibile nel nostro Paese che la politica diventi la più alta forma della carità" concludono.

Nel novembre scorso, i Vescovi avevano dichiarato: “Urge proseguire e promuovere la lotta contro tutti i volti della corruzione che ha rivelato un cancro sociale che deve essere definitivamente curato; quindi, non dobbiamo fermarci. L'impegno e la responsabilità delle autorità devono riaffermare questa lotta per ottenere un Perù più trasparente e giusto” (vedi Fides 12/11/2020). Con queste parole la Conferenza Episcopale Peruviana (CEP) aveva fatto appello alla popolazione e alle autorità peruviane a proseguire il programma politico e a seguire il calendario delle prossime elezioni presidenziali del 2021, dopo che il Congresso peruviano aveva destituito il Presidente Martín Vizcarra (vedi Fides 11/11/2020). La tensione politica continua forte nel Paese, dove in meno di quattro anni sono ormai passati 3 Presidenti, e la pandemia ha registrato 925 mila casi con più di 35 mila vittime.
[CE – Fides]