P. Giulio Albanese: “Condividere il sapere con le periferie del mondo”

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Sabato 27 marzo 2021
L’esperienza maturata in questi anni dai missionari e dai volontari che operano in ambito sanitario nel continente africano e in altre realtà del Sud del mondo ha evidenziato l’urgenza impellente della formazione del personale locale medico e infermieristico. Attualmente in Africa risultano esservi circa 2 milioni di persone qualificate a svolgere la professione medica (dottori, infermieri/e, ostetriche) che hanno il compito di garantire l’assistenza sanitaria di 1.3 miliardi di abitanti.

Si tratta di uno dei record peggiori su scala planetaria. Non a caso, nella sola Africa Sub-sahariana si concentra il 20% di tutti i pazienti che nel mondo soffrono di una qualche patologia e nella stessa macroregione si verifica la metà dei decessi in età pediatrica a livello globale. Questo in sostanza significa che il diritto alla salute sancito, dal punto di vista giuridico, in numerosi trattati internazionali e regionali sui diritti umani, non trova ancora un felice riscontro in quelle aree del nostro pianeta che pertinentemente Papa Francesco chiama le «periferie del mondo».

L’attuale emergenza sanitaria determinata dal covid-19 non ha fatto che acuire queste discrasie del sistema sanitario africano che penalizzano un numero indicibile di malati. La sfida esige un coinvolgimento fattivo del consesso delle nazioni e di tutti gli organismi e istituzioni che hanno a cuore la salute di coloro che vivono nei Paesi in via di sviluppo (Pvs). Per questo motivo, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù (Opbg) è da anni impegnato nella formazione dei cosiddetti professionisti della salute, come medici, infermieri e community health workers nella consapevolezza che la condivisione delle conoscenze rappresenta la condicio sine qua non per affermare il diritto alla vita dei minori. Purtroppo la pandemia del coronavirus, unitamente alle misure che si sono rese necessarie a livello internazionale per contenerla, hanno di fatto paralizzato le attività che caratterizzano i progetti di cooperazione missionaria sviluppati dall’Opbg in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina.

I progetti in questione sono sempre stati finalizzati alla realizzazione di programmi di formazione e capacity building attraverso team di medici qualificati dell’Opbg inviati sul campo di missione per brevi periodi, con l’intento di garantire il cosiddetto training on the job al personale medico e paramedico locale. Al contempo è stata offerta la possibilità a medici e infermieri provenienti da vari ospedali del Sud del Mondo di usufruire di periodi di formazione (3-6 mesi) presso l’Ospedale della Santa Sede. Entrambe le attività — ad extra e ad intra — sono state sospese e non potranno essere riprese per un periodo ancora oggi difficile da definire.

Indipendentemente dall’emergenza pandemica in corso e dal conseguente cambiamento dello scenario, le modalità di realizzazione dei progetti di formazione hanno sempre presentato due criticità. Anzitutto perché il numero di progetti formativi che l’Ospedale è stato in grado di sviluppare simultaneamente è dipeso dalla disponibilità, comunque limitate rispetto alla domanda, di risorse umane e materiali.

Inoltre, le missioni dei team Opbg non potevano che avere una durata limitata (circa una settimana di operatività) con una cadenza di 3/4 volte l’anno, a causa sia del carico di lavoro del personale medico e infermieristico dell’Opbg, come anche per i limiti imposti dai finanziamenti a disposizione. Per quanto concerne invece l’accoglienza a Roma del personale medico e infermieristico straniero, si è evidenziata la limitata capacità dei vari reparti di rispondere adeguatamente a tutte le richieste provenienti dall’estero.

Pertanto, in considerazione di questo scenario, l’ufficio delle Attività internazionali dell’Opbg ha ideato un progetto altamente innovativo che consiste nella realizzazione di una piattaforma di formazione a distanza specificatamente dedicata — sia nella struttura tecnologica che nei contenuti — ai Pvs e focalizzata su tutti gli ambiti della pediatria. Rivolgendosi a contesti nei quali l’infrastruttura tecnologica è limitata e le dotazioni tecnologiche (pc, aule didattiche, ecc.) non raggiungono tutta la popolazione autoctona, la piattaforma, in fase di allestimento, sarà configurata in maniera da consentire l’accesso da qualsiasi dispositivo senza la necessità di una particolare tecnologia informatica. Saranno sufficienti uno smartphone, un browser e una linea dati come uniche condizioni per poter accedere alla piattaforma. Considerando, inoltre, che la connessione internet (via cavo o wireless) non è molto diffusa nei Pvs, la piattaforma sarà in grado di erogare contenuti in modalità asincrona (corsi di formazione da scaricare per poi fruirne off-line) e sincrona laddove le condizioni lo consentano (webinar e teleconsulti).

I corsi di formazione che saranno online sulla piattaforma riprenderanno i contenuti, costantemente arricchiti e aggiornati da esperti qualificati, dei precedenti progetti di formazione che l’Opbg ha già sviluppato con diverse strutture sanitarie cattoliche nei Pvs, tra cui alcuni Paesi africani.

La creazione di un’unica piattaforma digitale di formazione a distanza in pediatria, dove peraltro sarà possibile accedere a tutti i contenuti formativi (tradotti in diverse lingue) sviluppati da Opbg nell’ambito dei diversi progetti, permetterà di rendere questa formazione fruibile ad un bacino di utenti molto più ampio rispetto al passato, offrendo l’accesso gratuito a strutture sanitarie e professionisti in realtà disagiate con le stesse necessità formative. Da rilevare che una volta cessata la pandemia, l’Opbg sarà in grado di erogare una formazione «mista», coniugando il lavoro delle tradizionali missioni operative sul campo (training on the job) con la formazione in presenza a Roma, e la formazione a distanza attraverso la piattaforma digitale.

Da parte dell’Opbg vi sarà sempre comunque l’esigenza di evitare l’appiattimento delle conoscenze alla dimensione propria del semplice know-how, promuovendo una comunicazione del sapere e trasmissione dei conseguenti benefici del progresso medico, nel pieno rispetto della deontologia professionale e dell’etica delle scelte che riguardano il bene della salute di una collettività ormai da intendersi in prospettiva globale, cioè planetaria.

Non v’è dubbio che questa iniziativa della nuova piattaforma rafforzerà notevolmente la presenza dell’Opbg in un contesto come quello africano dove si avverte sempre più l’istanza di un riscatto per guardare al futuro con speranza: dalla Tanzania alla Repubblica Centrafricana, dalla Libia all’Etiopia, per non parlare delle altre numerose richieste pervenute alla presidenza dell’Ospedale romano, sempre più conosciuto oggi nel mondo come l’Ospedale di Papa Francesco.
[Giulio Albanese – L’Osservatore Romano]