Papa Francesco: “Dare risposte al riscaldamento globale è un imperativo morale”

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Mercoledì 31 marzo 2021
Lo scorso 24 marzo si è svolto per iniziativa dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco) un forum sulla biodiversità avente per tema «Il nostro pianeta, il nostro futuro: cinquant’anni del programma sull’uomo e la biosfera», in vista della Conferenza di Kunming, in programma nella città cinese dal 17 al 30 maggio prossimi.

Nella circostanza l’osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco, monsignor Francesco Follo, ha dato lettura del messaggio inviato da Papa Bergoglio al direttore generale, signora Audrey Az0ulay, in occasione di un precedente colloquio svoltosi il 27 ottobre 2020, che — ha spiegato il prelato — mette in evidenza il contributo del Pontefice per un’ecologia integrale volta a preservare la “casa comune”. Di seguito pubblichiamo una nostra traduzione dallo spagnolo del messaggio papale.

Dare risposte al riscaldamento globale
è un imperativo morale

Signora Direttore Generale,
Grazie per il suo cortese invito a partecipare a questa conferenza virtuale sul tema «Cambiamento climatico e povertà: principi etici e responsabilità scientifica».

Con un saluto a lei e a tutti gli organizzatori e partecipanti a questa iniziativa, vorrei esprimere la mia gratitudine per il dibattito che l’Unesco intende promuovere su uno dei problemi più importanti e urgenti del nostro tempo. In tal senso, ho l’onore di inviarle in allegato una posizione, con la quale la Santa Sede intende dare un contributo al tema di questo colloquio.

Di fatto la lotta contro il cambiamento climatico e la lotta contro la povertà estrema sono due obiettivi complessi e interdipendenti, alla luce dei quali è necessario ridefinire un nuovo modello di sviluppo che ponga al centro «ogni uomo e tutto l’uomo» (Populorum progressio, n. 14) come il pilastro fondamentale da rispettare e proteggere, adottando una metodologia che includa l’etica della solidarietà e la «carità politica» (Fratelli tutti, nn. 180, 182). Solo così sarà possibile promuovere un bene comune veramente universale, una vera civiltà dell’amore dove non c’è posto per una pandemia d’indifferenza e di spreco.

L’impatto del riscaldamento globale sui più poveri ci chiede di considerare la risposta alla crisi socio-ambientale attuale come un’opportunità unica per farci carico, in modo responsabile, della fragilità della nostra casa comune (cfr. Ibidem, n. 117), migliorando le condizioni di vita, la salute, i trasporti, la sicurezza energetica e creando nuove opportunità di lavoro.

Questa prospettiva, nella quale s’inserisce l’Accordo di Parigi, ci fa pian piano prendere coscienza del fatto che il cambiamento climatico è visto come una questione molto più morale che tecnica, e che il punto di svolta decisivo di cui abbiamo bisogno sarà possibile solo se investiremo nell’educazione delle nuove generazioni a stili di vita rispettosi del creato, finora inesplorati.

È particolarmente importante che i giovani siano formati alla salvaguardia del creato e al rispetto degli altri, per essere capaci d’impegnarsi nella promozione di nuove abitudini di produzione e di consumo, al fine di generare un nuovo modello di crescita economica che ponga al centro l’ambiente e le persone. A tal fine, l’Organizzazione che lei presiede è di cruciale importanza e sono lieto che questo colloquio si basi sulle implicazioni etiche dell’emergenza climatica, al fine di approfondire gli aspetti scientifici.

Se vogliamo lottare efficacemente contro il cambiamento climatico, dobbiamo agire insieme, tenendo conto del bisogno di compiere un esame approfondito del modello di sviluppo attuale, al fine di correggere le sue anomalie e distorsioni. Dare risposte concrete al grave fenomeno del riscaldamento globale è un imperativo morale. La mancanza di azione avrà effetti secondari, specialmente tra gli strati più poveri della società, che sono anche i più vulnerabili a questi cambiamenti.

Sono quindi lieto che non solo i rappresentanti governativi, ma anche la società civile, il settore privato, il mondo universitario e scientifico, le comunità locali e i popoli autoctoni siano chiamati a dare il loro contributo. Questi attori non statali, spesso in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico, mostrano una sensibilità particolare nella ricerca di mezzi innovativi per promuovere un sistema di produzione e di consumo sostenibile e diventare così interpreti del grido della terra e dei poveri. Il loro contributo pertanto merita di essere valorizzato e tenuto in conto dai leader politici, affinché le loro decisioni siano giuste e lungimiranti.

Sta finendo il tempo per la ricerca di soluzioni globali e l’attuale emergenza sanitaria ci obbliga a «pensare agli esseri umani, a tutti, più che al beneficio di alcuni» (Ibidem, n. 33). Spero pertanto che questo colloquio, sul quale invoco l’assistenza dell’Altissimo, possa contribuire a rafforzare i processi di trasformazione necessari per contrastare il fenomeno del cambiamento climatico e al tempo stesso per lottare contro la povertà, promuovendo così un vero sviluppo umano integrale.

Dal Vaticano, 24 ottobre 2020
Francesco

[L'Osservatore Romano]