Etiopia, appello dal G7 e dall’Unione europea per la riconciliazione

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Giovedì 8 aprile 2021
I paesi del g 7 e dell’Unione europea chiedono che nella regione etiope del Tigray, attualmente teatro di un terribile conflitto, «venga avviato un processo politico inclusivo che porti ad elezioni democratiche e alla riconciliazione». È quanto si legge in una dichiarazione congiunta rilasciata il 2 aprile dai ministri degli Esteri di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti, e dall’Alto rappresentante dell’Unione europea, Josep Borrell.

Nella dichiarazione si esprime «forte preoccupazione per i recenti resoconti su violazioni e abusi dei diritti umani e violazioni di diritto internazionale umanitario nel Tigray» e si condannano inoltre «l'uccisione di civili, la violenza sessuale e di genere, i bombardamenti indiscriminati e lo sfollamento forzato di residenti della regione e di rifugiati eritrei». Chiediamo – si legge ancora nella dichiarazione – «la fine della violenza e l’istituzione di un chiaro processo politico inclusivo che sia accettabile per tutti gli etiopi, compresi quelli del Tigray e che porti a elezioni credibili e a un più ampio processo di riconciliazione nazionale».

I ministri e l’Alto rappresentante esortano quindi tutte le parti ad «esercitare la massima moderazione, garantire la protezione dei civili e rispettare i diritti umani e il diritto umanitario». In questo senso vengono riconosciuti «i recenti impegni presi dal governo dell’Etiopia per l’attribuzione di responsabilità di tali abusi».

Il conflitto è scoppiato lo scorso novembre dopo la decisione del premier Abiy Ahmed di non riconoscere le elezioni regionali nel Tigray indette dal il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray. Il 4 novembre sono state inviate le prime truppe ed è stato dichiarato lo stato di emergenza. Da quel momento c’è stata una continua escalation che ha provocato migliaia di profughi e sfollati.
[L'Osservatore Romano]