Venerdì 9 aprile 2021
«I nostri sogni non si adattano alle urne». Così il presidente del Movimento indigeno e contadino di Cotopaxi (Micc), Leonidas Iza Salazar, ha voluto rivolgere un appello affinché le comunità indigene dell’Ecuador rispettino l’indicazione del “voto nullo ideologico” al secondo turno elettorale delle presidenziali in programma nel Paese domenica 11 aprile. (...)

Gli autoctoni in Ecuador
verso il voto nullo

«I nostri sogni non si adattano alle urne». Così il presidente del Movimento indigeno e contadino di Cotopaxi (Micc), Leonidas Iza Salazar, ha voluto rivolgere un appello affinché le comunità indigene dell’Ecuador rispettino l’indicazione del “voto nullo ideologico” al secondo turno elettorale delle presidenziali in programma nel Paese domenica 11 aprile. Quando a sfidarsi saranno il candidato “correista” di Unes (Unión por la Esperanza), Andrés Arauz e Guillermo Lasso, esponente del partito conservatore Creo.

Le affermazioni del leader del Micc sono arrivate dopo che sabato scorso, il 3 aprile, durante una manifestazione a Sucumbíos, alcune organizzazioni amazzoniche appartenenti alla Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador, più comunemente Conaie — la più grande istituzione indigena nel Paese latinoamericano — hanno annunciato il loro sostegno ad Andrés Arauz. Con esse si è schierato pure il presidente della Conaie, Jaime Vargas, che durante il comizio a Sucumbíos ha garantito «il sostegno assoluto del movimento indigeno» al delfino dell’ex presidente Correa.

In un messaggio trasmesso sui social network, Leonidas Iza Salazar, pur senza riferimenti espliciti, ha avvertito quei “colleghi” che hanno avuto atteggiamenti individualistici, arrivando a paventare delle sanzioni per coloro che con tali comportamenti possano mettere in serio rischio l’unità delle popolazioni indigene, e sottolineando come le decisioni prima debbano «essere sottoposte a processi collettivi» e successivamente ad esse «dovremo tutti conformarci».

Leonidas ha menzionato la risoluzione presa dalla Conaie il 10 marzo, con cui è stato ratificato il “voto nullo ideologico” nelle elezioni dell’11 aprile, ricordando le motivazioni che hanno portato a questa unanime presa di posizione.

«Il processo elettorale non può dividerci» ha chiosato il numero uno del Micc in un videomessaggio su facebook il 5 aprile, ricordando come, da sempre, le comunità indigene abbiano lottato insieme per la difesa dei propri diritti, delle proprie terre e foreste, così come delle proprie vite.

Alcuni leader indigeni, all’interno della Conaie, si sono spinti oltre. Figure molto note come Cecilia Velásquez, Lourdes Tibán, Cléver Jiménez, Andrés Tapia, Carlos Sucuzhañay e Nina Gualinga tra gli altri, hanno bollato il presidente della Confederazione delle nazionalità indigene come traditore e vorrebbero la sua espulsione dalla stessa organizzazione.

La posizione di Jaime Vargas sarà al centro del dibattito nel prossimo incontro, promosso dalle tre Conaie regionali, in programma a Cotopaxi dal 1° al 3 maggio; in quell’occasione sembra sicura la nomina del suo sostituto.

Nel governo dell’ex presidente Rafael Correa, che sta promuovendo la candidatura di Arauz, infatti, processi come l’educazione bilingue interculturale proposta dal movimento indigeno non sono stati “rispettati”; in più nessuno dei due candidati al ballottaggio sembrerebbe prendere seriamente in considerazione il progetto politico della Conaie.

Tale programma è stato rappresentato, al primo turno delle presidenziali, il 7 febbraio scorso, dal braccio politico della stessa confederazione, il movimento ambientalista Pachakutik, che aveva in Yaku Pérez il proprio candidato alla presidenza.

Classificatosi terzo con uno scarto minimo da Lasso, Yaku Pérez, finito in prigione addirittura quattro volte sotto le precedenti amministrazioni, per giorni dopo il voto ha denunciato frodi durante le operazioni di spoglio.

Sul proprio profilo twitter il movimento politico ambientalista — che ha già estromesso Vargas dal proprio organigramma — ha dichiarato il voto nullo un’opzione democratica per respingere le frodi e in risposta al rifiuto del Consiglio nazionale elettorale di procedere al riconteggio delle schede contestate.
[Fabrizio Peloni - L'Osservatore Romano]