Mercoledì 14 aprile 2021
Trenta Paesi di varie parti del mondo hanno aderito al progetto “GloLitter Partnerships” lanciato dall’Organizzazione marittima internazionale (Imo), in collaborazione con la Fao, per ridurre i rifiuti marini di plastica che derivano dai settori del trasporto marittimo e dalla pesca. L’obiettivo è muoversi verso un futuro a basso contenuto di plastica, ma si tratta anche di un passo importante per ripulire gli oceani, il cui stato è già fortemente compromesso.

Trenta Paesi di varie parti del mondo hanno aderito al progetto “GloLitter Partnerships” lanciato dall’Organizzazione marittima internazionale (Imo), in collaborazione con la Fao, per ridurre i rifiuti marini di plastica che derivano dai settori del trasporto marittimo e dalla pesca. L’obiettivo è muoversi verso un futuro a basso contenuto di plastica, ma si tratta anche di un passo importante per ripulire gli oceani, il cui stato è già fortemente compromesso.

Il “GloLitter” viene attuato con i finanziamenti iniziali stanziati dal governo della Norvegia tramite l’Agenzia norvegese per la cooperazione allo sviluppo (Norad). In particolare, il progetto mira a sostenere i Paesi in via di sviluppo ad applicare le migliori pratiche per la prevenzione, la diminuzione e il controllo dei rifiuti marini, compresi gli scarti di plastica. Si tratta, inoltre, di un’iniziativa che punta ad individuare opportunità per riciclare questo materiale e proteggere meglio il nostro fragile ambiente marino, le vite e i mezzi di sussistenza, in linea con l’Obiettivo 14 di sviluppo sostenibile: prevenire e ridurre l’inquinamento marino e conservare e utilizzare gli oceani in modo sostenibile.

I rifiuti di plastica hanno effetti devastanti sui nostri oceani, sulla flora e la fauna marine e sulla salute umana. Ma gli scarti di plastica hanno impatti misurabili anche sulle industrie della pesca e del trasporto marittimo. Ad esempio, le reti perse o abbandonate in mare costituiscono un serio rischio per i pescatori, in quanto possono impigliarsi nelle eliche o causare danni ai motori, rappresentando quindi anche un grave danno economico.

Il progetto esaminerà la disponibilità e l’adeguatezza degli impianti portuali di raccolta dei rifiuti e sensibilizzerà il settore della pesca e dei trasporti via mare, incoraggiando la marcatura delle attrezzature da pesca, in modo da poter risalire al proprietario in caso di perdita o abbandono in mare. Saranno infine condotte iniziative pilota per ridurre l’uso della plastica nella trasformazione e nella commercializzazione del pesce.

I Paesi che hanno aderito all’iniziativa sono: Brasile, Costa Rica, Costa d’Avorio, India, Indonesia, Giamaica, Kenya, Madagascar, Nigeria e Vanuatu, Argentina, Capo Verde, Colombia, Ecuador, Gambia, Isole Salomone, Mozambico, Nicaragua, Panama, Perú, Filippine, Repubblica Unita di Tanzania, Senegal, Sri Lanka, Sudan, Thailandia, Timor Est, Togo, Tonga e Vietnam. Nei prossimi mesi, esperti della Fao e dell’Imo si uniranno ai partner per offrire formazione e assistenza tecnica.
[L'Osservatore Romano]