Lunedì 19 aprile 2021
“Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale”, dice Papa Francesco nella Evangelii Gaudium (EG, 11). È su questa base che P. José Joaquim Luis Pedro, missionario comboniano, riflette, in questo testo intitolato “Pastorale biblica alla luce della Evangelii Gaudium: Contestualità e interpastoralità”, sulla “necessità improrogabile che la Pastorale biblica approfondisca e sviluppi le caratteristiche adeguate in chiave di contestualità e interpastoralità, in modo tale da poter dare una risposta evangelica alle varie sfide che i contesti contemporanei ci presentano”. In questo senso, conclude il missionario, “ogni Chiesa locale ha il dovere di fare una costante lettura della propria realtà sociale, politica, economica e culturale e, di conseguenza, individuare il ruolo della Pastorale biblica e implementare un’attività interpastorale, tenendo conto delle reali potenzialità locali”.

PASTORALE BIBLICA ALLA LUCE DELLA EVANGELII GAUDIUM
CONTESTUALITÀ E INTERPASTORALITÀ

P. José Joaquim Luis Pedro
(Missionario comboniano)

Introduzione

La Evangelii Gaudium, la prima Esortazione Apostolica post-sinodale scritta da Papa Francesco e pubblicata il 24 novembre 2013, non affronta esplicitamente il tema della Pastorale biblica[1]. Tuttavia, il documento sfida la Chiesa e tutte le pastorali ad attualizzare i propri metodi di evangelizzazione per poter rispondere alle sfide che il contesto presenta.

Secondo Papa Francesco, la Chiesa ha davanti a sé sfide di carattere sociale, culturale e religioso che devono essere prese seriamente in considerazione (cfr. EG, 61-75). Per questo, secondo noi, la Pastorale biblica è chiamata a sviluppare due caratteristiche interdipendenti: la contestualità, cioè la capacità di lasciarsi interrogare dal contesto[2] e l’interpastoralità, intesa come l’articolazione delle attività con altre pastorali e ambiti di riflessione dentro e fuori dalla Chiesa.

1. Fondamenti biblici e magisteriali della Pastorale biblica

La Pastorale biblica è biblica non solo perché si dedica allo studio e alla diffusione della Bibbia, ma soprattutto perché ha radici nella Sacra Scrittura. È in essa e non in altri libri che troviamo la Parola ispirata che la Pastorale biblica è chiamata ad annunciare. Oltre a questo, il fatto che la Parola di Dio rimane per sempre (cfr. 1Pt 1,25) e deve essere annunciata in ogni tempo e luogo (cfr. Mc 16,15) fa della pastorale biblica un servizio fondato sulle Sacre Scritture e molto utile per l’opera di evangelizzazione. Nell’annuncio della Parola di Dio, è importante anche rilevare il fatto che la Pastorale biblica ha come modelli da imitare figure bibliche importanti, per es. Mosè, i profeti, Gesù Cristo e gli apostoli. I fondamenti magisteriali della Pastorale biblica risiedono nel fatto che la Sacra Scrittura e la trasmissione della Parola di Dio hanno meritato una attenzione speciale da parte del Magistero della Chiesa, come attestano alcuni documenti pontifici, pubblicati nel corso degli ultimi tre secoli: l’Enciclica Providentissimus Deus (“Sullo studio della Sacra Scrittura”) di Papa Leone XIII (18.11.1893) raccomanda, come necessità sempre presente, il ricorso alla Bibbia (cfr. specialmente n. 3). Per l’Enciclica Divino Afflante Spiritu (“Sugli Studi Biblici”) di Papa Pio XII (30.09.1943), la diffusione dei “Libri santi” è stata e continua ad essere una preoccupazione dei pontefici della Chiesa (nn. 9-10). Secondo la Costituzione Dogmatica Dei Verbum (“Sulla Rivelazione Divina”) del Concilio Vaticano II (18.11.1965), un accesso chiaro alle Sacre Scritture è un diritto di ogni cattolico (n. 22ss). L’Esortazione Apostolica post-Sinodale Verbum Domini (“Sulla Parola di Dio nella Vita e nella Missione della Chiesa”) di Benedetto XVI (30.09.2010), insiste sul fatto che la comunicazione che Dio fa attraverso le Sacre Scritture deve essere resa accessibile a tutti i popoli (nn. 92-94). La Lettera Apostolica sotto forma di Motu Proprio Aperuit illis di Papa Francesco (30.09.2019), nella quale si stabilisce che la III Domenica del Tempo Ordinario sia dedicato alla Parola di Dio, fa riferimento alla necessità che esistano sempre dei proclamatori e interpreti delle Sacre Scritture affinché la gente trovi nella Parola di Dio il senso ai diversi eventi della sua vita (n. 4).

In sintesi, due ragioni giustificano l’esistenza della Pastorale biblica: da un lato, la necessità di collocare le Sacre Scritture come la fonte ispiratrice di qualsiasi attività evangelizzatrice della Chiesa e, dall’altro, la preoccupazione del Magistero pontificio di far sì che la Parola di Dio sia conosciuta e interpretata correttamente, annunciata a proposito e sproposito e praticata nella quotidianità della vita.

2. Una Pastorale biblica contestualizzata e interpastorale

L’Evangelii Gaudium ci ricorda che la vera gioia del cristiano sta nell’obbedienza a questo mandato di Gesù: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20). L’obbedienza al mandato di Gesù, anche se inerente al battesimo, non può essere lasciata alla buona volontà o al volontarismo dei battezzati. La struttura ecclesiale locale, ai suoi vari livelli (Conferenze Episcopali, Diocesi e Parrocchie), è chiamata a costituire e a consolidare la Pastorale biblica perché si possa garantire la familiarità e l’intimità con le Sacre Scritture, attraverso l’annuncio permanente della Parola di Dio[3]. Da questo punto di vista, la Pastorale biblica si presenta come lo spazio nel quale la Chiesa locale può pensare e intraprendere attività che abbiano a che vedere con la divulgazione, lo studio e la predicazione della Parola di Dio, affinché la gioia del popolo di Dio sia completa (Gv 15,11; EG, 4-5). Perciò, per essere efficace nel suo compito di promuovere la centralità della Parola di Dio nella Chiesa, la Pastorale biblica deve accogliere l’appello che Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium, fa a tutta la Chiesa, ossia, di guardare sempre al contesto nel quale si svolgono le sue attività.

Papa Francesco affronta varie sfide che la missione evangelizzatrice della Chiesa ha davanti a sé (cfr. EG, 50-75) oggi e, di conseguenza, anche la missione della Pastorale biblica. A titolo esemplificativo, abbiamo scelto cinque sfide – la realtà sociale, le radici culturali dei popoli, i nuovi movimenti religiosi, la crisi della famiglia e i contesti urbani –, per sostenere l’inevitabile necessità che la Pastorale biblica diventi più contestualizzata e più interpastorale[4].

2.1 Pastorale biblica e realtà sociale

Papa Francesco osserva che la realtà sociale è una delle sfide che l’annuncio del vangelo della gioia affronta. Per evidenziare l’importanza che il Papa dà alla realtà sociale, abbiamo scelto, come esempio, la seguente citazione: “Non possiamo tuttavia dimenticare che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo vivono una quotidiana precarietà… crescono la mancanza di rispetto e la violenza, l’iniquità diventa sempre più evidente (EG, 52). E, più avanti, aggiunge: “Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice” (EG, 56). La Pastorale biblica non può stare ai margini di questa realtà che il Papa descrive. Essa deve promuovere iniziative pastorali ispirate alle Sacre Scritture allo scopo di aiutare il battezzato a discernere il proprio impegno nella società[5].

Le Conferenze Episcopali di solito integrano, nella loro struttura, dipartimenti o commissioni di Pastorale sociale e di Pastorale biblica. Questi due dipartimenti o commissioni non possono essere indipendenti l’uno dall’altro nel loro modus operandi. La Pastorale biblica dovrebbe essere capace di favorire una lettura e una interpretazione dei testi biblici mossa da una solidarietà effettiva ed efficace con i meno privilegiati[6]. Per questo, a livello nazionale, diocesano e parrocchiale, è consigliabile che si aprano spazi di interazione fra le due pastorali, attraverso iniziative concrete legate alla Bibbia e alla realtà sociale, quali, ad esempio, seminari, ritiri, giornate o settimane dedicate a temi biblici e all’impegno sociale. In sintesi, la Pastorale biblica ha il dovere di aiutare i battezzati a pensare e ad abbracciare, individualmente ed ecclesialmente, gli atteggiamenti e gli impegni che il testo biblico ispira loro, avendo come orizzonte la trasformazione della realtà sociale. Di fatto, oltre agli impegni di carattere ecclesiale, la Pastorale biblica dovrebbe promuovere una lettura della Bibbia che porti ad impegni individuali, avendo di mira la trasformazione della realtà sociale, attraverso piccole opzioni evangeliche dei battezzati. Con questo scopo, la Pastorale biblica potrebbe promuovere una formazione biblica contestualizzata, tenendo presente i vari ambiti sociopolitici e, in modo particolare, l’educazione, la giustizia e pace, l’ecologia, la salute, la politica, l’economia, i diritti umani e dei popoli.

2.2. Pastorale biblica e radici culturali dei popoli

Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium, richiama l’attenzione su un’altra sfida con cui deve confrontarsi oggi l’annuncio del Vangelo della gioia e cioè l’accelerato deterioramento delle radici culturali dei popoli: “In molti Paesi, la globalizzazione ha comportato un accelerato deterioramento delle radici culturali con l’invasione di tendenze appartenenti ad altre culture, economicamente sviluppate ma eticamente indebolite” (EG, 62)[7].

Davanti a questa realtà, la Pastorale biblica è chiamata a dare il proprio contributo, alla luce delle Sacre Scritture, per la preservazione di valori culturali, quei semina verbi (semi del Verbo) che Dio ha posto nelle culture e che vengono indeboliti dall’invasione, creazione e divulgazione di anti-valori e anti-norme dentro l’ordine socioculturale stabilito. Di fatto, nonostante la Bibbia sia irriducibile alle culture, è indispensabile che essa sia vista come uno strumento fondamentale nella preservazione e valorizzazione dei semi del Verbo. Questo trova sostegno nel fatto che “l’incarnazione del Verbo è stata anche un’incarnazione culturale” e “le culture, analogicamente paragonabili all’umanità del Cristo in ciò che hanno di buono, possono svolgere un ruolo positivo di mediazione per l’espressione e la diffusione della fede cristiana”[8]. La Pastorale biblica è quindi sfidata a mettere in atto processi di inculturazione del messaggio del Vangelo. Perciò, i suoi membri dovrebbero favorire la conoscenza della cultura locale per poter annunciare, tramite questa, il messaggio del Vangelo[9].

Davanti al rapido deterioramento delle radici culturali dei popoli, dalla Pastorale biblica in coordinamento con la Pastorale della cultura, ci si attende, da un lato, la difesa e l’attualizzazione dei valori tradizionali e, dall’altro, lo studio e il discernimento dei nuovi valori dei popoli, alla luce del Vangelo di Cristo. Così, la Pastorale biblica potrà contribuire affinché i cambiamenti culturali che si verificano nella società contemporanea siano permeati da valori evangelici.

2.3 Pastorale biblica e nuovi movimenti religiosi

Il Papa afferma anche che “La fede cattolica di molti popoli si trova oggi di fronte alla sfida della proliferazione di nuovi movimenti religiosi, alcuni tendenti al fondamentalismo ed altri che sembrano proporre una spiritualità senza Dio” (EG, 63).

La Chiesa non può affrontare il fenomeno dei nuovi movimenti religiosi con una posizione meramente apologetica. La Pastorale biblica è chiamata a promuovere una seria conoscenza delle Sacre Scritture mirando non solo a difendere la fede cattolica ma soprattutto a chiarire la relazione intima esistente fra Sacra Scrittura e Sacra Tradizione[10].

Il tema della proliferazione dei nuovi movimenti religiosi e le iniziative che mirano ad aiutare la Chiesa a rispondere a questa sfida dovrebbero essere trattati dalla Pastorale biblica in collaborazione con il dipartimento o commissione di ecumenismo e dialogo interreligioso. È conoscendo gli argomenti teologici dei nuovi movimenti religiosi che sarà possibile promuovere, a partire dalla Sacra Scrittura e dalla Sacra Tradizione, lo studio e l’amore della fede cattolica.

Alcuni dei nuovi movimenti religiosi che attraggono le masse non possiedono una base teologica chiara, ma crescono e si espandono grazie ai supposti miracoli e al tema della prosperità. In questi casi, la Pastorale biblica è chiamata ad approfondire temi biblici quali, fra gli altri, la fine dei tempi, i miracoli, la cura nelle Sacre Scritture e il loro posto nell’evangelizzazione. Inoltre, visto che nel contesto africano i nuovi movimenti religiosi tendono a fare un sincretismo fra cristianesimo e religioni tradizionali, la Pastorale biblica deve cercare di studiare i nuovi movimenti religiosi per poter offrire un’interpretazione dei testi biblici che aiuti i cattolici a dare ragione della propria fede.

2.4 Pastorale biblica e crisi della famiglia

L’annuncio del Vangelo della gioia deve confrontarsi con una grave crisi della famiglia, come afferma Papa Francesco: “La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave…” (EG, 66). Questa realtà, brevemente descritta nella Evangelii Gaudium, è ampiamente esposta nell’Esortazione Apostolica post-Sinodale Amoris Laetitia, dove vengono presentate alcune sfide come, ad esempio, la perdita del valore educativo della famiglia, la tossicodipendenza, le ragazze-madri, l’indebolimento della famiglia come società fondante nel matrimonio, la violenza domestica e le varie ideologie di genere[11].

La Pastorale biblica non può limitarsi a diffondere la Parola di Dio prescindendo dal contesto storico che la famiglia sta vivendo. In coordinamento con la Pastorale della Famiglia, è sfidata a ricollocare la Parola di Dio al proprio posto di fondamento e principio orientatore della famiglia cristiana[12]. Data la complessità della realtà familiare, la Pastorale biblica dovrebbe mettere in atto la formazione biblica per adolescenti e giovani al fine di infondere in essi la visione biblica di famiglia. Altro gruppo oggetto di questo tipo di formazione è quello dei professionisti della comunicazione perché attraverso di essi è possibile diffondere una visione di famiglia ispirata alla Parola di Dio.

2.5 Pastorale biblica e contesti urbani

Papa Francesco afferma anche che “è necessario arrivare là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, raggiungere con la Parola di Gesù i nuclei più profondi dell’anima delle città” (EG, 74). Questo appello del Papa ci invita a sognare, a pensare e a realizzare una pastorale biblica per i contesti urbani. L’esodo dalla campagna verso la città, con il conseguente distacco dalle culture e mentalità rurali, la crescita repentina delle città, la multiculturalità, la comunicazione digitale e virtuale, il boom dei nuovi movimenti religiosi, fra tante altre nuove problematiche emergenti nelle grandi metropoli, devono portare la Pastorale biblica ad attualizzare i suoi metodi di diffusione e di annuncio della Parola di Dio nelle città. È urgente accogliere la seguente esortazione di Papa Francesco: “È necessario avere il coraggio di realizzare una pastorale evangelizzatrice audace e senza paure, perché l’uomo, la donna, le famiglie e i vari gruppi che abitano nella città aspettano da noi, e ne hanno bisogno per la loro vita, la Buona Notizia che è Gesù e il suo Vangelo”[13]. Affinché questo si verifichi, sarebbe del tutto opportuno che nelle giurisdizioni ecclesiastiche, dove c’è una commissione o un dipartimento di Pastorale urbana, la Pastorale biblica l’abbia come sua alleata privilegiata nella programmazione e realizzazione delle iniziative tendenti a diffondere la Parola di Dio nella città. È importante, inoltre, che la Pastorale biblica sai in costante dialogo con l’accademia, le comunicazioni sociali e i vari spazi in cui la cultura urbana è concepita, proiettata e divulgata.

Conclusione

Con questa dichiarazione “In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice” (EG, 1), Papa Francesco vuole mobilitare, per questa nuova tappa evangelizzatrice, non solo i battezzati individualmente ma anche le varie pastorali, compresa la Pastorale biblica. Considerando che questa nuova tappa, per la quale il Papa invita tutta la Chiesa ad impegnarsi, deve essere illuminata dalla Parola di Dio, la Pastorale biblica è sfidata a riqualificare la sua missione e ad attualizzare i suoi metodi. Di fatto, riconosce lo stesso Santo Padre, “ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale” (EG, 11). È su questa base che sosteniamo la necessità improrogabile che la Pastorale biblica approfondisca e sviluppi le caratteristiche adeguate in chiave di contestualità e interpastoralità, in modo tale da poter dare una risposta evangelica alle varie sfide che i contesti contemporanei ci presentano.

In questo senso, la Pastorale biblica ha bisogno non solo di essere appoggiata e accompagnata dall’autorità ecclesiale ma anche di piani pastorali olistici, elaborati nella prospettiva dell’interpastoralità.

In conclusione, gli esempi e le raccomandazioni concernenti la contestualità e l’interpastoralità della Pastorale biblica, esposti in questo articolo, non pretendono di essere esaustivi né categorici, e, proprio per questo, lasciano campo aperto a studi continui e a riflessioni, analisi, valutazioni permanenti su ognuna delle realtà e contesti locali. Infine, ogni Chiesa locale ha il dovere di fare una costante lettura della propria realtà sociale, politica, economica e culturale e, di conseguenza, individuare il ruolo della Pastorale biblica e implementare un’attività interpastorale, tenendo conto delle reali potenzialità locali.
P. José Joaquim Luis Pedro,
Missionario comboniano

[Testo scritto per l’IMBISACatholic bishops of the Inter-Regional Meeting of the Bishops of Southern Africa (IMBISA)]

 

[1] In questo articolo adottiamo la definizione tradizionale di “Pastorale biblica” invece di “Animazione biblica” semplicemente per sottolineare la dimensione pastorale di questo servizio ecclesiale, senza negare la pertinenza di una animazione biblica di tutta la pastorale.

[2] Benedetto XVI affermava: “… è decisivo, dal punto di vista pastorale, presentare la Parola di Dio nella sua capacità di dialogare con i problemi che l’uomo deve affrontare nella vita quotidiana” (Benedetto XVI, Esortazione Apostolica post-sinodale Verbum Domini, Roma, 30.09.2010, n. 23).

[3] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 131-133, dove si stabilisce la necessità di conoscere la Parola di Dio attraverso lo studio, la lettura frequente e la meditazione delle Scritture, anche in contesti liturgici.

[4] È opportuno chiarire che, in questo testo, consideriamo il concetto di contestualità in maniera parziale, poiché abbiamo messo al centro del nostro approccio solo le sfide, tralasciando le opportunità che lo stesso contesto offre.

[5] Quanto al contesto africano, vale la pena di rivedere quelle che Ecclesia in Africa chiama le difficoltà sociopolitiche: la fame, la guerra, le tensioni razziali e tribali, l’instabilità politica e la violazione dei diritti umani (Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale, Ecclesia in Africa, Yaoundé, 14.09.1995, n. 51).

[6] Cfr. Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, Roma, 1993, p. 76.

[7] Cfr. Ecclesia in Africa, 52.

[8] Giovanni Paolo II nel discorso ai docenti universitari e agli uomini di cultura all’Università di Coimbra, 15.05.1982 (Fede e Inculturazione, Commissione Teologica Internazionale, 1982, Introduzione, n. 5).

[9] Anche se non fa riferimento esplicito alla missione della Pastorale biblica, l’Africae Munus, 36-38, insiste sull’urgenza di studiare le culture africane tradizionali e contemporanee per una autentica inculturazione del Vangelo.

[10] Per un approccio più ampio, cfr. Francis Arinze, La sfida delle sette o nuovi movimenti religiosi: un affronto pastorale, Relazione generale svolta in Vaticano, 5.4.1991.

[11] Cfr. Francesco, Esortazione Apostolica post-sinodale, Amoris Laetitia, Roma, 19.03.2016, nn. 31-56.

[12] Cfr. Documento di lavoro del Sinodo sulla Famiglia, Vaticano, 2014, n. 9.

[13] Francesco, Discorso ai partecipanti al congresso internazionale della pastorale delle grandi città, Vaticano, 27.11.2014.