Sabato 24 aprile 2021
“Come prevenire i conflitti? Nessun popolo, nessun gruppo sociale potrà conseguire da solo la pace, il bene, la sicurezza e la felicità. Nessuno. La lezione della recente pandemia è la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca”. (Papa Francesco su Twitter)

Giornata internazionale del multilateralismo e della diplomazia per la pace

Per una rinnovata corresponsabilità mondiale

Nel magistero di Papa Francesco

«Ritengo importante che non venga meno la volontà di un confronto sereno e costruttivo fra gli Stati, pur essendo evidente come i rapporti in seno alla comunità internazionale, e il sistema multilaterale nel suo complesso, stiano attraversando momenti di difficoltà, con il riemergere di tendenze nazionalistiche, che minano la vocazione delle organizzazioni internazionali ad essere spazio di dialogo e di incontro per tutti i Paesi». Era il 7 gennaio 2019 e Papa Francesco segnalava con queste parole — pronunciate nella tradizionale udienza di inizio anno ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede — la crisi che investiva l’assetto complessivo delle relazioni internazionali determinando l’«incapacità del sistema multilaterale di offrire soluzioni efficaci a diverse situazioni da tempo irrisolte, come alcuni conflitti “congelati”, e di affrontare le sfide attuali in modo soddisfacente per tutti». Da allora il Pontefice è tornato più di una volta, e con toni sempre più preoccupati, su questo tema decisivo per il futuro della famiglia umana.

«[Una] visione cooperativa fra le nazioni può muovere la storia rilanciando il multilateralismo, opposto sia alle nuove spinte nazionalistiche, sia a una politica egemonica. L’umanità eviterebbe così la minaccia del ricorso a conflitti armati ogni volta che sorge una vertenza tra Stati nazionali, come pure eluderebbe il pericolo della colonizzazione economica e ideologica delle superpotenze, evitando la sopraffazione del più forte sul più debole, prestando attenzione alla dimensione globale senza perdere di vista la dimensione locale, nazionale e regionale» (Udienza alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, 2 maggio 2019);

«Stiamo assistendo a un’erosione del multilateralismo, ancora più grave di fronte allo sviluppo delle nuove tecnologie delle armi; questo approccio sembra piuttosto incoerente nell’attuale contesto segnato dall’interconnessione e costituisce una situazione che richiede urgente attenzione e anche dedizione da parte di tutti i leader» (Viaggio apostolico a Nagasaki, domenica 24 novembre 2019);

«La fiducia nel dialogo fra le persone e fra le nazioni, nel multilateralismo, nel ruolo delle organizzazioni internazionali, nella diplomazia come strumento per la comprensione e l’intesa, è indispensabile per costruire un mondo pacifico» (Videomessaggio in occasione dell’incontro con il segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, António Guterres, 20 dicembre 2019);

«Ci troviamo di fronte alla scelta tra uno dei due cammini possibili: uno conduce al rafforzamento del multilateralismo, espressione di una rinnovata corresponsabilità mondiale, di una solidarietà fondata sulla giustizia e sul compimento della pace e l’unità della famiglia umana, progetto di Dio per il mondo; l’altro predilige gli atteggiamenti di autosufficienza, il nazionalismo, il protezionismo, l’individualismo e l’isolamento, escludendo i più poveri, i più vulnerabili, gli abitanti delle periferie esistenziali. E certamente recherà danno alla comunità intera, essendo autolesionismo per tutti. E questo non deve prevalere» (Videomessaggio ai partecipanti alla 75ª Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, 25 settembre 2020);

«Incoraggio vivamente tutti gli Stati e tutte le persone a lavorare con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un mondo senza armi nucleari, contribuendo all’avanzamento della pace e della cooperazione multilaterale, di cui oggi l’umanità ha tanto bisogno» (Udienza generale, 20 gennaio 2021);

«Purtroppo la crisi della politica e dei valori democratici si ripercuote anche a livello internazionale, con ricadute sull’intero sistema multilaterale e l’evidente conseguenza che Organizzazioni pensate per favorire la pace e lo sviluppo — sulla base del diritto e non della “legge del più forte” — vedono compromessa la loro efficacia. Certamente, non si può tacere che nel corso degli ultimi anni il sistema multilaterale ha mostrato anche alcuni limiti. La pandemia è un’occasione da non sprecare per pensare e attuare riforme organiche, affinché le Organizzazioni internazionali ritrovino la loro vocazione essenziale a servire la famiglia umana per preservare la vita di ogni persona e la pace» (Udienza al Corpo diplomatico, 8 febbraio 2021).
[L'Osservatore Romano]

Soluzioni comuni per le sfide di tutti

Una riaffermazione della Carta delle Nazioni Unite e dei suoi principi di risoluzione delle controversie tra i Paesi con mezzi pacifici. Questa, in sintesi, la motivazione con cui l’Assemblea generale dell’Onu ha adottato, il 12 dicembre 2018, la risoluzione per istituire la Giornata internazionale del multilateralismo e della diplomazia al servizio della pace, che si celebra il 24 aprile. Oltre settant’anni dopo la sua nascita, avvenuta sulle macerie della seconda guerra mondiale, l’Onu ha ritenuto necessario ribadire la ragione stessa della sua esistenza e della sua attività: la diplomazia è lo strumento preferibile per prevenire i conflitti o almeno per risolverli nel minore tempo possibile. Resta tuttavia da spiegare perché l’istituzione della Giornata sia avvenuta proprio nel 2018, mentre già negli anni precedenti si erano verificati innumerevoli conflitti internazionali, «una guerra mondiale a pezzi», come li definì Papa Francesco.

La ragione va forse cercata nel fatto che negli ultimi anni il multilateralismo, inteso come strumento non solo di pace ma anche di confronto internazionale, è stato messo in discussione come non mai. Il 2018, ad esempio, è stato l’anno della feroce guerra commerciale intrapresa dagli Stati Uniti contro la Cina, uno scontro in nome dell’isolazionismo, portato avanti al di fuori del contesto giuridico internazionale (l’Organizzazione mondiale del commercio) in cui queste diatribe dovrebbero essere affrontate. Qualche mese prima, l’allora amministrazione statunitense — che di lì a poco si sarebbe anche ritirata dall’intesa internazionale sul nucleare iraniano — aveva annunciato l’uscita dall’Accordo di Parigi, faticosamente raggiunto nel 2015 per cercare di lenire, con un approccio multilaterale, i devastanti effetti del mutamento climatico.

Andando ancora un po’ indietro nel tempo, si può ricordare lo strappo della Brexit, che ha avviato il lungo e tortuoso cammino di uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Gli anni immediatamente precedenti al 2020, hanno quindi segnato l’affermazione di politiche improntate all’isolazionismo, a scelte che magari hanno anche pagato in termini elettorali, ma che hanno seriamente messo in discussione l’utilità e la sopravvivenza stessa delle istituzioni sovranazionali. Basti solo pensare agli attacchi condotti contro l’Organizzazione mondiale della sanità per la gestione della pandemia. Una pandemia tragica e devastante, giunta però a ricordare che, come sottolinea spesso il Santo Padre, siamo tutti nella stessa barca. Nessuno può salvarsi da solo, perché tutti saremo minacciati finché nel mondo ci sarà anche un solo focolaio di malattia.

A ribadirlo è stato anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, nel messaggio diffuso per la Giornata di quest’anno. «La pandemia del covid-19 — afferma Guterres — ci rammenta tragicamente di come siamo tutti profondamente interconnessi. C’è un bisogno chiaro e urgente di concrete soluzioni multilaterali, fondate su azioni comuni che travalichino le frontiere per il bene di tutta l’umanità, a cominciare dalla distribuzione equa di vaccini intesi come bene pubblico comune». Quella evidenziata da Guterres è una necessità che va ben oltre la pandemia, e che comprende tutte le minacce transnazionali con cui l’umanità è attualmente alle prese: la crisi climatica; l’inquinamento di aria e acqua; la proliferazione di armi di distruzione di massa; lo sviluppo di nuove tecnologie in assenza di norme e principi concordati. C’è bisogno di un multilateralismo più connesso, più coinvolgente con un accresciuto livello di coordinamento tra organizzazioni regionali e internazionali, istituzioni finanziarie internazionali e alleanze tra pubblico e privato. Occorre un multilateralismo inclusivo, che nasca dalla base, che non riguardi solo istanze nazionali o internazionali, ma attinga a società civile, mondo imprenditoriale, autorità locali e regionali per condividere il potere in maniera più estesa e giusta. «Ne abbiamo bisogno adesso — ribadisce Guterres — per emergere con sicurezza dalla pandemia, affrontare la crisi climatica e costruire comunità e società più forti e salde». Per il bene dei popoli e del pianeta.
[Giuseppe Fiorentino - L'Osservatore Romano]