Venerdì 4 giugno 2021
“Tra realismo e profezia in Africa: il contributo dei vescovi nei processi elettorali” è il titolo dell’articolo di Emmanuel Bueya Bu-Makaya SJ, docente di Scienze politiche, presso l’Institut de Théologie de la Compagnie de Jésus, ad Abidjan (Costa d’Avorio), pubblicato sulla rivista dei gesuiti Aggiornamenti Sociali, fascicolo giugno-luglio 2021. “Questo articolo analizza l’operato dei vescovi durante le crisi elettorali di alcuni Paesi africani, evidenziandone alcuni punti critici”. [
Per continuare a leggere clicca qui]

Qual è la missione della Chiesa in Africa e qual è la posizione dei vescovi in quelle Chiese? Papa Benedetto XVI definì la Chiesa in Africa una sentinella che veglia su uomini e donne nella loro lotta per una vita migliore. La Chiesa, scriveva, «si sente spinta ad essere presente là dove l’umanità conosce la sofferenza e a farsi eco del grido silenzioso degli innocenti perseguitati, o dei popoli i cui governanti ipotecano il presente e il futuro in nome di interessi personali» (esortazione apostolica postsinodale Africae munus, 19 novembre 2011, n. 30). In un continente tormentato, la Chiesa non solo sta profeticamente al fianco degli oppressi, ma porta avanti anche la missione di «rendere ragione della speranza che porta in sé» (ivi). In che modo essa agisce nelle circostanze pericolose di elezioni controverse? Per rispondere a questa domanda, ci concentriamo sul ruolo di leadership svolto dai vescovi in occasione delle elezioni. Si potrebbe obiettare che la Chiesa non è solo la gerarchia, ma è anche vero che senza i vescovi non c’è la Chiesa. Papa Benedetto XVI cita san Cipriano che, alla metà del III secolo, affermava: «La Chiesa poggia sui vescovi, e tutta la sua condotta obbedisce alle indicazioni di questi stessi capi» (Africae munus, n. 101). Essendo un’istituzione umana, la Chiesa è guidata da persone e nelle circostanze elettorali i vescovi agiscono in quanto leader di comunità di fede.

Nel 2020 dodici Stati africani hanno eletto il Parlamento o il Presidente della Repubblica: Togo (22 febbraio), Burundi (20 maggio), Malawi (23 giugno), Etiopia (29 agosto), Seychelles (22-24 ottobre), Guinea Conakry (28 ottobre), Tanzania (28 ottobre), Costa d’Avorio (31 ottobre), Burkina Faso (22 novembre), Ghana (7 dicembre), Repubblica Centrafricana (27 dicembre), Niger (27 dicembre). Normalmente, le elezioni offrono l’opportunità per un dibattito politico aperto tra i cittadini e ogni discussione è legittima. Ma in Africa, a ogni tornata elettorale si ripete uno schema negativo: l’anagrafe elettorale viene falsificata, i risultati elettorali sono truccati, la Costituzione viene modificata, il Presidente in scadenza trova il modo di prolungare il proprio mandato.

La democrazia in Africa risente degli interessi personali dei leader politici. Nell’esortazione postsinodale Africae munus, papa Benedetto XVI ha parlato delle elezioni in modo chiaro e consapevole: «Favorire un buon svolgimento delle elezioni susciterà e incoraggerà una partecipazione reale e attiva dei cittadini alla vita politica e sociale. Il non rispetto della Costituzione nazionale, della legge o del verdetto delle urne, là dove le elezioni sono state libere, eque e trasparenti, manifesterebbe una disfunzione grave nell’esercizio del governo e significherebbe una mancanza di competenza nella gestione della cosa pubblica» (Africae munus, n. 81). Pertanto, il Papa invitava i vescovi ad agire presso gli Stati per «la riconciliazione, la giustizia e la pace» (ivi, n. 83) e a opporsi alle autorità pubbliche e private che non contribuiscono al bene comune (cfr ivi, n. 81). Una missione alquanto delicata.

[Per continuare a leggere l’articolo, vedi Aggiornamenti Sociali, cliccando qui]