Altri due adolescenti decapitati e 364.000 bambini sfollati in Mozambico

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Lunedì 21 giugno 2021
Le brutalità senza fine nel nord Mozambico suscitano sgomento e indignazione. Altri due adolescenti di 15 anni sarebbero stati decapitati, domenica 13 giugno. Lo denuncia Save the Children indicando che la barbara uccisione sarebbe avvenuta a Palma, nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, teatro da mesi di violenze inaudibili... [L'Osservatore Romano]

Violenze a Cabo Delgado

Le brutalità senza fine nel nord Mozambico suscitano sgomento e indignazione. Altri due adolescenti di 15 anni sarebbero stati decapitati, domenica 13 giugno. Lo denuncia Save the Children indicando che la barbara uccisione sarebbe avvenuta a Palma, nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, teatro da mesi di violenze inaudibili. Secondo un rapporto pubblicato, giovedì scorso, dal giornale indipendente “Carta de Mocambique”, i ragazzi sarebbero stati uccisi insieme con altri due adulti appartenenti a un gruppo di 15 persone provenienti dall’area di ricollocamento di Quitunda, a circa 15 chilometri da Palma. Il resoconto giornalistico riporta che il gruppo era in cerca di cibo.

«Siamo sconvolti e disgustati da questo crimine insensato. Bambine, bambini e adolescenti non dovrebbero mai essere un bersaglio in conflitto», ha dichiarato Chance Briggs, direttore di Save the children per il Mozambico. Purtroppo, invece, nelle situazioni di emergenza, sono proprio loro a pagare spesso un prezzo più alto.

L’organizzazione stima che almeno 364mila bambini sono già stati costretti a fuggire dalle loro case e a vivere in campi profughi o case sovraffollate nella parte meridionale della regione. Non avendo accesso ad assistenza sanitaria e acqua pulita, sono esposti a malattie letali, come il colera e la malaria. Ancora una volta, ha rimarcato Briggs, «ci viene ricordato, nel modo più brutale, che il conflitto a Cabo Delgado è una guerra contro i bambini». L’impatto che sta avendo su di essi — ha aggiunto — è continuo, orribile e mortale: gravi violazioni, uccisioni, sequestri, reclutamento da parte dei gruppi armati.

«Tutte le parti in conflitto — prosegue Briggs — devono garantire che i bambini non siano bersagli e devono fare tutto il possibile per ridurre al minimo i danni nei confronti dei civili e per far cessare gli attacchi indiscriminati e sproporzionati contro i bambini». Di qui la richiesta di «un maggiore monitoraggio di queste violazioni, anche attraverso l’Ufficio Onu per i bambini nei conflitti armati», affinché i «responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni».

È inoltre necessario garantire che i finanziamenti dedicati ai minori, per la loro protezione, salute fisica e mentale, nonché istruzione, abbiano la priorità. La situazione a Palma è ancora critica, il che evidenzia l’urgenza di un intervento soprattutto in ambito umanitario e sociale.
[L'Osservatore Romano]