Domenica 24 ottobre 2021
Essere testimoni e profeti. Con questo spirito i fedeli cattolici nei cinque continenti celebrano il 24 ottobre la 95ª Giornata missionaria mondiale. «Con fede rimaniamo uniti ai nostri fratelli sofferenti, viviamo con loro, piangiamo con loro, restiamo con loro perché siamo missionari. [
Paolo Affatato – L’Osservatore Romano]

Siamo qui e non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e ascoltato», dicono catechisti, sacerdoti, religiosi, missionari di Africa, Asia, Europa, America, Oceania, in un video diffuso in occasione dell’evento dalle Pontificie opere missionarie (Pom) che riprende il tema centrale della Giornata, «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (Atti, 4, 20), secondo il messaggio di Papa Francesco.

Durante la celebrazione eucaristica domenicale della Giornata, ogni persona, in ogni chiesa del mondo, può partecipare con la sua offerta all’imponente colletta universale che, tramite le Pom, aiuta il Papa a sostenere i missionari nelle loro esigenze di carattere pastorale, di annuncio della fede, di natura sociale. Così l’obolo donato in una sperduta parrocchia italiana finisce a finanziare la costruzione di una cappella nella diocesi birmana di Mawlamyine, assicurando uno spazio di preghiera ai cattolici della zona, opportunità di avere un punto di aggregazione, di accoglienza e di ascolto per tutti, inclusi i non cristiani. E la piccola offerta donata durante la messa celebrata in un villaggio del Brasile contribuisce a dare acqua potabile al noviziato di Bandundu nella Repubblica Democratica del Congo. Allo stesso modo ogni singolo won raccolto dall’assemblea dei fedeli sudcoreani potrà beneficiare la costruzione di un asilo in Papua Nuova Guinea. È la logica dell’universalità, propria della Chiesa cattolica, che governa quello che è stato chiamato propriamente Fondo universale di solidarietà (Fus), istituito presso le Pontificie opere missionarie, a cui ogni battezzato può contribuire. Come ha spiegato Papa Francesco nel messaggio per la giornata missionaria del 2016, tutte le offerte raccolte servono a «soccorrere le comunità cristiane bisognose di aiuti e per dare forza all’annuncio del Vangelo fino agli estremi confini della terra».

La Giornata missionaria, allora, punta l’attenzione proprio sulla comunione, di carattere spirituale e materiale, che lega tra loro le Chiese locali in tutto il mondo: è quella che ha ispirato nella metà dell’800 in Francia Pauline-Marie Jaricot, prossima beata, ad avviare un movimento che seguiva due binari da sempre parte della vita cristiana, preghiera e carità, specialmente a sostegno di quanti annunciano la fede in terre lontane, in una logica di scambio fecondo. Il paradigma della missione oggi, infatti, non è più legato a un movimento nord-sud del mondo, o alla generosità di pochi “inviati”, presbiteri e religiosi. Ha invece già da alcuni anni un carattere circolare. Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium parla di una Chiesa “in stato di missione”: il concetto di missionarietà si è ampliato e, come ha ricordato nei giorni scorsi il cardinale Luis Antonio G. Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, «ogni battezzato, in virtù del battesimo, è missionario», e l’azione missionaria diviene il termometro della vitalità e fecondità della Chiesa.

A testimonianza di questa circolarità e del reciproco sostegno, quelle che un tempo erano chiamate “terre di missione” — e oggi sono 1117 le circoscrizioni ecclesiastiche affidate alla giurisdizione della Congregazione di Propaganda Fide, in Asia, Oceania, Africa, America Latina — rappresentano una forza vitale per la Chiesa universale, che va spesso a puntellare l’opera pastorale in Paesi dell’Occidente dove, a causa del fenomeno del secolarismo, diminuisce il numero delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Lo rilevano i dati pubblicati, in occasione della Giornata missionaria mondiale, dall’agenzia Fides delle Pontificie opere missionarie, che ogni anno elabora una comparazione dei dati statistici sulla Chiesa cattolica nel mondo e ne traccia le tendenze generali. Riferendosi ai dati pubblicati dall’annuario statistico della Chiesa, al 31 dicembre 2019 il numero totale dei sacerdoti nel mondo rispetto all’anno precedente è infatti cresciuto (raggiungendo quota 414.336) grazie all’aumento di presbiteri in Africa (+1.649) e in Asia (+1.989), mentre in Europa è calato di 2.608 unità. E mentre il numero globale dei seminaristi maggiori, diocesani e religiosi, si ferma a 114.058, un aumento di questi giovani che si preparano al sacerdozio si ha solo in Africa (+509), dato che in tutte le altre zone del mondo si registra una flessione (con -1.822 nel complesso).

Si conferma, rileva il dossier di Fides, una diminuzione dei consacrati: i religiosi sono diminuiti, per il settimo anno consecutivo, di 646 unità (e anche qui solo in Africa si nota un aumento di 89) e lo stesso dicasi per il calo globale delle religiose (complessivamente nel mondo sono 630.099, 11.562 in meno rispetto all’anno precedente). Tuttavia il trend va nella direzione opposta, ancora una volta, in Africa (+835) e in Asia (+599), mentre le suore in Europa sono 7.400 in meno.

Se, dunque, si nota un calo delle vocazioni in Occidente, non è così in Africa e in Asia, laddove le “giovani Chiese” sono cresciute, in fondo grazie allo zelo missionario che ha coinvolto nei secoli scorsi le Chiese di antica tradizione. D’altro canto si conferma la rinnovata importanza del laicato per l’evangelizzazione: il numero dei missionari laici nel mondo è pari a 410.440, con un aumento globale di 34.252 unità, alimentato anche da famiglie intere che scoprono una specifica vocazione missionaria, sia ad gentes sia nel proprio territorio (le cosiddette “famiglie missionarie a chilometri zero”).

Inoltre, per superare l’artificiosa dicotomia tra annuncio della fede e opere sociali, i missionari ricordano spesso che è difficile parlare solo di Vangelo quando ci si trova di fronte a realtà umane e sociali fortemente bisognose di aiuto e promozione umana. C’è, allora, da far camminare parallelamente queste due realtà, compiendo il bene nel nome di Cristo: con questo spirito si contano, tra gli istituti di beneficenza gestiti dalla Chiesa nel mondo, 5.245 ospedali, 14.963 dispensari (in maggioranza in Africa), 532 lebbrosari (principalmente in Asia), 15.429 case per anziani, malati cronici e disabili, 9.374 orfanotrofi e altri 36.000 istituti di carattere sociale. Non si può tralasciare, infine, uno degli ambiti che vede missionari e religiosi notevolmente impegnati, quello dell’istruzione. Con 72.667 scuole materne (per oltre 7,5 milioni di alunni), 98.925 scuole primarie (con circa 36 milioni di allievi), 49.552 istituti superiori (per oltre 21 milioni di studenti in tutto il mondo) l’istruzione è la via per un autentico sviluppo umano, offerta gratuitamente a popolazioni svantaggiate nell’accesso all’educazione, e si conferma strada maestra per il bene dell’individuo e per l’annuncio cristiano.
[Paolo Affatato – L’Osservatore Romano]