Giovedì 7 aprile 2022
Continua la fuga degli abitanti da Cabo Delgado, la provincia settentrionale mozambicana dove dal 2017 è in atto un’insurrezione condotta da gruppi armati jihadisti. Secondo l’ultimo rapporto dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) il numero degli sfollati nella provincia è cresciuto del 7% tra dicembre e febbraio. [
Nella foto: padre Eduardo Oliver, missionario spagnolo, che lavora alla periferia della città di Pemba dal 2012. Foto: Credit 7Margens]

In un’indagine condotta tra gennaio e febbraio, sono state registrate altre 49.100 persone sfollate rispetto alla precedente, eseguita a novembre. Attualmente gli sfollati sono 784.000. Tra le cause dell'aumento del numero degli sfollati interni ci sono gli attacchi dei ribelli armati nelle aree di Nangade, Meluco, Macomia e nell'arcipelago delle Quirimbas. La cifra include anche le persone sfollate a seguito degli attacchi nella provincia di Niassa a dicembre.

La maggior parte delle famiglie in fuga dalla guerra vive in comunità che le ospitano, mentre circa un quarto si trova in campi appositamente creati. Il capoluogo della provincia di Cabo Delgado, Pemba, è il distretto che ospita il maggior numero di sfollati interni (152.000), seguito da Metuge (124.000). All'altra estremità di Cabo Delgado, nel nord, vicino al confine con la Tanzania la destinazione principale è Mueda (85.000 sfollati interni).

L’ultimo attacco risale al 24 marzo, quando un gruppo armato ha assalito Macomia, uno dei principali villaggi di Cabo Delgado, costringendo gli abitanti a nascondersi nelle foresta.

L'OIM afferma che i bambini continuano a rappresentare circa la metà della popolazione sfollata e cibo e alloggio sono i bisogni principali. I piccoli possono cadere vittima di rapimento da parte dei gruppi armati come denuncia Medici Senza Frontiere (MSF). A febbraio, almeno sette bambini sono stati rapiti da uomini armati, tra cui tre femmine e quattro maschi, afferma MSF esprimendo il timore che i bambini possano essere reclutati come soldati o costretti a matrimoni forzati.
[L.M. – Fides]