Venerdì 22 aprile 2022
Le leggi ci sono, ma per arginare la criminalità finanziaria mancano una strategia nazionale, un’adeguata operatività e un coordinamento internazionale. Il Rapporto di valutazione nazionale dei rischi di riciclaggio di capitali e di finanziamento al terrorismo, appena pubblicato dal governo del Mozambico, getta una nuova luce sulle capacità di risposta delle istituzioni rispetto a fenomeni criminali complessi e tipicamente transnazionali. [Un metical, moneta mozambicana, vale 0,014 euro]

Pubblicato un rapporto governativo
sulla penetrazione di capitali illeciti nell’economia

Il Rapporto di valutazione nazionale dei rischi di riciclaggio di capitali e di finanziamento al terrorismo, appena pubblicato dal governo del Mozambico, getta una nuova luce sulle capacità di risposta delle istituzioni rispetto a fenomeni criminali complessi e tipicamente transnazionali. Il rapporto è stata stilato grazie all’ausilio della Banca mondiale e usando indicatori da questa definiti internazionalmente.

I maggiori rischi di riciclaggio di denaro sono stati identificati in pratiche diffuse di corruzione (il Mozambico, secondo Transparency International, si trova al 147º posto al mondo per questa particolare voce), traffico di droga, frodi fiscali, crimini ambientali (soprattutto caccia furtiva), traffico di esseri umani, contrabbando di pietre preziose. Anche attività legate al gioco d’azzardo nei casinò e nel settore immobiliare sono state valutate a rischio alto, mentre quelle relative agli uffici di cambio valuta e al settore bancario sono state classificate con rischio medio.

Il rapporto lascia trasparire una logica discutibile: da un lato, infatti, si sostiene che il Mozambico ha ormai un quadro politico e legislativo congruo, ma dall’altro si ammette la mancanza di elementi operativi fondamentali (e questo ha comportato una valutazione molto bassa della capacità di contrasto del riciclaggio di capitali).

Carenze strutturali

È indubbio che ci sono stati progressi nella legislazione specifica: un primo quadro legale è stato varato nel 2002, e undici anni dopo è stata approvata la legge 14/2013 antiriciclaggio. È anche stata creata un’entità intergovernativa, il Gabinetto di informazione finanziaria del Mozambico (Gifim), che dovrebbe coordinare tutte le operazioni in materia di riciclaggio e finanziamenti di attività illecite.

Tuttavia, a oggi non esiste una politica né una strategia nazionale definita sul tema, come lo stesso rapporto ammette, contraddicendo le sue stesse conclusioni, e soprattutto vi sono lacune enormi nel sistema di indagine, controllo e di giudizio dei presunti colpevoli.

Inoltre, le attività illecite finanziarie non possono essere combattute senza un coordinamento internazionale: il Gifim, però, è al momento fuori dall’Egmont Group, che riunisce e coordina le unità di intelligence finanziaria di tutto il mondo. Vi è poi la carenza strutturale di banche-dati interne: anche se, dal 2008, sono state introdotte carte di identità e passaporti biometrici, la mancanza di una base di dati centralizzata e informatizzata fra i vari uffici rappresenta un altro, notevole limite.

Il lavoro di intelligence finanziaria, poi, ha carenze organizzative importanti: settori strategici come il Sernic (il servizio di investigazione criminale) o lo stesso Sise (il servizio di intelligence) non hanno settori specializzati nei crimini finanziari. Tanto che, dal 2015 al 2019, sono stati rilevati soltanto 5 casi di attività bancarie sospettati di finanziare attività terroristiche.

Se le difficoltà di indagine sono enormi, altrettanto si può dire dell’attività dei tribunali. Un paio di esempi. Dei 12.875 casi di illeciti ambientali registrati fra il 2015 e il 2019, solo 842 si sono conclusi con una condanna; e dei 3669 casi di sfruttamento sessuale, soltanto 113 si sono conclusi con una condanna.

La fragilità e porosità delle frontiere, sia terrestri che marittime, è un altro aspetto preoccupante. I circa 2.600 chilometri di costa sono stati oggetto di pirateria, pesca indiscriminata, traffici di droga. Ma anche le frontiere terrestri sono porose perché, generalmente, non c’è personale addetto e, anche quando c’è, le pratiche di corruzione lasciano spazio a transiti illegali (droga, pietre preziose, esseri umani…).

Il quadro che emerge permette di avere elementi più chiari rispetto ai circuiti di penetrazione del capitale illecito e del suo uso in Mozambico; tuttavia la totale mancanza di coordinamento sia interno che internazionale costituisce un gravissimo limite. Senza tale coordinamento sarà impossibile combattere traffici e trafficanti le cui reti sono transnazionali, solide e con coperture a tutti i livelli, compreso quello politico.
[Luca Bussotti – Nigrizia]