Pandemia, siccità e guerra mettono a dura prova i bambini africani

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Lunedì 27 giugno 2022
“Una delle situazioni che oggi maggiormente preoccupa le agenzie umanitarie, in particolare l’Unicef, è la siccità che ha colpito il Corno d’Africa, la peggiore degli ultimi quarant’anni. Tra febbraio e aprile scorsi, il numero di bambini che ne stanno subendo le conseguenze – fame acuta, malnutrizione e sete – è aumentato da 7,25 milioni ad almeno 10 milioni”, scrive P. Giulio Albanese, comboniano, sul giornale del Vaticano L’Osservatore Romano.

Pandemia, siccità e guerra mettono a dura prova le vite dei bambini africani

Prima che sia troppo tardi

È da oltre trent’anni che si celebra, ogni 16 giugno, la Giornata mondiale del bambino africano, per richiamare l’attenzione sulle condizioni di vita dei minori nel vasto continente africano. La data coincide con la marcia avvenuta nel 1976 a Soweto (sobborgo di Johannesburg), la più grande township del Sudafrica, che vide migliaia di studenti scendere in piazza per protestare contro la scarsa qualità dell’insegnamento per i giovani afro sotto il regime dell’apartheid, e per chiedere di poter studiare nelle proprie lingue natie. L’allora regime segregazionista di Pretoria ordinò alla polizia di sparare sui dimostranti, massacrando, nelle due settimane di scontri che seguirono, centinaia di ragazzi e ragazze. Il bilancio finale fu di 500 morti ed oltre 1.000 feriti.

Per onorare la memoria delle giovani vittime di Soweto, dal 1991 — dapprima sotto l’egida dell’Organizzazione per l’Unità Africana e poi delle Nazioni Unite — il 16 giugno è dunque il giorno in cui l’Africa e il mondo intero devono rinnovare il loro impegno a investire sul futuro di quelle che oggi sono le giovani generazioni africane. Gli investimenti sulla salute dei bambini, sull’istruzione e sul loro benessere non solo salveranno vite umane, ma creeranno le condizioni per affermare l’agognato riscatto dei popoli afro.

Una delle situazioni che oggi maggiormente preoccupa le agenzie umanitarie, in particolare l’Unicef, è la siccità che ha colpito il Corno d’Africa, la peggiore degli ultimi quarant’anni. Tra febbraio e aprile scorsi, il numero di bambini che ne stanno subendo le conseguenze — fame acuta, malnutrizione e sete — è aumentato da 7,25 milioni ad almeno 10 milioni. Poiché nel mese di maggio le condizioni meteorologiche non sono affatto migliorate per l’assenza di precipitazioni, questa cifra è salita di un altro milione e mezzo. Mentre scriviamo, sono quasi due milioni in Etiopia, Kenya e Somalia i bambini che hanno bisogno di trattamenti urgenti contro la malnutrizione acuta grave. La sofferenza dei bambini è legata soprattutto alle condizioni di estrema precarietà in cui si trovano le famiglie. Basti pensare che quelle sprovviste di un accesso sicuro all’acqua potabile nella macro regione sono oltre 10 milioni. In termini generali, in tutto il Corno d’Africa, sono oltre 16 milioni le persone che soffrono per l’insicurezza alimentare. Anche i tassi di mortalità sono preoccupanti. Quest’anno, in diverse delle aree più duramente colpite del Corno d’Africa, il numero di bambini morti per malnutrizione acuta grave con complicazioni mediche nei centri di trattamento ospedaliero è triplicato rispetto all’anno precedente.

Da rilevare che la guerra in atto nell’Europa orientale sta acuendo a dismisura l’aumento vertiginoso dei costi delle materie prime alimentari e delle fonti energetiche, soprattutto nelle periferie del mondo. Questa impennata dei prezzi dipende in gran parte dall’attività speculativa, sui mercati internazionali, causata dalla finanziarizzazione del cibo. Il che significa che molte persone in Etiopia, Kenya e Somalia non possono più permettersi i generi alimentari di base di cui hanno bisogno per sopravvivere. Queste tensioni si ripercuotono anche sulla risposta che le agenzie umanitarie stanno tentando di offrire alle stremate popolazioni locali. Ad esempio, il costo dell’alimento terapeutico salvavita che l’Unicef utilizza per curare i minori colpiti da malnutrizione acuta grave si prevede aumenterà del 16 per cento a livello globale nei prossimi sei mesi.

Una cosa è certa: i bambini sono quelli che, a livello continentale, in questi ultimi due anni di pandemia, sono stati maggiormente penalizzati per i drastici tagli al welfare sanitario e scolastico, imposto dalla crisi economica scatenata dal covid-19. Di fronte a questi scenari, dove tanta giovane umanità sembra essere abbandonata al proprio inesorabile destino, è necessario un sussulto di solidarietà da parte del consesso delle nazioni. Prima che sia troppo tardi.

[Giulio Albanese – L’Osservatore Romano]